Dove investire (REGNO UNITO)
- Macchinari e apparecchiature
- Prodotti alimentari
- Energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (anche da fonti rinnovabili)
- Prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici
- Altre attivitą dei servizi
Macchinari e apparecchiature
Il settore della meccanica e automazione nel Regno Unito è in forte crescita, sostenuto da un contesto economico favorevole e da ingenti investimenti in innovazione tecnologica. il governo britannico ha stanziato 2,5 miliardi di sterline per la digitalizzazione e l’innovazione industriale nell’ambito della “UK Industrial Strategy”, pubblicata a giugno 2025.
Le politiche del governo, tra cui il piano “Invest 2035” proposto dal Partito Laburista, puntano a rafforzare la competitività delle imprese britanniche, incentivando l’adozione di tecnologie per l’automazione. In particolare, il Regno Unito sta cercando di colmare il gap di produttività che separa la sua industria da quella di altri paesi avanzati, con un investimento previsto di 40 miliardi di sterline in tecnologie industriali nei prossimi 10 anni, Invest 2023.Per le imprese italiane, l’automazione industriale e la robotica rappresentano un’opportunità strategica. Le aree chiave in cui c’è una forte domanda sono le Midlands e il Nord dell’Inghilterra, che ospitano numerosi distretti industriali e centri di ricerca focalizzati su soluzioni di produzione intelligente e digitale. Le PMI italiane specializzate in meccanica, robotica e ingegneria dei sistemi possono quindi trovare nel Regno Unito un mercato in espansione con partnership ad alto potenziale.
Agritech
Il settore Agritech nel Regno Unito rappresenta un punto di forza strategico per affrontare le sfide legate alla sostenibilità ambientale, al cambiamento climatico e all’aumento della produttività agricola. L’interesse verso questo comparto è alimentato tanto dalle grandi aziende agricole e manifatturiere, quanto da un tessuto dinamico di PMI e startup innovative. Il Governo ha inoltre recentemente stanziato 100 milioni di sterline per promuovere l’adozione di tecnologie per l’agricoltura di precisione e la digitalizzazione delle pratiche agricole attraverso il programma Agriculture Technology Fund. In particolare, si punta su innovazioni come la sensoristica avanzata, i droni agricoli, i sistemi di irrigazione automatizzati e le soluzioni per la gestione dei dati agricoli tramite IoT e Big Data.
Prodotti alimentari
Il settore agroalimentare del Regno Unito presenta caratteristiche strutturali consolidate, ma anche segnali di trasformazione, dettati da dinamiche interne e dall’evoluzione degli scambi internazionali. Il Paese produce in media il 63% del cibo che consuma, mostrando livelli di autosufficienza elevati in comparti come il lattiero-caseario (105%) e le carni ovine (114%) e, di converso, una forte dipendenza dall’estero per frutta (16%) e ortaggi (53%). Le aziende agricole sono circa 209.000, con una dimensione media di 82 ettari. Tuttavia, esistono significative differenze territoriali: in Scozia e Inghilterra le superfici medie per azienda sono più ampie (123 e 88 ettari rispettivamente), mentre in Galles e Irlanda del Nord predominano aziende di piccole dimensioni. Le grandi aziende, con più di 100 ettari, rappresentano solo il 20% del totale ma gestiscono il 75% della SAU. Dal punto di vista produttivo, il settore zootecnico gioca un ruolo cruciale, soprattutto l’allevamento di bovini da latte, che rappresenta il 17% del valore della produzione agricola. Seguono le coltivazioni cerealicole (13%), l’allevamento di bovini da carne (11%), orticoltura e floricoltura (10%) e gli allevamenti avicoli, ovini e suini. Il patrimonio zootecnico comprende 9,6 milioni di bovini, 4,7 milioni di suini e ben 32 milioni di ovini. In termini quantitativi, la carne avicola è la più prodotta, coprendo oltre la metà della produzione totale. L’industria alimentare e delle bevande è il primo settore manifatturiero del Regno Unito, con oltre 22.800 PMI (il 98% del totale) e solo 280 grandi im- prese. Complessivamente, la filiera agroalimentare genera oltre 146 miliardi di sterline di valore aggiunto, pari a più del 6% del PIL nazionale. Il panorama distributivo britannico si presenta altamente concentrato: Tesco, Sainsbury’s, Asda e Aldi (che ha recentemente superato Morrisons) detengono oltre il 65% del mercato. L’e-commerce, spinto dalla pandemia, è oggi parte integrante delle abitudini di acquisto. I supermercati realizzano online tra il 10% e il 17% delle vendite totali. Tesco domina nel digitale, seguito da Sainsbury’s e Ocado, ma anche Amazon registra trend di crescita nel settore grocery. Sul fronte dei pasti pronti, il food delivery è in piena espansione, con una previsione di 42 milioni di utenti entro il 2029.
Energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (anche da fonti rinnovabili)
Il settore energetico è cruciale per l’economia del Regno Unito, rendendolo uno dei paesi più avan- zati in questo campo. Il Governo Starmer punta a posizionare il Regno Unito tra le potenze interna- zionali nella produzione di energia rinnovabile. Dal 2020, gli investimenti energetici continuano a crescere: oltre il 56% riguarda la produzione di energia elettrica, il 26% l’estrazione di petrolio e gas, il 14% il gas, e il 4% il carbone e le raffinerie. Nonostante ciò, il Regno Unito resta un importatore netto di energia, con il 40,8% dell’energia utilizzata proveniente dall’estero. Fino al 2004, durante il picco della produzione dal Mare del Nord, il Paese era un esportatore di energia. Gli obiettivi fondamentali delle politiche portate avanti dal governo laburista in campo energetico consistono in un percorso verso l’indipendenza energetica e la produzione sempre maggiore di energia da fonti rinnovabili, con l’obiettivo del “Net Zero” (azzerare le emissioni) entro il 2050. Le iniziative sono descritte in due documenti chiave che delineano la politica del nuovo Governo. Il primo, il “Plan for Change” (Plan for Change – Milestones for mission-led government), è un manifesto di riforme che copre vari settori, inclusa l’energia. Il secondo, il “Clean Power by 2030” (Clean Power 2030 Action Plan: A new era of clean electricity – main report - GOV.UK) è un piano operativo focalizzato sulla transizione verso energie rinnovabili e sostenibili.Obiettivi del “Clean Power by 2030”: energia sicura ed economica; sviluppo di nuove industrie energetiche e crea- zione di posti di lavoro qualificati; riduzione delle emissioni di gas serra (già diminuite del 52,7% dal 1990 al 2023). Great British Energy e National Wealth Fund Un pilastro della strategia energetica del governo laburista è la creazione della Great British Energy (GBE), società pubblica nata nell’ottobre 2024 allo scopo di attuare il piano “Clean Power by 2030” e produrre almeno 8 GW di energia pulita. Grande attenzione e conseguenti investimenti sono stati dedicati, e continueranno a esserlo, al campo delle energie rinnovabili. Nel primo quadrimestre del 2024, oltre il 50% dell’energia elettrica è stata prodotta da fonti rinnovabili, con il 33,8% da energia eolica. Le principali aree di investimento sono energia eolica, solare e idroelettrica, sfruttando risorse specifiche in aree strategiche del paese e ottimizzando le condizioni climatiche locali per massimizzare il potenziale di produzione.
Settore Oil and Gas del Regno Unito: Prospettive e Sfide
Il Regno Unito fronteggia sfide e opportunità nel settore, soprattutto nella UK Continental Shelf (UKCS), che ha prodotto petrolio e gas per oltre 50 anni. Si stima che restino 6-12 miliardi di barili estraibili, ma l’attenzione crescente verso le ener- gie rinnovabili rallenta gli investimenti. In cinque anni, il Regno Unito prevede di investire 115 miliardi di sterline, ripartiti in 50 miliardi su oil and gas, 55 miliardi per eolico offshore e 6-8 miliardi per CCS, nel quadro di un più ampio piano di investimenti per oltre 400 miliardi di sterline entro il 2040.
