Governo Italiano
Governo Italiano

Breadcumbs

Dove investire (REGNO UNITO)


Macchinari e apparecchiature

Il settore della meccanica e automazione nel Regno Unito è in forte crescita, sostenuto da un contesto economico favorevole e da ingenti investimenti in innovazione tecnologica. La strategia industriale britannica mira a fare del Regno Unito il luogo di riferimento mondiale per avviare, sviluppare e investire nell’Advanced Manufacturing entro il 2035, con l’obiettivo di quasi raddoppiare gli investimenti delle imprese fino a circa £39 miliardi all’anno (fonte: UK Government, Industrial Strategy – Advanced Manufacturing, 2025/26). Il settore sta inoltre accelerando l’adozione di automazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale, con gli investimenti orientati soprattutto al miglioramento della produttività e alla maggiore resilienza delle catene produttive (fonte: UK Government, Industrial Strategy – Advanced Manufacturing, 2025/26).

Agritech 

Il settore Agritech nel Regno Unito rappresenta un punto di forza strategico per affrontare le sfide legate alla produttività, ai costi degli input e agli effetti del cambiamento climatico.

Queste pressioni stanno sostenendo la domanda di tecnologie in grado di ridurre i costi e migliorare l’efficienza e la resilienza delle aziende agricole, quali robotica, automazione, intelligenza artificiale, sensoristica, tecnologie satellitari e sistemi di agricoltura di precisione.

Il Governo britannico sta rafforzando il sostegno all’innovazione agricola nell’ambito della propria Industrial Strategy, con l’obiettivo di investire almeno £200 milioni nell’innovazione agricola entro il 2030 (fonte: UK Department for Environment, Food & Rural Affairs – Defra, New £53 million investment for farming innovation, giugno 2026). Nel 2026/27 il Farming Innovation Programme, realizzato da Defra in collaborazione con Innovate UK, disporrà complessivamente di £123 milioni, dopo un ulteriore stanziamento di £53 milioni.Nell’aprile 2026 sono stati inoltre annunciati circa £50 milioni di investimenti pubblici e privati per portare fino a 12 nuove tecnologie nelle aziende agricole, con £8 milioni di finanziamento pubblico e £40 milioni di investimento privato, includendo soluzioni basate su robotica e AI per ridurre l’impiego di manodopera, energia e fertilizzanti (fonte: Defra/Innovate UK, Powering the farms of the future with £50 million tech investment, aprile 2026).

