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Il Made in Italy e la sua qualita', presupposto fondamentale per poter rimanere competitivi in un mercato maturo e sofisticato come quello giapponese, si esprimono oggi non solo nei settori piu' tradizionali legati all'eccellenza della nostra produzione (agri-food, tessile e abbigliamento), ma anche in quelli ad alto valore aggiunto e ad elevato contenuto tecnologico, ove e' potenzialmente piu' ampio il margine di crescita (chimica-farmaceutica, mezzi di trasporto, macchinari e strumenti di precisione).

Sotto il primo aspetto, rimane ferma la necessita' di difendere le posizioni acquisite nei settori piu' tradizionali del Made in Italy e, ove possibile, d'incrementare le quote detenute dalle produzioni nostrane, che possono ancora contare sul fatto che il Giappone resta uno dei principali mercati mondiali del lusso e che la sua popolazione, benche' costituisca solo il 3% di tutta l'Asia, rappresenti viceversa ben il 50% di tutta la domanda in ambito "retail" (fonte: JETRO). In quest'ottica vanno lette importanti iniziative di sistema promosse dalle istituzioni italiane in Giappone, come la rassegna "Italia in Giappone", capaci di garantire al pubblico una presentazione omnicomprensiva del nostro Paese e dei suoi prodotti. Risulta inoltre importante continuare a coltivare i rapporti di collaborazione con i grandi gruppi giapponesi della distribuzione organizzata, che consentono di ovviare all'assenza di un adeguato sistema di distribuzione italiano all'estero.

Sul fronte delle produzioni "high-end", queste ben si conciliano con la struttura del mercato giapponese, che impone investimenti stabili e duraturi (anche alla luce del fatto che i primi profitti iniziano a vedersi in media dopo 3-5 anni dall'avvio dell'attivita'), che richiedono elevati costi operativi, ma che possono altresi' garantire margini di profitto molto consistenti. L'industria italiana, ben conosciuta in Giappone per le sue produzioni di elevata qualita', puo' trarre vantaggio da queste caratteristiche al fine d'incrementare la propria presenza in un mercato ancora "below-potential" sul fronte degli IDE in entrata e che tutt'oggi presenta, sorprendentemente, diversi settori poco sviluppati al suo interno. Sono ancora poche, infatti, le aziende italiane che svolgono una significativa attivita' produttiva nel Paese. Piu' diffusa e' la presenza a carattere commerciale, che annovera i principali nomi del sistema moda/design italiano, di quello alimentare e di quello automobilistico.

Nonostante la distanza geografica e le differenze culturali, Italia e Giappone presentano caratteristiche simili e si trovano ad affrontare complessi problemi comuni, come la carenza di risorse energetiche e materie prime e il rapido invecchiamento della popolazione. La necessita' di far fronte alle sfide future legate all'approvvigionamento energetico e alla "aging society" rappresenta un'importante opportunita' per incentivare la collaborazione, lo scambio di tecnologie e il commercio che ruotano intorno a questi due fenomeni. Vi sono, pertanto, indubbi margini di sviluppo delle potenzialita' di cooperazione commerciale e industriale nei settori ad alto contenuto tecnologico, specie in considerazione del fatto che il Giappone investe una quota pari a circa il 3,5% del proprio PIL in ricerca e sviluppo. Il Paese del Sol Levante costituisce dunque per l'Italia un partner essenziale e strategico nel processo di rilancio dei propri settori avanzati, dalla ricerca di base quella applicata, all'innovazione tecnologica in settori quali le energie rinnovabili, le smart cities, le biotecnologie, le nanotecnologie, la farmaceutica, la robotica e la domotica.

Si deve inoltre aggiungere che il Giappone e' un mercato che anticipa i global trends e, a volte, li determina (trend-setter), ponendo chi vi opera in posizione di vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza. Le produzioni "high-end" realizzate nel Paese godono inoltre di un pregiudizio positivo nel Continente Asiatico, in cui il numero di potenziali consumatori e' in crescita progressiva. La penetrazione all'interno del mercato nipponico puo' dunque rivelarsi un'importante rampa di lancio per una futura espansione nella regione, ivi inclusa la Cina, alla luce dei profondi legami economico-commerciali che, nonostante le tensioni sulle Isole Senkaku, la legano al Giappone.

Ultimo aggiornamento: 11/07/2016^Top^
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