Politica economica (GIAPPONE)

Le elezioni politiche tenutesi il 16 dicembre 2012 hanno visto la netta affermazione del Liberal Democratic Party guidato da Shinzo Abe e determinato una decisa inversione di tendenza rispetto alle linee di politica economica adottate dal precedente governo, per il quale la questione del debito pubblico aveva assunto rilevanza centrale. L'attuale esecutivo, pur dando seguito all'incremento dell'imposta sui consumi dal 5% all'8% a partire dall'esercizio finanziario 2014, ha varato un programma di politica economica (ribattezzato "Abenomics") incentrato sulla crescita, avente l'obiettivo di spingere definitivamente il Paese fuori dalle secche della deflazione. La ricetta economica del Premier e' composta dalle cosiddette "tre frecce":

  1. Una politica monetaria che, perseguendo il target dell'inflazione al 2%, espanda la base monetaria per centrare l'obiettivo di contrastare la deflazione e, indirettamente, indebolire la valuta nazionale, favorendo cosi' le esportazioni.
  2. Il rilancio della leva della spesa pubblica tramite un vasto programma di investimenti in tutto il Paese (a partire dal Nord-Est del Giappone devastato dallo tsunami), pari a piu' di 13 trilioni di yen.
  3. Un articolato piano di riforme di carattere strutturale volto a rilanciare la crescita del Paese nel medio-lungo periodo, con l'obiettivo ambizioso di raggiungere una crescita del PIL reale del 2% annuo nel prossimo decennio.

 

Haruhiko Kuroda, insediatosi nel marzo 2013 alla guida della Banca del Giappone, ha avviato, in esecuzione della prima freccia dell'Abenomics, un piano di allentamento quantitativo senza precedenti, consistente nel raddoppio della base monetaria nel giro di due anni, nell'acquisizione di titoli di stato a lungo termine e nell'incremento di nuovi e diversificati asset di rischio. La politica monetaria ultra-espansiva ha contribuito all'ascesa dell'Indice Nikkei e ha condotto alla svalutazione dello yen verso dollaro ed euro, favorendo l'incremento del fatturato dei grandi esportatori giapponesi. A settembre, la Banca ha ridefinito la struttura del piano di allentamento monetario ponendo al centro della propria azione il controllo della curva dei rendimenti dei titoli di stato, mantenendo al contempo invariato il tasso di remunerazione negativo (-0,1%) sulle riserve in eccesso parcheggiate dagli istituti di credito presso la Banca, onde stimolare la domanda di liquidita' da parte di individui ed imprese per acquisti e investimenti.

La competitivita' internazionale e la situazione del saldo commerciale rappresentano una delle priorita' dell'agenda dell'esecutivo. L'azione di riequilibrio della bilancia commerciale, ormai da molti mesi pesantemente in deficit, punta non solo sull'indebolimento dello yen, ma anche sulla conclusione di nuovi Accordi di Libero Scambio. L'obiettivo ambizioso e' quello d'incrementare fino al 70% (dall'attuale 19%) l'export realizzato in ambito FTA entro il 2018. La firma della Trans-Pacific Partnership rappresenta per il governo Abe un importante passo avanti su questo fronte, anche in funzione di un rafforzamento della competitivita' internazionale di settori tradizionalmente protetti come quello agricolo. Non minore importanza riveste il negoziato FTA con la UE, nel corso del quale le Parti affrontano le problematiche relative al commercio di beni e servizi, agli investimenti e alla proprieta' intellettuale.

La politica energetica del governo Abe vede infine un ritorno all'opzione nucleare e il contestuale abbandono del programma avviato dal precedente esecutivo per il "decommissioning" di tutte le centrali atomiche presenti nel Paese. Alla luce dell'appesantimento della bolletta energetica dovuto all'incremento dell'import di combustibili fossili, la scelta di ritornare al nucleare trova il sostegno del mondo produttivo. Rimane tuttavia l'incertezza legata all'esito dei referendum sul riavvio dei reattori nelle circoscrizioni comunali in cui sorgono gli impianti e alla conformita' delle centrali alla nuova regolamentazione sulla sicurezza nucleare. Il governo ha invece confermato l'impegno per lo sviluppo delle energie rinnovabili, che dovrebbero ricevere nuovo impulso dall'approvazione della riforma del sistema di produzione e distribuzione di energia elettrica.

Ultimo aggiornamento: 01/11/2016^Top^
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