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Quadro macroeconomico (USA)

Dopo aver chiuso il 2018 con un incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL) del 2,9 per cento, nel primo trimestre del 2019 l'economia statunitense è andata oltre le previsioni, crescendo a un ritmo annualizzato del 3,2 per cento; l’attuale fase di espansione, iniziata nella seconda metà del 2009, si appresta a diventare la più lunga della storia.

La variazione positiva del trimestre è stata tuttavia sostenuta dalle due componenti più volatili del PIL, ossia le scorte, che hanno contribuito per 0,7 punti percentuali, e commercio con l'estero (+1,0 punti percentuali), che ha beneficiato della crescita delle esportazioni (+3,7 per cento) associata al calo delle importazioni (-3,7 per cento). Sono stati invece relativamente modesti i contributi degli investimenti fissi privati (+0,3) e, soprattutto, dei consumi (+0,8), che rappresentano la quota preponderante del PIL statunitense. Un freno alla crescita è' stato invece rappresentato dal settore residenziale privato (-0,1), in contrazione da cinque trimestri.

L'espansione dell'attività economica ha permesso un’ulteriore riduzione del tasso di disoccupazione, che a fine aprile era prossimo al 3,6 per cento, il valore più basso da cinquanta anni. Resta invece sostanzialmente costante il tasso di partecipazione, prossimo al 63 per cento. I salari medi orari nel settore privato sono aumentati del 3,4 per cento negli ultimi dodici mesi.

Sul versante dell'inflazione, l'indice dei prezzi al consumo al netto di beni alimentari ed energetici ha rallentato all'1,3 per cento, valore ampiamente inferiore all'obiettivo del 2 per cento della Federal Reserve, che al termine dell’ultima riunione ha lasciato invariati i tassi di interesse, mantenendo l’atteggiamento “paziente” adottato a inizio anno.

Ultimo aggiornamento: 20/05/2019