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Aspetti Normativi (ARABIA SAUDITA)

L’Arabia Saudita rappresenta tradizionalmente un mercato stabile e attraente per gli investitori esteri, grazie alle risorse petrolifere, alla disponibilità di ottime infrastrutture e di un sistema bancario solido e regolamentato. Ne hanno beneficiato in passato soprattutto le multinazionali, in grado di superare con più facilità le non agevoli barriere all'ingresso.

Il 25 aprile 2016 Mohammed bin Salman - Principe Ereditario - ha presentato la strategia di sviluppo denominata Vision 2030. Si tratta di una riforma radicale dell'apparato economico, volto a sganciarlo dagli introiti petroliferi e dal settore pubblico, attraverso il sostegno alla creazione di filiere produttive nazionali e al settore privato, incluse le PMI. Tra le iniziative chiave  è previsto un vasto piano di privatizzazioni che coinvolgerà tutti i settori economici, del valore di 200-300 miliardi di dollari, a partire dal debutto alla Borsa di Riad di Saudi Aramco, avvenuto l'11 dicembre 2019 (1,5% delle azioni). La Vision 2030 codifica gli obiettivi strategici di lungo termine, mentre i programmi di dettaglio sono stati elaborati nel corso del 2017 e confluiti nel National Transformation Plan e nei Vision Realization Programs. Dal 2017 in avanti il bilancio pubblico è stato improntato a una maggiore disciplina fiscale e soggetto a revisione pubblica trimestrale, al fine di equilibrare il disavanzo di bilancio accumulato nel biennio 2015-2016, durante le basse quotazioni del prezzo al barile.

A sostegno del nuovo piano di sviluppo, SAGIA (Saudi Arabian General Investments Authority, ente deputato all'autorizzazione degli investimenti) ha avviato una serie di riforme per migliorare il clima degli investimenti, sulla base di raccomandazioni della Banca Mondiale. In termini generali, gli investitori esteri possono investire oramai in tutti i settori economici, fatto salvo quelli ricompresi nella cosidetta "negative list", che riguarda i settori considerati strategici, quali l'upstream petrolifero e gli investimenti immobiliari nelle città di Mecca e Medina. La lista dei settori esclusi viene periodicamente rivista da SAGIA e sottoposta ad approvazione governativa. Gli investitori esteri sono liberi di trasferire i profitti all'estero e di sponsorizzare dipendenti stranieri, purchè soddisfino le quote di impiegati sauditi previste dal programma di "saudizzazione" del mercato del lavoro. Dall'avvio di Vision 2030, SAGIA - così come i principali gruppi pubblici sauditi (Saudi Aramco, SABIC, SEC, Maaden) - hanno introdotto misure che richiedono una percentuale minima di contenuto locale, che diventeranno più stringenti nel corso degli anni.

Per agevolare gli investimenti nel Regno, il Ministero del Commercio ha introdotto un programma di facilitazione del settore privato, Tayseer (https://tayseer.gov.sa/) che offre assistenza e servizi online a tutti gli investitori, sauditi e stranieri.

Vi sono diverse forme legali previste dalla Companies Law entrata in vigore nel 2016, con differenti requisiti di capitale minimo, alcune delle quali richiedono la presenza di un partner saudita. L'autorizzazione all'investimento viene rilasciata da SAGIA, a cui deve far seguito la registrazione presso il Ministero del Commercio e degli Investimenti (http://www.mci.gov.sa/en), l'ottenimento della cd. licenza a livello di municipalità (Baladia) e la registrazione presso il Ministero del Lavoro, la Camera di Commercio, l'Ufficio Passaporti, l'Agenzia dell'Entrate e l'ente assicurativo/pensionistico.

Da anni le Autorità di Riad si stanno attivando per favorire lo sviluppo di un tessuto di PMI, tuttavia il mercato saudita resta dominato dai grandi conglomerati pubblici. Nel 2017 è stata creata la General Authority  for Small and Medium Enterprises ("Monshaat"), presieduta da un Governatore, che riporta al Ministero del Commercio e degli Investimenti, con mandato di favorire lo sviluppo delle PMI e del settore privato.

Vi sono inoltre degli enti governativi ad hoc per la promozione industriale, come la Saudi Industrial Property Authority-MODON, la Royal Commission for Jubail & Yanbu, la Royal Commission for AlUla. MODON ha l'incarico di sviluppare le città industriali (ve ne sono 35 nel Regno), predisponendo infrastrutture e servizi, offrendo terreni ed edifici pre-fabbricati a un prezzo sussidiato. Collabora inoltre con il Saudi Industrial Development Fund-SIDF, deputato al credito industriale per il medio-lungo termine. Il 4 ottobre 2017 è stato istituito  con decreto regio il National Development Fund, con compito di supervisore dell’operato di tutti i fondi di sviluppo: Saudi Fund for Development, Saudi Industrial Development Fund, Agricultural Development Fund, Social Development Bank e Human Resources Development Fund.

Per adeguarsi alle migliori pratiche internazionali, nel 2012 è stata emanata la legge quadro sull'arbitrato (decreto n. 34 del 16 aprile 2012), completata dal decreto attuativo n. 53/2012. ll 2 ottobre 2016 è stato costituito il Saudi Center for Commercial Arbitration-SCCA per poter accedere in loco all'arbitrato istituzionale. Le regole sull'arbitrato del SCCA si ispirano ai modelli di legge sull'arbitrato commerciale internazionale predisposti dall'UNCITRAL (United Nations Commission on International Trade Law). A tutti i contratti in vigore in Arabia Saudita si applicano i principi della "shariah" (legge islamica). I lodi arbitrali, sia sauditi che esteri, non devono perciò essere in contrasto con la shariah per poter essere accettati dalle Corti saudite e resi in tal modo esecutivi.  

 

I riferimenti normativi sono disponibili sul sito di SAGIA (www.sagia.gov.sa/en).
Ultimo aggiornamento: 07/01/2020