Cosa vendere (REGNO UNITO)
- Mobili
- Articoli di abbigliamento (anche in pelle e in pelliccia)
- Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi
- Prodotti della stampa e della riproduzione di supporti registrati
- Altri mezzi di trasporto (navi e imbarcazioni, locomotive e materiale rotabile, aeromobili e veicoli spaziali, mezzi militari)
Mobili
Il mercato dell’arredo e del design nel Regno Unito si conferma tra i più dinamici e competitivi in Europa, con un valore complessivo di 15,4 miliardi stimati per il 2025. Di contro, la produzione nazionale si attesta a circa 8,4 miliardi di euro nel 2025. L’evoluzione della domanda è stata fortemente condizionata dal contesto macroeconomico: il marcato incremento dell’inflazione tra il 2022 e il 2023 ha infatti eroso il potere d’acquisto delle famiglie, frenando la crescita dei consumi. Per il biennio 2026-2027 le prospettive restano orientate a una crescita contenuta, con un incremento reale dei consumi di mobili stimato intorno all'1% annuo. Il mercato britannico si distingue inoltre per una forte apertura agli scambi internazionali. Nel 2025, le importazioni hanno soddisfatto il 57% della domanda interna, mentre la produzione nazionale destinata al mercato domestico ha coperto il restante 43%. A questo si aggiunge una significativa frammentazione del tessuto produttivo: oltre l’80% delle circa 6.600 imprese attive nel settore è costituito da microimprese, mentre le aziende con più di 250 addetti sono appena 25.
In questo contesto, tra il 2024 e il 2025 le esportazioni italiane di mobili e complementi d’arredo verso il Regno Unito hanno raggiunto, a fine 2025, un valore di circa 846 milioni di euro, registrando una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Per le aziende italiane, il mercato britannico rappresenta un’opportunità significativa. Il design italiano, infatti, è molto apprezzato nel Regno Unito, dove il Made in Italy occupa una posizione di rilievo soprattutto nei segmenti di alta gamma e del lusso. I consumatori britannici apprezzano in particolare la qualità dei materiali, l’artigianalità e l’estetica sofisticata che contraddistinguono i prodotti italiani, con una domanda particolarmente vivace nel comparto del mobile e dell’arredamento. In questo contesto, Londra si conferma un importante hub per il design italiano, mentre la crescente ricerca di prodotti distintivi, esclusivi e personalizzabili offre alle imprese italiane interessanti margini di posizionamento e sviluppo sul mercato britannico.
Le aziende italiane possono inoltre cogliere le opportunità legate alla crescente domanda di sostenibilità nel mercato britannico. I consumatori del Regno Unito, in particolare le generazioni più giovani, mostrano una sensibilità sempre maggiore verso le tematiche ambientali e orientano le proprie scelte verso soluzioni sostenibili, tra cui riciclo, upcycling e utilizzo di materiali a basso impatto ambientale. Si tratta di un trend che può favorire il posizionamento delle imprese italiane, valorizzando la capacità di coniugare design, qualità e innovazione con una maggiore attenzione alla sostenibilità. In questo contesto, l’Environment Act 2021 ha rafforzato il quadro normativo britannico in materia ambientale, promuovendo una gestione più sostenibile delle risorse e incentivando imprese e consumatori ad adottare comportamenti volti alla riduzione dei rifiuti e dell’impatto ambientale.
Un ulteriore punto di forza per le aziende italiane è la possibilità di accedere al mercato britannico senza dover necessariamente investire in una presenza fisica attraverso negozi tradizionali. Il Regno Unito presenta infatti un’elevata diffusione dell’e-commerce e di modelli di vendita multicanale, come il click-and-collect, che consentono ai consumatori di acquistare online e ritirare i prodotti presso un punto vendita. In questo contesto, i marketplace digitali rappresentano un canale strategico per le imprese italiane, permettendo di contenere i costi operativi legati alla gestione di spazi fisici e, al contempo, di raggiungere una clientela più ampia. Anche l’adozione di tecnologie innovative, come la realtà aumentata, sta trasformando l’esperienza di acquisto, consentendo ai consumatori di visualizzare virtualmente i mobili all’interno dei propri ambienti prima dell’acquisto: un ambito nel quale le aziende italiane possono valorizzare ulteriormente la propria capacità di innovazione e design.
Il mercato britannico offre inoltre un target demografico particolarmente interessante. Le generazioni più giovani, in particolare Millennial e Gen Z, mostrano una crescente preferenza per prodotti distintivi e personalizzabili, nonché per soluzioni modulari e multifunzionali, capaci di adattarsi a stili di vita più flessibili, alla diffusione degli affitti e alla dimensione contenuta degli spazi abitativi. Tali esigenze si integrano bene con i punti di forza del design italiano, che si distingue proprio per l’alta qualità e la capacità di creare pezzi esclusivi.
