Aspetti Normativi (ISLANDA)
L'Islanda aderisce dal 1994 allo Spazio Economico Europeo. Il SEE è l'area di libero scambio formata dall'Unione Europea e da tre Paesi EFTA: Norvegia, Islanda e Liechtenstein. Dall'entrata in vigore del SEE l'Islanda ha recepito nel suo ordinamento buona parte del corpus normativo europeo (il cosiddetto acquis comunitario). L'armonizzazione con la legislazione comunitaria ha favorito il progressivo allineamento degli standard, delle certificazioni e dei processi amministrativi in un ampio raggio di settori. Ciò ha avuto un effetto particolarmente rilevante sull'interscambio commerciale con i 27, che grazie al SEE, e malgrado la globalizzazione, assorbono oggi quasi due terzi dell’import-export di beni con Reykjavik. Di particolare importanza ai fini della crescita delle vendite italiane ed europee su questo mercato sono gli accordi commerciali entrati in vigore nel maggio 2018, che hanno stabilito un maggiore accesso ai reciproci mercati e una maggiore protezione per le produzioni agroalimentari. Gli accordi hanno allargato l'accesso dei prodotti europei in Islanda dal 66,4% ad oltre il 95%, e garantiscono la protezione di 1.150 indicazioni geografiche. A llivello istituzionale, gli organi comuni EFTA-UE (in particolare il Consiglio SEE, che si riunisce due volte all'anno, e il Joint Committee, che si riunisce più regolarmente) sono chiamati a discutere e concordare l'aggiornamento della normativa sull'import/export, tramite il recepimento dei più importanti atti comunitari in materia commerciale, anche con riferimento al settore fito-sanitario e a quello degli ostacoli non-tariffari.
Il livello della pressione fiscale sfiora il 35% del PIL. L'imposta sul reddito delle persone fisiche ha carattere progressivo. L'imposta sul reddito delle imprese (20%) è sotto la media OCSE, mentre il recupero dei costi sugli impianti industriali è uno dei più competitivi dell'area. Il Governo sostiene inoltre gli investimenti tramite una congerie di incentivi sia in attività produttive che di ricerca e sviluppo, ove è offerto un credito d'imposta fino al 35% sulle spese in R&S effettivamente sostenute. L'IVA è invece tassata al 24% e rappresenta circa un terzo di tutto il gettito fiscale.
Marchi, diritti d'autore, segreti commerciali e design industriale trovano protezione nella legge islandese. Come in molti altri settori, Reykjavik aderisce agli standard UE sulla protezione dei diritti di proprietà, avendo tra l'altro aderito alla Convenzione sul brevetto europeo del 1973. Nel 2005, l'Islanda ha inoltre sottoscritto il Trattato di cooperazione in materia di brevetti (PCT).
L'ambiente economico islandese tende a favorire e a sostenere gli investimenti esteri. Agli investitori stranieri viene generalmente garantito un trattamento non discriminatorio rispetto agli operatori nazionali. Grazie al SEE, che garantisce la libera circolazione dei capitali, il Governo islandese ha continuato a liberalizzare la legislazione sugli investimenti esteri, con l'obiettivo di conformarsi più strettamente agli standard UE. In particolare, la progressiva abolizione delle restrizioni temporanee su alcuni tipi di trasferimenti di capitale transfrontalieri e sulle operazioni in valuta estera ha avuto effetti favorevoli sugli scambi e sugli investimenti. Del tutto peculiare è invece l'attività di vendita al dettaglio degli alcolici, che è esercitata in regime di monopolio esclusivo dall'azienda di stato ÁTVR.
Ultimo aggiornamento: 07/04/2025



