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Quadro macroeconomico (USA)

Il 2020 si è chiuso per gli Stati Uniti con una contrazione del PIL -3,5 per cento: si tratta del calo più marcato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma comunque migliore delle fosche previsioni delle prime fasi della pandemia.
La diffusione del virus ha interrotto bruscamente una crescita economica protrattasi per quasi 11 anni: al calo record del secondo trimestre (-9,5 per cento rispetto al trimestre precedente) è seguito un rimbalzo del 7,5 per cento in quello successivo e un’espansione più moderata (+1 per cento trimestrale) nel quarto trimestre.
L'economia statunitense si conferma flessibile e capace di reagire a shock avversi, come peraltro riconosciuto dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), secondo cui gli Stati Uniti, insieme alla Cina, sono tra i Paesi che meglio hanno resistito agli effetti economici negativi del Covid: da un lato, le Autorita' americane hanno imposto misure di contenimento del virus meno restrittive rispetto ad altre economie avanzate, accettando una maggiore diffusione del virus; dall'altro, hanno agito rapidamente garantendo stimoli fiscali e monetari senza precedenti.
A inizio 2021, oltre meta' dei circa 22 milioni di posti di lavoro persi tra marzo e aprile sono stati recuperati: il tasso di disoccupazione, dopo aver raggiunto il 14,7 per cento la scorsa primavera, e' diminuito a gennaio fino al 6,3 per cento, anche in questo caso superando in positivo le aspettative.
Le statistiche aggregate celano tuttavia un quadro molto differenziato, nel quale le fasce piu' deboli della popolazione e la componente femminile della forza lavoro hanno sopportato il peso maggiore della crisi. Secondo la Federal Reserve, tenendo conto di coloro che a causa del virus sono impossibilitati a cercare un impiego, il tasso di disoccupazione effettivo sarebbe intorno al 10 per cento.
Analogamente a quanto accaduto per le stime sul PIL del 2020, anche le previsioni relative al 2021 sono state piu' volte riviste al rialzo, grazie alla forte ripresa registrata nel terzo trimestre e all'approvazione delle ingenti misure di sostegno fiscale.
La media delle ultime previsioni converge su un tasso di crescita del +4,4 per cento, tuttavia il FMI ha recentemente alzato di ben 2 punti percentuali le precedenti proiezioni, portando l’espansione attesa del prodotto al 5,1 per cento. Le stime della Fed pubblicate a dicembre vedono l'attivita' economica tornare ai livelli pre-Covid entro fine 2021.
Il numero di occupati dovrebbe tornare sui livelli antecedenti alla pandemia non prima del 2023; l’Amministrazione Biden confida di raggiungere l’obiettivo della piena occupazione già a fine 2022 grazie alle nuove misure di stimolo. Secondo il FMI, l'American Rescue Plan potrebbe far aumentare il PIL di 1,25 punti percentuali nel 2021 e di 5 punti percentuali nei prossimi tre anni.
L'incertezza che avvolge le previsioni resta comunque molto elevata e numerosi fattori potrebbero incidere sull'effettiva realizzazione degli scenari. Il principale rischio per la crescita e' ovviamente un peggioramento della pandemia, che potrebbe materializzarsi per l'insorgenza di varianti del virus resistenti al vaccino o qualora la campagna vaccinale si rivelasse piu' lenta del previsto.
Un ulteriore rilevante fattore di incertezza sara' l'attitudine delle persone a riprendere velocemente le normali attivita', circostanza che imprimerebbe una spinta ai consumi; se invece dovesse prevalere una maggiore cautela, parte del risparmio accumulato durante i mesi di limitazione dei contatti sociali potrebbe essere preservato a fini precauzionali.

Ultimo aggiornamento: 18/02/2021