<Articoli di abbigliamento (anche in pelle e in pelliccia)
Moda
Il settore dell’abbigliamento nel Regno Unito sta attraversando una fase di moderata contrazione, con ricavi previsti in calo del 3,7% nel 2025-2026, fino a circa 2,6 miliardi di sterline. Nel medio periodo, si prevede una flessione media annua dello 0,3% fino al 2030-2031. Al contempo, alcune stime prospettano una crescita del valore complessivo del mercato fino a 79,84 miliardi di sterline entro il 2029, pari a un incremento del 18,22% rispetto al 2024. L’abbigliamento femminile continua a rappresentare il principale segmento per valore e redditività.
Nel 2025, il Regno Unito ha importato dall’Italia prodotti del comparto moda per circa 1,78 miliardi di euro, confermando l’Italia come quinto principale fornitore del mercato britannico, con una quota di circa 6,2% delle importazioni complessive. Il dato evidenzia tuttavia una contrazione del 9,1% rispetto al 2024, quando le importazioni italiane avevano raggiunto circa 1,96 miliardi di euro. Nonostante la flessione, l’Italia mantiene una posizione di rilievo nel mercato britannico della moda. Il posizionamento del Made in Italy continua a fondarsi su qualità dei materiali e della manifattura, competenze artigianali, capacità di design e riconoscibilità internazionale dello stile italiano.
Dal punto di vista distributivo, il mercato dell’abbigliamento nel Regno Unito è oggi fortemente polarizzato tra canali fisici e digitali, che rappresentano entrambi circa il 35% del fatturato. I rivenditori tradizionali rappresentano circa il 35,4% del fatturato (£904,1 milioni) e continuano a beneficiare della presenza di operatori indipendenti e di rapporti commerciali consolidati, ma sono sottoposti a una progressiva pressione da parte dell’e-commerce. Le vendite online, pari al 35,3% (£901,6 milioni), continuano a crescere rapidamente grazie alla maggiore convenienza e alla capacità dei produttori di raggiungere mercati più ampi, riducendo la dipendenza dai punti vendita tradizionali. La tipologia di acquisto attraverso social commerce (TikTok, Facebook) diventa sempre più rilevante, così come le promozioni digitali e il marketing esperienziale per marchi premium. La sostenibilità è un criterio chiave d’acquisto, specie per Gen Z e Millennial, elemento che spinge le aziende ad adottare pratiche di trasparenza e produzione etica.
Sul piano normativo, le imprese devono inoltre confrontarsi con barriere non tariffarie e requisiti sempre più stringenti in materia di sostenibilità e responsabilità della filiera, inclusi gli obblighi derivanti dal Modern Slavery Act e dagli standard ambientali. In questo contesto, emergono tuttavia interessanti opportunità per le aziende italiane: la crescente domanda di prodotti premium e sostenibili, la solida reputazione del Made in Italy e gli spazi di sviluppo nel segmento dello slow fashion possono favorire un posizionamento distintivo. Le principali criticità restano invece legate alla forte pressione competitiva, all’aumento dei costi logistici e alla maggiore complessità normativa e doganale introdotta dalla Brexit.
Gioielleria
Il Regno Unito si conferma un mercato rilevante per la vendita al dettaglio di gioielli e orologi, con un giro d’affari stimato in £8,36 miliardi nel 2025-26, a prezzi costanti 2026. Dopo il forte rimbalzo post-pandemico del 2022-23, quando il fatturato ha raggiunto £9,21 miliardi, il settore ha registrato una fase di contrazione: i ricavi sono diminuiti del 3,6% nel 2023-24, del 4,8% nel 2024-25 e di un ulteriore 1,1% nel 2025-26. Nel complesso, tra il 2022-23 e il 2025-26, il valore del mercato si è ridotto di circa 9,2%.
La contrazione riflette soprattutto la debolezza della fiducia dei consumatori e le persistenti pressioni sul costo della vita, che hanno limitato gli acquisti di beni non essenziali. Il settore è stato inoltre condizionato dal forte aumento dei costi delle materie prime: il prezzo medio dell’oro è salito del 44,1% nel 2025, accrescendo i costi di approvvigionamento e spingendo molti operatori a rivedere al rialzo i prezzi al dettaglio. Nello stesso periodo, il numero di esercizi è diminuito dell’1,1%, attestandosi a 7.410, mentre l’occupazione è aumentata del 2,2%, fino a 47.700 addetti. L'industria orafa italiana mantiene una presenza significativa nel mercato britannico. Nel 2025, le importazioni del Regno Unito dall’Italia di gioielli in oro, argento e orologi hanno raggiunto €600 milioni, in aumento del 3% rispetto rispetto ai €582,5 milioni nel 2024.