Prodotti alimentari

Il contributo dell’agricoltura all’economia britannica (valore aggiunto lordo ai prezzi base) è pari a 15,9 miliardi di sterline (0,6% del valore aggiunto lordo complessivo). Il settore agroalimentare del Regno Unito presen- ta caratteristiche strutturali consolidate, ma anche segnali di trasformazione, dettati da dinamiche interne e dall’evoluzione degli scambi internazionali. Il Paese produce in media il 63% del cibo che consuma, mostrando livelli di autosufficienza elevati in comparti come il lattiero-caseario (105%) e le carni ovine (114%) e, di converso, una forte dipendenza dall’estero per frutta (16%) e ortaggi (53%). La superficie agricola utilizzata (SAU) è pari a 17 milioni di ettari, ovvero quasi il 70% della superficie complessiva del Regno Unito. Le destinazioni d’uso variano: il 56% è occupato da prati e pascoli permanenti, il 24% da seminativi, con una predominanza di cereali (18%) come grano e orzo. Altri prodotti includono semi oleosi, piselli da foraggio, mais e avena. La maggior parte della SAU (84%) è destinata all’alimentazione del bestiame. Le aziende agricole sono 212.000, con una dimensione media di 79 ettari. Tuttavia, esistono significative differenze territoriali: in Scozia e Inghilterra le superfici medie per azienda sono più ampie (104 e 90 ettari rispettivamente), mentre in Galles e Irlanda del Nord predominano aziende di piccole dimensioni. Circa un quinto delle aziende agricole si considera di grande dimensione, con oltre 100 ettari di superficie, e detiene i ¾ della superficie agricola totale. Dal punto di vista produttivo, il settore zootecnico gioca un ruolo cruciale, con il 54% del valore della produzione agricola, in confronto al 28% delle coltivazioni. In ordine di importanza troviamo l’allevamento di bovini da latte, le coltivazioni cerealicole, l’allevamento di bovini da carne, orticoltura e floricoltura, gli allevamenti avicoli, ovini e suini. La produzione di carne più consistente in volume è quella avicola, che incide per il 50% sul totale dei volumi prodotti, mentre l’allevamento bovino ha la maggiore incidenza in termini di valore (42%), seguito da quello avicolo (28%).  L’agricoltura biologica si sviluppa su circa 540.000 ettari (il 9% della SAU), per la maggior parte situati in Inghilterra. Dopo la Brexit, il Regno Unito ha introdotto un nuovo modello di sostegno all’a- gricoltura, abbandonando i meccanismi della PAC. I sussidi pubblici, ora gestiti a livello nazionale, mirano in particolare al miglioramento delle prestazioni agroambientali, con una spesa di 4,9miliardi di sterline nel 2025, pari al 8% del reddito complessivo dell’agricoltura. Complessivamente, la filiera agroalimentare si conferma un pilastro fondamentale dell’economia del Regno Unito, con un fatturato di 172 miliardi di sterline L’intero comparto “from farm to fork” impiega oltre 4 milioni di persone, pari al 13% degli occupati del Regno Unito. Di questi, circa 446.000 sono impiegati nel solo settore primario, a cui si aggiungono oltre 444 mila addetti dell’industria alimentare, circa 1/5 degli impiegati totali del settore manifatturiero e il 13% della manodopera totale, 2,8 milioni di addetti nel settore retail e nel comparto della ristorazione. Quest’ultima assorbe il 48% degli occupati totali. I livelli di occupazione registrano un calo in tutti i comparti della filiera, a causa della carenza di manodopera e dell’aumento dei costi ad essa collegati derivante da recenti modifiche normative e. Considerando anchela senilizzazione della forza lavoro agricola (età media 60 anni), l’occupazione rapresenta una delle principali criticita’ lungo tutta la filiera. L’industria alimentare e delle bevande è il primo settore manifatturiero del Regno Unito, con un contributo all’economia nazionale di 42 miliardi di sterline nel 2025, pari a ¼ del fatturato totale del settore manifatturiero. con oltre 25.000 imprese, di cui il 99% medie o piccole. Il settore è fortemente influenzato dalle preferenze del consumatore: grande attenzione, infatti, è rivolta alla ricerca di prodotti sani, sostenibili, pronti al consumo e con alti standard di sicurezza alimentare, ambientale ed etica. Nel 2025 la spesa delle famiglie britanniche per alimenti e bevande ha raggiunto 328 miliardi di sterline (+5%), con una crescita particolarmente marcata dei consumi fuori casa (+6,8%). Il mercato biologico ha proseguito la sua crescita per il quattordicesimo anno consecutivo, sostenuto dall’attenzione a salute, qualità e sostenibilità, nonostante un’offerta ancora limitata. Più in generale, le scelte dei consumatori restano condizionate dalla pressione economica, ma cresce la ricerca di alimenti freschi, salutari, prodotti localmente e con elevati standard di benes

Energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (anche da fonti rinnovabili)

Il Regno Unito sta attraversando una delle più profonde trasformazioni del proprio sistema energetico degli ultimi decenni. La politica energetica nazionale è oggi orientata verso tre obiettivi strettamente collegati: sicurezza degli approvvigionamenti, riduzione strutturale del costo dell’energia e decarbonizzazione dell’economia.

La strategia del Governo laburista considera la transizione energetica non soltanto come uno strumento di politica climatica, ma anche come componente della politica industriale e della sicurezza economica nazionale.

L'obiettivo di lungo periodo rimane il raggiungimento del Net Zero entro il 2050, previsto dal Climate Change Act. Nel 2026 il Governo ha inoltre formalizzato il Settimo Carbon Budget, fissando per il periodo 2038-2042 un limite complessivo di 535 MtCOâ‚‚e, equivalente a una riduzione di circa l'87% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990. Nel 2025, secondo i dati provvisori DESNZ, le emissioni territoriali britanniche erano già diminuite del 53,6% rispetto al 1990, attestandosi a circa 366,6 MtCOâ‚‚e.

