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Quadro macroeconomico (BRASILE)

Dopo la stagnazione degli anni ’90, il Brasile è cresciuto a ritmi elevati nel decennio successivo grazie all’espansione del settore formale, della forza lavoro e alla domanda estera, soprattutto di materie prime. La ritrovata crescita e le politiche sociali attuate dai governi hanno favorito l’impressionante risultato di dimezzare il tasso di povertà e ridurre notevolmente le disparità sociali. Tuttavia a partire dal 2012, svanite le favorevoli condizioni che ne avevano promosso il progresso, i nodi strutturali dell’economia brasiliana sono tornati al pettine: la produttività stagnante e il modesto grado di connessione con il resto del mondo hanno frenato lo sviluppo, reso difficoltoso il finanziamento della crescente spesa sociale e determinato un progressivo peggioramento nelle finanze pubbliche. Lo scandalo Petrobras, scoppiato nel 2014, e la successiva crisi politica hanno ulteriormente frenato l’economia portando nel biennio 2015-2016 alla più profonda recessione degli ultimi quaranta anni. La recente ripresa dell’economia è stata tuttavia meno vivace delle previsioni iniziali per una serie di motivi, tra cui l'incertezza politica. Sia nel 2017 sia nel 2018 il PIL è cresciuto di poco più dell’1% annuo; quello pro-capite ha ristagnato.

Anche nel 2019 il prodotto è cresciuto a ritmi contenuti (+1,1%), deludendo ampiamente le previsioni di consenso di inizio anno (2,6% nella mediana dei previsori privati censiti dall’inchiesta focus della banca centrale a metà gennaio 2019). Sul lento recupero, che è il riflesso anche di forti disparità regionali, avrebbero influito vari fattori tra cui: a) lo shock sull’attività estrattiva legato alla tragedia di Brumadinho (dove a fine gennaio 2019 è crollata una diga di contenzione di rifiuti tossici rivenienti dall’estrazione, provocando centinaia di morti e la paralizzazione generalizzata dell’attività nel settore); b) il rallentamento dell’economia globale (in particolare l’approfondimento della crisi economica in Argentina), che ha determinato la contrazione delle esportazioni; c) il perdurante clima di incertezza politica, che ha contribuito a frenare la ripresa degli investimenti. I consumi privati, componente più rilevante dal lato della domanda, hanno tratto impulso dalla crescita del credito alle famiglie e, in parte, dal leggero miglioramento del mercato del lavoro. L’elevato grado di capacità inutilizzata ha continuato a limitare le pressioni inflazionistiche (3,3% l’inflazione al consumo a marzo 2020, in linea con l’obiettivo di 4 ± 1,5%) lasciando spazio alla banca centrale per ridurre i tassi di riferimento a partire dalla seconda metà del 2019 (di 350 punti base ai minimi storico del 3,00% a maggio 2020).

Il trend di crescita moderata stava continuando nei primi mesi dell’anno, prima che cominciassero ad evidenziarsi i primi effetti del Covid-19 sull’economia brasiliana. Nei primi due messi dell’anno l’indice coincidente di attività della banca centrale (una proxy del PIL disponibile su base mensile) ha mostrato un progresso dello 0,8% rispetto ai primi due mesi del 2019. La pandemia del nuovo coronavirus ha modificato radicalmente il quadro congiunturale sia per gli effetti indiretti sul paese legati all’andamento dell’economia globale e dei mercati delle commodity sia per gli effetti delle misure di ‘distanziamento sociale’ imposte dalla diffusione del virus in molti stati della federazione a Partire dalla seconda metà di marzo. È ancora presto per valutare appieno l’impatto economico del Covid-19 sull’economia brasiliana. Tuttavia alcuni esercizi previsivi mostrano che l’impatto sulla crescita sarà di proporzioni considerevoli. La mediana delle previsioni di crescita degli analisti privati censiti dalla banca centrale si attesta a -3,8% per l’anno in corso con i più pessimisti che lavorano già con scenari base in cui il prodotto diminuirebbe del 7%. La stima del FMI è di -5,3% per il 2020. Il rimbalzo nel 2021 non sarà tale da consentire un pieno recupero di quanto perso nella pandemia, attestandosi a +3,2% per gli analisti privati e al 2,9% per il FMI.

Ultimo aggiornamento: 06/05/2020