Il gioiello italiano è percepito come prodotto di alta qualità, artigianale, estetico e durevole. Il settore resta fortemente frammentato: nel 2025, il 91,4% delle imprese attive
Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi
L'industria automobilistica rappresenta un settore strategico per l'economia del Regno Unito e svolge un ruolo centrale nel perseguimento delle principali priorità economiche e industriali del Paese, tra cui il riequilibrio territoriale (levelling up), la transizione verso la neutralità climatica (Net Zero), il rafforzamento del posizionamento internazionale del Regno Unito (Global Britain) e la promozione della crescita economica. La manifattura automobilistica genera un fatturato di 85,4 miliardi di sterline e contribuisce per 18 miliardi di sterline all'economia britannica. Il settore investe inoltre mediamente 5,3 miliardi di sterline all'anno in ricerca e sviluppo (R&S), confermandosi uno dei principali motori dell'innovazione tecnologica e industriale del Paese.
Il settore occupa oltre 188.000 persone nel settore manifatturiero e circa 830.000 addetti considerando l'intera filiera automobilistica. L'automotive rappresenta inoltre l'11,2% delle esportazioni complessive di beni del Regno Unito, generando un valore degli scambi commerciali pari a 111 miliardi di sterline. Il Regno Unito dispone di una filiera produttiva altamente diversificata ed è in grado di realizzare praticamente ogni tipologia di veicolo, dalle autovetture ai furgoni, taxi, autocarri, autobus e pullman, fino ai veicoli speciali e destinati a impieghi fuoristrada e off-highway. A supporto della produzione opera una rete di oltre 2.500 fornitori di componentistica, affiancata da una forza lavoro caratterizzata da competenze
ingegneristiche di elevato livello. Il comparto comprende inoltre un dinamico mercato dell'aftermarket e della rigenerazione (remanufacturing).
L'importanza dell'automotive si estende anche oltre la filiera direttamente coinvolta nella produzione di veicoli, generando significative ricadute economiche e occupazionali in numerosi settori collegati, tra cui pubblicità, industria chimica, servizi finanziari, logistica e siderurgia.
Nel 2025, nel Regno Unito sono stati prodotti 717.371 autoveicoli, 47.344 veicoli commerciali e 1,6 milioni di motori, a conferma della rilevanza della base manifatturiera nazionale.
L'elevata presenza internazionale rappresenta uno dei principali punti di forza del settore: quasi otto autovetture su dieci prodotte nel Regno Unito sono destinate ai mercati esteri, raggiungendo oltre 140 Paesi nel mondo.
Fonte: www.smmt.co.uk/industry-facts/
Grande rilevanza assume anche il settore dell’aftermarket automobilistico, che rappresenta una componente significativa dell’industria automotive britannica. Secondo i dati più recenti della Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT), il comparto conta oltre 56.500 imprese, sostiene circa 346.000 posti di lavoro e genera £16,1 miliardi di valore aggiunto lordo (GVA). La spesa delle famiglie britanniche per manutenzione, riparazione e ricambi automobilistici ha inoltre raggiunto circa £21,6 miliardi, a conferma dell’importanza economica del settore e delle opportunità offerte lungo l’intera catena del valore.
Sul fronte produttivo, Nissan si conferma tra i principali produttori automobilistici del Regno Unito, in un contesto nel quale operano importanti gruppi internazionali quali JLR, BMW/MINI e Toyota. Parallelamente, il mercato delle nuove auto sta attraversando una rapida trasformazione verso forme di alimentazione elettrificate. Nel primo semestre del 2026, le automobili a benzina hanno rappresentato circa il 43,2% delle nuove immatricolazioni, mantenendo la quota individuale più elevata, mentre i veicoli completamente elettrici a batteria (BEV) hanno raggiunto circa il 25% del mercato. Le vetture ibride (HEV) hanno rappresentato circa il 14,2% delle immatricolazioni e le ibride plug-in (PHEV) circa il 13%, mentre il diesel è sceso a meno del 5%. La crescita dell’elettrico è proseguita nel corso dell’anno: a luglio 2026 i BEV hanno raggiunto una quota del 27,5% delle nuove immatricolazioni, confermando la progressiva elettrificazione del mercato automobilistico britannico.