Energie rinnovabili

Nel primo trimestre del 2026, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha raggiunto il livello record di 43,7 TWh, con un aumento del 18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainato principalmente dalla crescita della produzione eolica. Quest’ultima è aumentata del 30%, grazie alla maggiore capacità installata e a condizioni di ventosità più favorevoli rispetto ai livelli eccezionalmente bassi registrati nell’anno precedente. La produzione da solare e bioenergia è invece rimasta sostanzialmente stabile. La quota delle fonti rinnovabili sulla produzione elettrica complessiva ha raggiunto il 53,1% nel primo trimestre del 2026, in aumento di 7,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025, sebbene in lieve diminuzione rispetto al trimestre precedente.

Energia solare fotovoltaica

Anche il fotovoltaico sta attraversando una fase di forte espansione. Il 2025 ha registrato il numero più elevato di nuove installazioni solari mai rilevato in un singolo anno, con circa 269.000 nuovi impianti, prevalentemente rooftop. Nel marzo 2026 il numero complessivo di installazioni fotovoltaiche nel Regno Unito ha inoltre superato per la prima volta la soglia dei 2 milioni. La crescita è proseguita nel 2026: dei 3,4 GW di nuova capacità rinnovabile installata tra il primo trimestre 2025 e il primo trimestre 2026, circa 2,4 GW sono riconducibili al solare fotovoltaico, che ha quindi rappresentato la principale fonte di incremento della capacità rinnovabile nel periodo.

Nucleare

Il nucleare costituisce il principale complemento programmabile alle rinnovabili nella strategia britannica. Sebbene nel 2025 la produzione nucleare sia diminuita del 12%, raggiungendo il minimo della serie storica a causa delle interruzioni e dell'invecchiamento del parco esistente, il Governo ha avviato quello che definisce il più importante programma di costruzione nucleare britannico degli ultimi cinquant'anni. Il progetto centrale è Sizewell C, centrale da 3,2 GW prevista sulla costa del Suffolk. La Final Investment Decision è stata confermata nel luglio 2025 e il financial close raggiunto nel novembre dello stesso anno. Una volta operativa, Sizewell C dovrebbe produrre elettricità sufficiente per l'equivalente di circa 6 milioni di abitazioni.

Prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici

Il settore delle Life Sciences nel Regno Unito si affaccia al 2026 con una posizione di resilienza. Sebbene il 2025 sia stato caratterizzato da un contesto in continua evoluzione sul fronte delle politiche pubbliche, dei finanziamenti e delle condizioni macroeconomiche, il settore è rimasto solido.

Il settore della scienza della vita ha continuato a crescere, mentre le università e gli ospedali di ricerca britannici hanno mantenuto un ruolo di primo piano a livello internazionale. Al di là delle dinamiche nel breve termine, questi elementi confermano la competitività dell'ecosistema dell'innovazione del Regno Unito.

Nel 2025, gli investimenti di venture capital nel settore hanno raggiunto 3,37 miliardi di sterline, registrando una contrazione del 12% rispetto all'anno precedente. Sebbene il dato rappresenti un rallentamento rispetto ai livelli record raggiunti nel biennio 2021-2022, il volume degli investimenti rimane superiore alle medie storiche e conferma la persistente fiducia degli investitori nel settore scientifico e tecnologico del Regno Unito.

La Legge di Bilancio britannica 2025 (UK Budget 2025) ha ulteriormente rafforzato questa prospettiva, introducendo misure volte a sostenere la crescita e il consolidamento delle imprese ad alto potenziale, nonché a favorire l'afflusso di capitali verso i settori deep-tech e ad alta intensità di ricerca e sviluppo. Parallelamente, le indicazioni relative a una possibile revisione delle dinamiche dei prezzi dei farmaci nel Regno Unito lasciano intravedere un potenziale riequilibrio dei rapporti tra Governo e industria farmaceutica, che potrebbe contribuire a rafforzare l'interesse degli investitori e le opportunità commerciali nel settore.

Nel 2026, il mercato sta progressivamente ampliando i propri confini, andando oltre le tradizionali attività di ricerca di laboratorio (wet-lab) verso un ecosistema dell'innovazione più ampio e diversificato. Settori adiacenti quali la scoperta di farmaci basata sull'intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche, i materiali avanzati e la biologia sintetica stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nel sostenere la domanda.

