X Chiudi
Governo Italiano
Governo Italiano

Breadcumbs

Quadro macroeconomico (COREA DEL SUD)

A partire dagli anni ’60, la Corea del Sud ha registrato un’impetuosa crescita economica e sociale che ha portato il Paese a divenire la undicesima potenza economica al mondo (a parità di potere d’acquisto) e la quarta in Asia, dopo Cina, Giappone e India. Il reddito pro-capite è passato dai $79 degli anni ‘60 ai $31.734 del 2019, e la Corea rappresenta oggi uno dei paesi più avanzati dal punto di vista tecnologico, grazie anche agli investimenti sostenuti in ricerca e sviluppo, che superano il 4,6 % del PIL e sono in continuo aumento. La Corea è uscita prima e meglio di altri Paesi OCSE dalla crisi finanziaria globale cominciata nel 2008. Nel 2015 e nel 2016 la crescita del PIL è stata rispettivamente del 2,6% e del 2,7%, mentre nel 2017 ha raggiunto il 3,1%. Nel 2018 la crescita si è stabilizzata al 2,7%, risultato meno positivo dovuto in gran parte alla tensione nei rapporti tra i principali partner economici del Paese (Cina e USA) e a un generale calo nelle esportazioni, punto focale dell’economia coreana. Gli ultimi dati del secondo trimestre 2019 mostrano infine una crescita annuale del 2%, che unita a un’inflazione piatta fa temere una deflazione e una possibile recessione economica. Per quanto concerne il mercato del lavoro, la Corea ha un tasso di disoccupazione molto basso (3,8 % nel 2019), accompagnato tuttavia da un livello di occupazione inferiore alla media OCSE per quanto riguarda i giovani e le donne. Il calo dell'occupazione registrato nel biennio 2016-2017 ha fatto si che l’ Amministrazione Moon indicasse la creazione di nuovi posti di lavoro e il sostegno alle piccole e medie imprese come uno dei principali obiettivi del Governo, da raggiungere grazie a un considerevole incremento nella spesa pubblica (+ 9,1% nel 2019), il maggiore incremento negli ultimi 11 anni). Ulteriore stimolo all’occupazione potrebbe rivelarsi la politica di sviluppo e utilizzo di tecnologie legate all’idrogeno che il governo Moon sta promuovendo nel settore automobilistico e dei trasporti. Un freno alla domanda interna è rappresentato dall'elevato debito privato (260,80% del PIL nel 2019), che rappresenta una delle principali fonti di preoccupazione per le Autorità coreane. Sull’andamento dell’economia coreana incide inoltre in misura notevole la congiuntura dei principali mercati d’esportazione, considerata una struttura produttiva fortemente orientata all’export. Il 2018, tuttavia, ha registrato un risultato generalmente deludente (solo +0,5%) con risultati negativi in particolar modo nei settori della petrolchimica (-5,3%) e dei semiconduttori (-23,3%), dovuto a un generale calo dei prezzi dei prodotti nonostante l’incremento nel volume delle esportazioni. I dati del commercio estero coreano  nei primi nove mesi del 2019 (dati Istituto coreano di statistica) mostrano come le esportazioni siano in calo del 9,8% rispetto al medesimo periodo del 2018 - solo l’export verso Washington è cresciuto (+3,5%). Diminuiscono anche le importazioni coreane (-4,6%), con Pechino che rimane il primo fornitore, seguita da USA e Giappone. Tra i Paesi UE la Germania resta in prima posizione per export verso Seoul anche se il dato è negativo (-6,4%). Anche i nostri tradizionali concorrenti perdono terreno (Paesi Bassi -40%, Francia -0,59% e Regno Unito -36%), rendendo di fatto l’Italia (il cui export cresce del 2,5%) il secondo esportatore europeo della Corea. L’Italia rimane inoltre il quarto Paese cliente della Corea del Sud (anche se il nostro import di merci coreane cala del 15,6%), preceduta da Germania, UK e Paesi Bassi. I settori di maggiore rilievo per le nostre esportazioni si confermano la pelletteria (+17%), il calzaturiero (+12%), l’acciaio (+34%) ed i prodotti chimici (+31%), mentre calano gli autoveicoli (-14%) e gli oli minerali (-31%). Male invece l’export coreano verso l’Italia, con particolarmente colpiti i settori dell’automotive e della chimica. Funzionale a una crescita attraverso l’export è la conclusione di numerosi accordi di libero scambio. Agli accordi già in vigore (Cile, Singapore, EFTA, ASEAN, India, Unione Europea, Perù, USA, Turchia, Canada, Australia, Cina, Nuova Zelanda, Vietnam, Colombia) potrebbero aggiungersi gli accordi in corso di negoziato, tra cui quelli con Ecuador, Indonesia, Consiglio di Cooperazione del Golfo, Messico, Giappone, nonché il trilaterale con Cina e Giappone.

Ultimo aggiornamento: 31/12/2019