Il rilancio del nucleare
Dopo un lungo stallo che durava dal 1996, il Governo Laburista ha avviato un piano per rilanciare il nucleare come fonte energetica strategica nel percorso verso il Net Zero. Il nucleare è integrato nel piano “Clean Power by 2030” per garantire crescita economica e stabilità energetica.
Prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici
Il Regno Unito si distingue come uno dei principali centri mondiali nel settore “Life Science”, grazie alla sua solida base di ricerca e innovazione, insieme a politiche favorevoli per gli investimenti. Il settore delle bioscienze del Regno Unito offre un panora- ma industriale interconnesso, che collega efficacemente gli investitori con clienti, collaboratori, catene di fornitura e partner per l’innovazione. Nel 2024, il settore delle scienze della vita ha generato un fatturato di 108,1 miliardi di sterline con un contributo al valore aggiunto lordo dell’economia britannica di circa 34 miliardi e oltre 300.000 occupati nel settore (Society of Chemical Industry). Il Paese si è classificato al secondo posto a pari merito con New York per volume di investimenti nel settore biotech, con un finanziamento totale che nel 2024 ha raggiunto 3,5 miliardi di sterline, segnando un aumento del 64,8% rispetto all’anno precedente (BioIndustry Association). Nel Regno Unito sono già attive più di 5.600 aziende del settore delle scienze biomediche, tra cui tutte le 25 aziende farmaceutiche e le 30 aziende di tecnologia medica più importanti a livello mondiale.
Le principali aree di interesse per le imprese italia-ne nel Regno Unito sono:
biotecnologie: nuove terapie cellulari e farmaci biologici, con una crescente domanda di innovazioni nella medicina personalizzata;
dispositivi medici: innovazioni nei dispositivi chirurgici, diagnostici e nei sistemi di monitoraggio remoto;
salute digitale: soluzioni basate su AI e Big Data per la gestione della salute e la telemedicina.
Il Regno Unito rappresenta ambiente favorevole per gli investitori nel settore delle bio-scienze. Il Department for Business and Trade ha in particolare sottolineato l’importanza strategica e produttiva di alcune aree, al fine di incentivare eventuali investimenti:
Tees Valley (bio-manifatturiero): la regione della Tees Valley offre alle aziende l’opportunità di entrare a far parte di uno dei più grandi complessi industriali del Regno Unito, grazie al suo ecosistema denso, altamente collegato e integrato. È sede del National Horizons Centre e del Centre for Process Innovation, che forniscono assistenza e sviluppo di competenze nel settore della bio-lavorazione.
Hertfordshire (terapia cellulare e genica): l’agglomerato leader in Europa per le terapie cellulari e geniche.
Birmingham (innovazione sanitaria attraverso i dati): la regione sfrutta i punti di forza accademici e clinici, leader a livello mondiale nei settori dei dati, del digitale, della diagnostica e dei dispositivi, sviluppando soluzioni sanitarie innovative incentrate sul paziente, partendo dallo sviluppo iniziale fino ad arrivare all’applicazione nella vita reale.
Greater Manchester, Cheshire e Warrington (diagnostica): la presenza di centri industriali che collegano gli investitori con clienti, collaboratori, catene di fornitura e partner per l’innovazione, unita a un ecosistema unico nel settore delle scienze della vita e all’impegno e alla collaborazione del Governo, contribuiscono a rendere l’area molto attrattiva per ipotetici investitori.
Leicester e Leicestershire (riabilitazione): la regione è sede di un ecosistema riabilitativo connesso, con un polo accademico e di ricerca clinica di primo livello, una base di pazienti diversificata e facilmente accessibile e competenze nell’IA e nei dati sanitari per poter sviluppare soluzioni ed applicazioni reali.
Il Regno Unito offre numerosi incentivi agli investitori stranieri, rendendolo un mercato molto interessante per l’espansione del settore life science. Alcuni dei principali vantaggi includono: incentivi fiscali per tutte attività che investono nella ricerca e sviluppo, attraverso il “Research and Development (R&D) Tax Credit” che consente di beneficiare di ingenti vantaggi sia tributari che finanziari per operazioni collegate all’innovazione;
accesso a finanziamenti pubblici per le start-up e le PMI impegnate nell’innovazione e nello sviluppo, disponibili attraverso vari canali, tra cui ad esempio “Innovate UK”; grande esposizione al mercato e agli investitori stranieri nel settore delle scienze biomediche.