La transizione è sostenuta sia dalla regolamentazione sia da misure governative volte a favorire l’adozione dei veicoli elettrici. Tra queste rientra l’Electric Car Grant, introdotto nel 2025, che prevede per i modelli BEV idonei incentivi fino a £3.750. Sul piano normativo, lo Zero Emission Vehicle (ZEV) Mandate stabilisce quote crescenti di veicoli a emissioni zero nelle nuove vendite dei produttori: secondo la traiettoria attualmente prevista, nel 2030 gli ZEV dovrebbero rappresentare l’80% delle nuove auto e il 70% dei nuovi furgoni. Il Governo britannico ha inoltre confermato l’obiettivo di porre fine alla vendita di nuove auto alimentate esclusivamente a benzina o diesel dal 2030, 
Prodotti della stampa e della riproduzione di supporti registrati
Editoria
Il Regno Unito si conferma come uno dei mercati editoriali più vivaci e internazionalizzati al mondo. Il settore ha registrato una ripresa: nel 2024-25 il fatturato ha raggiunto circa 6,9 miliardi di sterline. Nel medio periodo, i ricavi dell’editoria libraria britannica sono previsti crescere a un tasso annuo composto del 2,5% fino a raggiungere 7,8 miliardi di sterline entro il 2029-30 IBIS (World, Book Publishing in the UK - Feb 2026). Il contesto britannico offre numerose opportunità, in particolare per gli operatori italiani che intendano espandere la propria presenza all’estero. I margini di sviluppo sono particolarmente interessanti in alcuni segmenti chiave, nella distribuzione digitale e nei generi letterari più richiesti.
Il mercato offre quindi prospettive interessanti per gli operatori italiani intenzionati a rafforzare la propria presenza nel Regno Unito, in particolare attraverso canali digitali, contenuti tradotti e cataloghi rivolti a segmenti culturali o di nicchia. Le opportunità più dinamiche riguardano gli e-book e gli audiolibri, la cui diffusione beneficia della crescente centralità delle piattaforme digitali; Spotify, ad esempio, ha contribuito a stimolare l’interesse per l’ascolto includendo tempo dedicato agli audiolibri nei propri abbonamenti premium. Anche alcuni segmenti della narrativa commerciale risultano in crescita, soprattutto la science fiction e il genere “romantasy”. La distribuzione digitale è particolarmente strategica: la spesa online nel Regno Unito è prevista crescere fino a 147,2 miliardi di sterline entro il 2031-32, consolidando il peso degli operatori e dei marketplace digitali nella filiera del libro. I segmenti della saggistica commerciale e dell’editoria accademica e professionale rappresentano le principali aree del mercato editoriale britannico: il primo vale circa 1,9 miliardi di sterline, pari al 27,1% del fatturato del settore, mentre il secondo raggiunge 1,4 miliardi (20,3%). Questi comparti possono offrire opportunità rilevanti per editori italiani attivi nei contenuti culturali, storici, scientifici e specialistici. Va tuttavia considerato che la saggistica commerciale ha registrato un calo del 5% in valore nel 2025, anche per la concorrenza di formati digitali gratuiti quali podcast e video online; l’editoria accademica e professionale mostra invece una maggiore tenuta grazie alla digitalizzazione e agli accordi di licenza con sviluppatori di intelligenza artificiale interessati a contenuti verificati e sottoposti a revisione scientifica.
Dal punto di vista della distribuzione, il canale online domina il mercato: i retailer digitali rappresentano 3,5 miliardi di sterline di ricavi, equivalenti al 50,6% delle vendite dell’industria. Le librerie fisiche restano comunque il secondo canale, con circa 2,2 miliardi di sterline di fatturato e una quota di mercato del 32,5%, ma sono sotto pressione a causa della crescita dell’e-commerce, della debole fiducia dei consumatori e della riduzione del numero di punti vendita.
Sul fronte commerciale, le importazioni editoriali in UK sono rimaste piuttosto stabili nel 2025 (-0,1%), per poi crescere del 7,6% nel primo semestre 2026. L’Italia ha registrato un aumento del 6,9%, raggiungendo 167,6 milioni di euro di esportazioni nel 2025 e una quota di mercato del 7%. (Dati elaborati da Trade Data Monitor).
Nel 2026, l’attuazione della “UK Industrial Strategy 2025” continua a riconoscere le industrie creative come uno dei comparti prioritari per la crescita economica. A gennaio 2026, UK Research and Innovation ha annunciato uno stanziamento di 369 milioni di sterline per le industrie creative nel periodo 2026-2030, di cui 100 milioni destinati alle imprese innovative, nonche’ ulteriori risorse per infrastrutture, ricerca, competenze e sviluppo regionale (UK Research and Innovation launches creative industries strategy, Gen 2026 (www.ukri.org).
