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Quadro macroeconomico (BULGARIA)

Prima della pandemia, una serie di riforme strutturali, il successo dell'integrazione delle aziende manifatturiere bulgare nelle catene di produzione globali e le solide politiche macroeconomiche portarono a una crescita quinquennale del PIL superiore al 3% (3,7% nel 2019). Nel 2020 il PIL ha registrato una contrazione del -4,2%, un livello di calo senza precedenti dalla crisi bancaria del 1996-97. Il PIL bulgaro a prezzi correnti è pari a 60.641 milioni di euro.

I consumi finali formano il 79% del PIL, per un valore di 48.113 milioni di euro ed una crescita dell’1,8% rispetto al 2019. Crescono sia i consumi delle famiglie che quelli pubblici. Diminuiscono invece le importazioni e le esportazioni.

Secondo le stime preliminari, il PIL pro capite ai prezzi di mercato ha raggiunto 8.750 EUR nel 2020, ma l'economia bulgara non è ancora in linea con i Paesi sviluppati e questo importo rappresenta solo il 29% della media UE-27. Il Paese inoltre, soffre di livelli elevati di disuguaglianza di reddito e di povertà relativa.

Lo stipendio medio su base nazionale, inferiore rispetto alla media UE, risulta in aumento dai 1.006 BGN (514 euro) del 2016 ai 1.468 BGN (750 euro) del 2020, con il 46% di crescita. Il 1° gennaio è entrato in vigore il nuovo aumento del salario minimo, passato da 610 BGN a 650 BGN (da 312 a 332 euro, +6,4%).

Negli ultimi dieci anni, il Paese ha goduto di un avanzo delle partite correnti, grazie soprattutto al saldo positivo dell’interscambio commerciale a seguito di una crescita delle esportazioni. L’avanzo si è ridotto durante la crisi nel 2020. Secondo i dati provvisori della Banca centrale, nel 2020 le partite correnti hanno registrato un avanzo dello 0,1% del PIL previsto (in calo dal 3,0% del PIL nello stesso periodo dell'annoprecedente).

La disoccupazione prima della pandemia registrava livelli record con solo il 4.2% nel 2019. Nonostante le misure introdotte dal governo atte a preservare l’occupazione, dopo il primo lockdown della primavera 2020 la disoccupazione è tornata a crescere e a fine 2020 si è attestata al 5.1% (Istituto Nazionale di Statistica). Sul fronte dell’occupazione, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, il numero degli occupati nel 2018 ammontava a 3,024 milioni, ovvero il 68,5% della popolazione attiva (tra i 15 e 64 anni), di cui il 20% nel commercio e riparazione auto e il 19,4% nell’industria manifatturiera. A causa dei forti processi migratori, della politica sociale e del calo demografico, cresce la carenza di professionisti e lavoratori qualificati che rappresenta il maggior ostacolo non solo per le aziende, ma anche per l’attrazione degli investimenti nel Paese.

Dopo tre anni di deflazione, nel 2017 l’inflazione è tornata a registrare valori positivi. Tale tendenza è continuata anche nel 2019: l’indice medio annuo dei prezzi al consumo segna +3,1% rispetto al 2018 e quello armonizzato un +2,5%. L’inflazione è il risultato della crescita dei salari nel settore pubblico e della crescita dei prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia. All’inizio del 2020, l’inflazione era del 3%, mentre il livello medio annuo si è attestato all’1,7% alla fine dell’anno. L’inflazione armonizzata per il 2020 è del 1,2%.

Le Agenzie di rating Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch esprimono un giudizio complessivamente positivo sulla Bulgaria. Il rating sul debito a lungo termine nel 2020 è come segue: Standard & Poor’s: BBB stabile (nel 2019: BBB positivo); Moody’s: Baa1 stabile (nel 2019: Baa2 positivo); Fitch: BBB positivo (nel 2020: BBB stabile). Tra le caratteristiche positive sottolineate dagli analisti, spiccano la disciplinata politica fiscale e le finanze pubbliche stabili.

Il sistema bancario vanta buone e stabili capitalizzazione e liquidità, contribuendo alla solidità dei fondamentali, questo grazie anche alle politiche prudenti osservate negli ultimi anni in ottemperanza alle regolamentazioni MiFiD II e Basel III.

Ultimo aggiornamento: 14/05/2021