Oltre a queste possibili agevolazioni, il Governo del Regno Unito ha adottato un approccio strategico per sostenere lo sviluppo del settore delle scienze biomediche, come ben evidenziato nella “Life Sciences Vision 2021”: il documento in questione contempla una strategia a breve-medio termine che ha l’obiettivo di posizionare il Regno Unito come leader globale nel settore delle bio-scienze, attraverso una serie di obiettivi ambiziosi da rag- giungere nel prossimo futuro.
Altre attivitą dei servizi
STARTUP E INNOVAZIONE
Il Regno Unito è uno dei principali hub globali per l’innovazione tecnologica, con una comunità di startup in rapida crescita che copre settori chiave come intelligenza artificiale (AI), fintech, blockchain e altre tecnologie emergenti. Londra, in particola- re, è una delle città leader a livello mondiale, con un ecosistema che attrae talenti e investimenti da tutto il mondo.
Londra è riconosciuta come uno dei centri principali per l’innovazione globale, competendo con città come San Francisco e New York. Nel 2023, Londra è stata classificata al 2° posto, a pari merito con New York, come una delle città con il più grande ecosistema di startup tecnologiche al mon- do, secondo il Global Startup Ecosystem Report di Startup Genome.
Londra ha una posizione forte grazie alla sua infrastruttura finanziaria, all’accesso ai mercati globali, alla presenza di università di prestigio e alla sua posizione geografica vantaggiosa, che la rende un hub per le aziende tecnologiche europee e internazionali.
Londra è quindi un punto di riferimento europeo e un ponte ideale per le aziende italiane che desi- derano espandere la loro attività a livello internazionale. ll Regno Unito offre un ecosistema altamente sviluppato per le start-up tecnologiche, con un forte supporto da parte di incubatori, acceleratori, e venture capital.
Alcuni dati chiave:
Investimenti Venture Capital: il Regno Unito ha attratto circa 11 miliardi di sterline in venture capital nel 2023, rendendolo uno dei principali mercati europei per investimenti in startup;
Startup Incubators & Accelerators:
Londra è casa di incubatori come Tech Nation, Seedcamp, e Founders Factory, che offrono supporto alle start-up tecnologiche, incluso il networking, la mentorship e l’accesso a finanziamenti.
Un aspetto fondamentale che rende il Regno Unito attraente per gli investitori e le start-up è il sistema di agevolazioni fiscali per coloro che investono in startup e piccole imprese innovative. Due dei principali programmi che facilitano gli investimenti nelle start-up sono il SEIS e l’EIS:
SEIS (Seed Enterprise Investment Scheme) È un programma che consente agli investitori di ottenere vantaggi fiscali quando inve- stono in startup nei primi stadi di sviluppo. Le agevolazioni fiscali includono una riduzione dell’imposta sul reddito del 50% sugli investimenti effettuati in una start-up qualificata (fino a un massimo di 100.000 sterline per anno fisca- le). Inoltre, le plusvalenze sui guadagni da queste startup possono essere esenti da imposte se l’investimento è mantenuto per almeno tre anni.
EIS (Enterprise Investment Scheme) Destinato alle start-up più mature (fino a 7 anni di attività), l’EIS offre agevolazioni fiscali più elevate rispetto al SEIS. Gli investitori possono beneficiare di una detrazione fiscale del 30% sugli investimenti fino a 1 milione di sterline all’anno. Le plusvalenze sui guadagni derivanti da investimenti EIS sono esenti da imposte, a condizione che le azioni siano detenute per almeno tre anni.
Il Regno Unito offre anche un programma di visto per start-up, che consente a fondatori non britannici di avviare una nuova impresa nel paese. Il visto per Startup è disponibile per i fondatori che voglio- no avviare un’impresa innovativa e supportata da un’istituzione approvata. Il visto è valido per 2 anni, ma può essere esteso o trasformato in un visto di livello superiore.



