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Quadro macroeconomico (AUSTRALIA)

In base ai dati forniti dall'Australian Bureau of Statistics (ABS), l'economia australiana ha registrato un incremento del PIL al 2,2 % nel 2018-19, raggiungendo quindi 28 anni di crescita consecutiva.

Secondo la banca mondiale il settore terziario occupa una posizione dominante nell'economia australiana (66%) e offre lavoro al 78.1% della popolazione.

Attività trainanti sono i viaggi per istruzione e per turismo che ricoprono la 4° e 5° posizione tra i beni più richiesti dall’estero.

Di rilievo sono anche i servizi finanziari (al 14° posto tra i B&S esportati) e l'assistenza sanitaria e sociale che danno un contributo fondamentale alla crescita.

 

Il settore secondario impiega il 19,3% della forza lavoro e contribuisce a quasi un quarto del PIL (23%).

L'industria manifatturiera è formata dall’industria alimentare (40% della forza lavoro), macchinari (20%), lavorazione dei metalli (20%) e industrie chimiche e petrolchimiche (10%).

 

Nel settore primario seppur l’industria estrattiva ricopra solo il 9% del PIL australiano, rappresenta la voce principale nel suo export occupando piu’ del 50% del mercato.

L'Australia, ricca di materie prime, e’ alla prima posizione a livello mondiale come Paese esportatore di ferro e carbone, al 2° posto per alluminio, piombo e zinco e al 3° posto come fornitore di rame.

Con una produzione di 51.000 tonnellate nel 2018, l'Australia occupa il primo posto anche nell'elenco dei principali Paesi produttori di litio (davanti a Cile e Cina).

Inoltre secondo Austrade, l’Australia potrebbe diventare presto il più grande esportatore mondiale di GNL.
 

L’agricoltura impiega il 2.5% della forza lavoro e contribuisce al 2% del PIL.

L'economista capo dell'ABS, riporta che le condizioni di siccità che hanno coinvolto l’anno 2019 stanno influenzando i prezzi in una vasta gamma di prodotti alimentari.

Carne bovina (+2,9%), carne di maiale (+4,7 %) , latte (+1,7 %) e formaggio (+2,4 %) hanno visto un significativo aumento dei prezzi per una crescita annua complessiva del 1.3% nel 2019.

Nel 2018 il settore della pesca e’ aumentato del +4% ed e’ valso il 10% dell’export.

 

Sotto il profilo del bilancio federale, il saldo attuale del governo mostra un deficit molto contenuto (-0,4% del PIL), che dovrebbe raggiungere lo zero entro il 2021. Un aumento dell’effetto-gettito relativo al settore estrattivo e minerario ha consentito di mantenere bassissimo il livello di deficit .

L'FMI ​​valuta il debito pubblico del 2019 al 41,8%, prevedendo che sarà rispettivamente del 42,3% e del 41,3% nel 2020 e nel 2021.

Gli economisti prevedono che per il restante 2020 la disoccupazione salirà ad un tasso superiore al 10%; la situazione sarebbe molto più critica se non ci fosse stato l’intervento di misure di assistenza sociale come il pacchetto JobKeeper (70 Mln AU $ verso le imprese per gli effetti Covid19).

L’ABS calcola che i salari medi sono aumentati del 3.2% nel 2019, poco piu’ di un punto percentuale rispetto al tasso di inflazione. Lo stipendio settimanale medio vale 1670,90 AU$ (circa 970 €).

Le previsioni dell’FMI indicano che il tasso di inflazione dovrebbe crescere all'1,8% nel 2020 e al 2,0% nel 2021.

L’ RBA si sta impegnando a mantenere il tasso d’inflazione entro il target stabilito (2-3%).

In risposta alla crisi economica causata nel Paese dal Covid19, la RBA a inizio marzo ha attuato politiche monetarie espansive (QE-Quantitative Easing) innestando liquidita’ nell’economia e portando il tasso di interesse al minimo storico dello 0.25%.

 

Il CPI, secondo ABS, è aumentato dello 0,7 % nel trimestre di dicembre 2019. Ciò segue un aumento dello 0,5 % nel trimestre di settembre 2019. Il consumo privato, ha mantenuto tassi di crescita modesti (1,9% nel 2018-2019).

Per l’ABS l’emergenza incendi che ha colpito l’Australia a partire dagli ultimi mesi del 2019 non ha causato effetti economici di rilievo nell’ultimo trimestre 2019.

Diversamente si può dire dell’impatto della pandemia nel Paese che secondo l’RBA porterà ad una contrazione del PIL reale del 5% nel 2020, per risalire del 6% a inizio 2021; disoccupazione del 10% nel 2020 (dal 5% di inizio marzo) per scendere a 7% nel 2021 ed a 5% nel 2022.

Ultimo aggiornamento: 24/06/2020