Musicale
Il Regno Unito si conferma uno dei mercati più dinamici della musica digitale a livello internazionale. Nel 2026, il comparto continua a crescere, sebbene a un ritmo più moderato rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia: secondo le stime (Revenue in the digital music segment of the digital media market United Kingdom from 2017 to 2027 (www.statista.com), i ricavi della musica digitale nel Regno Unito sono previsti in aumento del 3,9% nel 2026, dopo una crescita del 5,25% nel 2025 e del 16,12% nel 2024. Il settore musicale britannico impiega circa 220.000 persone e ha consolidato la ripresa successiva alla pandemia, sostenuta dalla crescita della musica registrata, delle piattaforme digitali e del comparto live.
La crescita del settore è trainata soprattutto dallo streaming musicale, che rappres
Altri mezzi di trasporto (navi e imbarcazioni, locomotive e materiale rotabile, aeromobili e veicoli spaziali, mezzi militari)
Il settore della difesa e dell’aerospazio del Regno Unito rappresenta uno dei pilastri strategici dell’economia britannica e della sua capacità di influenza globale. Storicamente radicato nell’ingegneria avanzata e nell’innovazione tecnologica, il comparto continua a giocare un ruolo centrale nella sicurezza nazionale, nella crescita economica e nella cooperazione internazionale. Alla fine del 2025, il Regno Unito si è confermato: il secondo settore aerospaziale al mondo per valore, dopo gli Stati Uniti; tra i primi cinque esportatori di sistemi di difesa a livello globale; un centro nevralgico per l’alta tecnologia militare e civile. Il comparto aerospaziale contribuisce per oltre 34 miliardi di sterline all’anno all’economia del Paese e impiega più di 100.000 lavoratori qualificati, con un indotto molto esteso e diversificato sul territorio. Il settore è fortemente orientato all’export e rappresenta un elemento chiave della politica estera e industriale del Regno Unito.Le principali aziende includono: BAE Systems – colosso europeo nel settore della difesa, attivo su terra, aria, mare e cybersicurezza; Rolls-Royce – leader globale nei motori per aerei civili e militari; Leonardo UK – divisione britannica dell’italiana Leonardo, specializzata in radar, sensori e elicotteri; MBDA UK – sviluppo di missili e sistemi d’arma di precisione. Con la Strategic Defence Review del 2025, il Governo ha dettagliato la futura strategia di potenziamento delle forze armate con effetto diretto sul comparto industriale.Dal canto suo, il settore aerospaziale britannico è protagonista sia nel comparto civile che militare. Tra i contributi più rilevanti: produzione di ali per Airbus A320 e A350; fornitura di componenti ad alta tecnologia per Boeing; presenza attiva nella catena del valore spaziale, con progetti di satelliti, propulsori e spaceport. La UK Space Agency sostiene lo sviluppo del comparto spaziale, anche in collaborazione con l’ESA (Agenzia Spaziale Europea), con focus su osservazione della Terra, telecomunicazioni e sicurezza. Nel complesso, il settore si distingue per la spinta costante verso l’innovazione. Tra le aree emergenti: intelligenza artificiale e automazione; sistemi autonomi (droni, UAV, veicoli senza pilota); tecnologie quantistiche e comunicazioni sicure; sostenibilità aerospaziale, con investimenti su propulsione elettrica e a idrogeno;cybersicurezza e guerra elettronica. Il governo britannico, attraverso iniziative come il Defence and Security Accelerator (DASA), finanzia lo sviluppo di tecnologie dual use (civili e militari) all’avanguardia. Il Regno Unito è protagonista di progetti multilaterali di rilievo, tra i quali spicca sicuramente GCAP (Global Combat Air Programme) - programma per lo sviluppo di un caccia di sesta generazione in collaborazione con Italia e Giappone.
Nella “UK Industrial Strategy 2025”, il settore della difesa è considerato un importante motore di crescita del Paese. La nuova strategia del Governo britannico punta a rafforzare l’industria nazionale attraverso investimenti mirati, un procurement più efficiente e catene di fornitura più resilienti. Grande attenzione è dedicata allo sviluppo di tecnologie avanzate e dual-use, nonché alla collaborazione strutturata tra governo, imprese e mondo della ricerca.
Nel giugno 2026 è stato pubblicato il Defence Investment Plan, documento programmatico a lungo atteso che delinea le scelte di investimento industriali nel settore della difesa, per un totale di 298 miliardi nei prossimi quattro anni.



