Rischi economici (GIAPPONE)


Gli istituti di credito giapponesi potrebbero risentire della stretta monetaria prevista al termine del QQE della Bank of Japan

Il settore bancario ha fatto grandi passi avanti rispetto al periodo di forte crisi di alcuni anni or sono. Cio' e' dimostrato dalla diminuzione dei non-performing loans (NPLs) rispetto ai prestiti totali delle maggiori banche giapponesi. Il rapporto degli NPLs e' rimasto intorno all'1-2%. La qualita' del capitale delle banche rischia tuttavia di risentire della stretta monetaria della BoJ prevista al termine del QQE, che fara' salire i tassi d'interesse, portando ad un peggioramento del rapporto NPL, ad una diminuzione dei profitti e ad una riduzione della disponibilita' di credito.


Il Giappone subisce la crisi del proprio debito pubblico

La classe politica giapponese non e' ancora riuscita a varare una riforma fiscale che ponga un argine alla crescita del debito pubblico, ne' sembra attualmente in grado di farlo. Si prevede, di conseguenza, che anche nel lungo periodo proseguira' l'incremento del debito rispetto al PIL, il piu' elevato tra le nazioni sviluppate. Benche' il Paese non sia a rischio di default, la dinamica del debito rimane preoccupante. Le aziende straniere dovrebbero quindi iniziare a considerare piani finanziari alternativi e circoscrivere la loro posizione rispetto allo yen.


Persiste il deficit della bilancia commerciale

La bilancia commerciale giapponese ha risentito pesantemente del disastro di Fukushima (che ha incrementato l'import di combustibili fossili), del rafforzamento dello yen e del rallentamento della domanda a livello globale, che ha portato a un disavanzo record di 112 miliardi di dollari nel 2013. Benche' l'indebolimento dello yen stia avendo effetti positivi sull'export, in assenza di energia nucleare continuera' a persistere un forte deficit, ponendo ulteriore pressione sulla divisa nipponica, con inevitabile danno per i fornitori stranieri.


Conseguenze negative della riforma dell'imposta sui consumi e del rallentamento della Cina

E' stata approvata la legge che prevede l'aumento dell'imposta sui consumi dal 5% al 10% in due fasi. La manovra fiscale, tuttavia, che nel 2014 ha impattato negativamente sulla domanda interna, ha esercitato un moderato effetto recessivo anche nei primi mesi del 2015. Nella seconda parte dell'anno, invece, il rallentamento della Cina ha influenzato negativamente anche l'economia giapponese. Le aziende dovrebbero pertanto considerare la possibilita' di una crescita modesta del PIL nell'anno in corso.


L'adesione al TPP potrebbe non essere sufficiente ad aprire il settore agricolo giapponese

Nel luglio 2013 il Giappone ha aderito al negoziato per l'adesione al TPP. Sotto la pressione dei numerosi membri dell'LDP che sono sostenuti dall'influente base elettorale costituita dalle comunita' agricole del Paese, l'esecutivo e' riuscito a limitare l'impatto dell'Accordo siglato a inizio ottobre su settori-chiave come riso, grano, carne, zucchero e prodotti caseari. Una volta che il TPP sara' entrato in vigore, dunque, i fornitori stranieri di prodotti alimentari potrebbero non vedere sostanziali aperture nel mercato agricolo giapponese.


Ultimo aggiornamento: 03/11/2015^Top^
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