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Politica economica (BRASILE)

Il controllo della spesa è diventato un elemento centrale della politica economica brasiliana da quando il governo Temer approvò alla fine del 2016 un emendamento alla costituzione federale (la c.d. ‘PEC dos gastos’) che introduceva un tetto alla crescita della spesa pubblica per almeno i dieci anni successivi. Un quadro di finanza pubblica più in ordine, sebbene ancora caratterizzato da sfide di grande portata, ha consentito alla Banca centrale di abbassare in maniera significativa il tasso di riferimento SELIC negli ultimi quattro anni. Un’importante misura per garantire la sostenibilità del tetto alla spesa pubblica è stata la riforma della previdenza approvata a fine 2019. Essa garantisce risparmi di oltre il 10% del PIL su un arco temporale di dieci anni. Alla fine del 2019 il Il governo brasiliano ha presentato un ulteriore insieme di proposte di riforma costituzionale (il c.d. ‘Plano Mais Brasil’) volte a contenere l’espansione delle c.d. spese obbligatorie (in particolare gli stipendi pubblici di tutti gli enti della federazione), rendere più flessibile la gestione del bilancio pubblico a tutti i livelli di governo e attenuare il grado di indicizzazione della spesa. Prima che le attenzioni delle autorità di politica economica si rivolgessero alle misure di contenimento degli effetti della Covid-19, erano in fase di elaborazione anche due altre importanti riforme con rilevanti impatti fiscali: quella tributaria e quella amministrativa. Il mix di politica economica prima della crisi del coronavirus era dunque caratterizzato da un orientamento restrittivo della politica fiscale e da una politica monetaria espansiva.

La crisi legata alla diffusione del coronavirus ha interrotto la fase di miglioramento delle prospettive fiscali del Brasile. Tra marzo e aprile il governo brasiliano ha annunciato una serie di misure fiscali espansive per un importo complessivo pari a circa 10 punti percentuali di PIL, di cui solo un terzo avrà impatti sul bilancio del 2020. Gli interventi più importanti, e in molti casi di più difficile implementazione, riguardano il lato della spesa e sono volti a sostenere i redditi dei lavoratori sia del settore formale sia informale. Il sostegno alle imprese, in particolare alle PMI, passa soprattutto attraverso il differimento del pagamento di imposte e di contributi sociali e la concessione di credito agevolato da parte delle banche pubbliche per finanziare il capitale circolante. Una parte rilevante del pacchetto riguarda gli aiuti agli enti locali. Di fronte alla prospettiva di peggioramento dei conti pubblici e del significativo rallentamento dell’economia, l’agenzia S&P ha rivisto l’outlook sul debito a lungo termine da positivo a stabile mentre Fitch lo ha portato a negativo confermando il rating di BB-.

Per contrastare gli effetti del Covid-19 il Banco Central do Brasil (BCB) ha approvato un ampio pacchetto di misure di immissione di liquidità (circa 17 p.p. di PIL) tra riduzione delle riserve obbligatorie, nuovi strumenti di funding garantiti e regole meno restrittive sul collaterale nelle operazioni di finanziamento. L’allentamento di alcune regole sul capitale, tra cui la riduzione del buffer di conservazione, dovrebbero avere un ulteriore impatto positivo sul credito (circa 16 p.p. di PIL). Complessivamente si tratta di un pacchetto di misure ampio sia nel confronto storico sia rispetto a quanto fatto da altri paesi emergenti. Vi è tuttavia il rischio che le ingenti risorse messe a disposizione non vengano necessariamente direzionate verso i debitori negli strati della popolazione e nei settori economici più colpiti. Una riforma costituzionale, il cui iter parlamentare non si è ancora concluso, potrebbe ampliare gli strumenti del BCB consentendo in futuro gli acquisti sul mercato secondario sia di titoli del debito pubblico sia di obbligazioni e titoli di credito privati.

In un’ottica di medio-lungo periodo andrà verificata la volontà del governo di mantenere alcuni pilastri dell’impostazione liberale del Ministro Paulo Guedes tra cui l’intenzione di aprire maggiormente l’economia ai mercati internazionali - in una fase in cui la situazione esterna, ma sopratutto quella interna, spingeranno probabilmente verso la chiusura – e la visione del ruolo preponderante del settore privato negli investimenti infrastrutturali, in un contesto in cui già affiorano rivendicazioni di un maggior ruolo dello stato.

Ultimo aggiornamento: 06/05/2020