Politica economica (UNGHERIA)

La strategia industriale 4.0, denominata Irinyi Plan (2016-2020), ha come obiettivo quello di aumentare la produzione industriale portandola dall’attuale 24% al 30% entro il 2020 (crescita annua del 7%). Sette settori di intervento: industria della difesa, autoveicoli, macchinari specializzati, industria della salute e del turismo, produzione alimentare, green economy, ICT. Il Governo mira a generare una crescita economica di lungo termine basata su innovazione, competitività, rafforzamento delle esportazioni e posti di lavoro. Allo stesso tempo ritiene che sia necessario ridurre la dipendenza dall’automotive a favore di  altri settori, per ottenere una crescita piu’ equilibrata. La politica fiscale mira al pareggio di bilancio. Il primo obiettivo è la riduzione del debito pubblico e la quota di debito in valuta estera, limitando le emissioni obbligazionarie internazionali. In particolare per quanto riguarda il debito pubblico, l'obiettivo è di ridurre la quota in mano ad investitori stranieri e a tal fine sono stati messi sul mercato i nuovi titoli di stato quinquennali MÁP+, ad un tasso d’interesse del 4% nel primo anno, e aumento graduale di 0,5 punti percentuali per ogni anno successivo fino a raggiungere il 6% nel quinto anno. Tali titoli sono riservati ai soli cittadini ungheresi. Sempre sul fronte fiscale il governo continua nel piano di riduzione delle tasse:  l’imposta sulle società è al 9%; dal 1° luglio 2019  è al 17,5%. A tale importo può essere aggiunto un contributo per la formazione professionale dell'1,2%, sempre a carico del datore di lavoro. La politica monetaria attuata dalla Banca Centrale si pone  l'obiettivo di un tasso di inflazione al 3,0%. Il tasso di sconto è allo 0,9% e la Banca ha adottato alcune misure per spingere le banche nazionali ad aumentare il volume di credito all’economia reale. I rendimenti sui  titoli del debito pubblico sono mantenuti bassi, al fine di abbassare i costi di finanziamento a lungo termine; è  diminuito l’ammontare che le banche commerciali possono depositare presso la banca centrale e,  l’Interest Rate Swap è stato convertito da variabile a fisso per contenere i rendimenti delle obbligazioni a scadenze più lunghe;  è stato inoltre lanciato un programma di acquisto di obbligazione ipotecarie, sempre per ridurre i costi di finanziamento a lungo termine. Secondo il Governatore, per raggiungere la crescita dei paesi occidentali   è necessario che l’economia si trasformi da “Labor Intensive” a “Capital Intensive”.  Il Ministro dell’economia ha stilato un piano dei principali obiettivi di politica economica nel medio periodo che vanno ad aggiungersi al piano Industria 4.0 e che si articolano in: 1) crescita economica al di sopra della media europea tra il 2018 ed il 2022; 2) presentazione al Parlamento di un disegno di legge sul pareggio di bilancio  entro il 2020; 3) percentuale debito/PIL al di sotto del 60% entro il 2022; 4)  cuneo fiscale: le imposte sul reddito dovrebbero essere ridotte al di sotto del livello regionale entro il 2022. Contribuzione sociale abbassata all'11,5%; 5) come precedentemente annunciato, il Ministro ha riconfermato la creazione di 1 milione di posti di lavoro nell’arco di 10 anni, di cui tra 250.000 e 300.000 entro il 2020; 6) aumento del  numero di persone iscritte a percorsi di  formazione aziendale fino a raggiungere 75.000 unità dalle attuali 53.000 entro il 2022; 7) b far entrare nei circuiti internazionali almeno tre o quattro  aziende ungheresi come la Tunsgram (illuminazione), Ikarus (autobus), e Medicor (strumenti medicali). Non mancano problemi da risolvere come quello demografico, la mancanza di manodopera qualificata, basso valore aggiunto degli IDE, elevato divario tra PIL e PNL (4-5%) e  bassa produttività,  in parte legata alla mancanza di manodopera. Si registra una ampia differenza di produttività tra le imprese orientate all'esportazione, principalmente di proprietà straniera e le piccole imprese nazionali. La propensione delle PMI a innovare è bassa e anche l’utilizzo delle tecnologie digitali è basso. Le barriere normative nei servizi e nel commercio al dettaglio e l'imprevedibilità della regolamentazione ostacolano l'efficiente riassegnazione delle risorse. Carenze istituzionali e  inadeguatezza del capitale umano sono altri fattori che limitano la crescita di produttività.

Ultimo aggiornamento: 09/07/2019^Top^

 

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