Quadro macroeconomico (GIAPPONE)

Il Giappone rappresenta, in termini di PIL, la terza potenza economica mondiale dietro gli Stati Uniti e la Cina. Nonostante il lungo periodo di stagnazione che il Paese vive dagli anni ’90, la crisi internazionale innescata dalle vicende della Lehman Brothers e i profondi danni morali e materiali provocati dal terremoto e dallo tsunami dell'11 marzo 2011, il sistema economico giapponese continua a rimanere tra i piu' solidi e sviluppati.

Sulla base dei dati provvisori di contabilita' nazionale, nel terzo trimestre del 2016 l'economia giapponese e' cresciuta del 2,2% su base annua e dello 0,5% sul trimestre precedente. L'espansione dell'attivita' economica e' stata sostenuta in larga parte dall'export, cresciuto del 2%, mentre la faticosa evoluzione dei consumi (+0,1%) e degli investimenti (+0,03%) continuerebbe ad evidenziare l'andamento balbettante della domanda interna. I dati confermano da un lato le ben note criticita' legate alla creazione di un ciclo virtuoso di crescita capace di generare maggiori profitti, salari e consumi in patria, dall'altro sembrano preludere ad un'inattesa accelerazione delle forniture verso l'estero, penalizzate quest'anno dal progressivo rafforzamento dello yen sui mercati valutari. L'andamento dell'export, in particolare, sarebbe stato favorito da un aumento della richiesta asiatica di prodotti come componenti elettronici, semiconduttori e manifatture in acciaio e dalla contemporanea ripresa della domanda negli Stati Uniti.

Sul fronte del debito, l'andamento altalenante del PIL ha indotto l'esecutivo a rinviare al 2019 l'introduzione del secondo aumento dell'aliquota sui consumi dall'8% al 10%, inizialmente previsto per ottobre 2015, onde non correre il rischio di inficiare irrimediabilmente gli sforzi legati alla ripresa dell'economia. Cio', tuttavia, rischia di aggravare ulteriormente la situazione di forte criticita' in cui versa il debito pubblico del Paese, che, secondo gli ultimi dati FMI, avrebbe raggiunto il livello record del 246% del PIL al termine dell'anno solare 2015.

Standard & Poor's, dal canto suo, ha abbassato il rating del credito sovrano del Paese da AA- ad A+. Alla luce della debolezza del quadro macro-economico, cresce inoltre lo scetticismo sul piano quinquennale di consolidamento fiscale del governo, che ha come obiettivo il raggiungimento dell'avanzo primario del deficit entro il 2020, che presuppone una crescita del PIL nominale del 3% annuo (equivalente a circa il 2% in termini reali). Lo stesso Ministero delle Finanze sembra palesare un certo scetticismo in merito alla realizzazione di un programma (basato principalmente su un incremento delle entrate fiscali) che implica un aumento del PIL considerato dai funzionari del MOF eccessivamente ottimistico e, solo in misura minore, su una razionalizzazione della spesa pubblica.

Ultimo aggiornamento: 29/11/2016^Top^
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