Questa crescente convergenza tra settori sta modificando anche le esigenze degli operatori, favorendo la domanda di spazi di ricerca e sviluppo più flessibili e ibridi, in grado di combinare aree ufficio, spazi dedicati all'ingegneria e ambienti attrezzati per attività di laboratorio.

Nel 2025 si è registrato un moderato rallentamento, sebbene operazioni di rilievo, come quella dell' Ellison Institute, confermino che la domanda di immobili di elevata qualità e situati in posizioni strategiche rimane sostenuta. Per il 2026 si prevede una ripresa dell'attività, in particolare a Cambridge, dove la crescita dei settori adiacenti contribuirà inoltre a diversificare ulteriormente la domanda all'interno del cosiddetto Golden Triangle.

Dal lato dell'offerta, il Golden Triangle continua a riflettere una prospettiva positiva, sebbene siano aumentate le incertezze relative ai tempi di realizzazione dei progetti, principalmente a causa dell'incremento dei costi di costruzione, delle difficoltà di accesso ai finanziamenti e dell'evoluzione delle esigenze degli operatori.

Attualmente, sono in fase di costruzione circa 3,3 milioni di piedi quadrati di nuovi spazi, mentre ulteriori 6,5 milioni di metri quadrati hanno già ottenuto l'approvazione urbanistica. Il restante volume di sviluppo si trova ancora nelle fasi preliminari di progettazione e proposta.

Per quanto riguarda i mercati, si prevede una maggiore preferenza per gli investimenti in immobili caratterizzati da flussi di reddito già stabiliti, rispetto a progetti di sviluppo speculativo. In questo contesto, il 2026 potrebbe segnare l'avvio di un nuovo ciclo di ricapitalizzazione, durante il quale gli sviluppatori saranno chiamati a rivalutare le tempistiche dei progetti, individuare nuovi partner finanziari o prendere in considerazione la cessione di alcuni asset.

Fonte: www.cbre.co.uk/insights/books/uk-real-estate-market-outlook-2026/life-sciences

Il settore delle Life Sciences nel Regno Unito vanta risultati di rilievo a livello internazionale e presenta un significativo potenziale di crescita. Numerosi tra i farmaci e le tecnologie oggi maggiormente utilizzati a livello globale – dai vaccini agli anticorpi monoclonali, dalle protesi d'anca agli scanner per la tomografia computerizzata (TC) – sono stati sviluppati per la prima volta nel Regno Unito.

Questa consolidata capacità di innovazione continua a caratterizzare il settore anche oggi. Il Regno Unito è stato, ad esempio, il primo Paese ad autorizzare e introdurre nella

Altre attività dei servizi

STARTUP E INNOVAZIONE

Il Regno Unito è uno dei principali hub globali per l’innovazione tecnologica, con una comunità di startup in rapida crescita che copre settori chiave come intelligenza artificiale (AI), fintech, blockchain e altre tecnologie emergenti. Londra, in particolare, è una delle città leader a livello mondiale, con un ecosistema che attrae talenti e investimenti da tutto il mondo.

Londra, in particolare, si conferma una delle città leader a livello mondiale, con un ecosistema capace di attrarre talenti e investimenti da tutto il mondo. Riconosciuta come uno dei principali centri globali per l’innovazione, Londra si classifica al terzo posto tra le città con i maggiori ecosistemi di startup tecnologiche a livello mondiale, preceduta dalla Silicon Valley e da New York, mantenendo al contempo il primato in Europa.

Londra ha una posizione forte grazie alla sua infrastruttura finanziaria, all’accesso ai mercati globali, alla presenza di università di prestigio e alla sua posizione geografica vantaggiosa, che la rende un hub per le aziende tecnologiche europee e internazionali.

Londra è quindi un punto di riferimento europeo e un ponte ideale per le aziende italiane che desiderano espandere la loro attività a livello internazionale.

Il Regno Unito offre un ecosistema altamente sviluppato per le start-up tecnologiche, con un forte supporto da parte di incubatori, acceleratori, e venture capital.

Valore dell’ecosistema tecnologico

Nel 2025, l’ecosistema tecnologico del Regno Unito ha raggiunto un valore complessivo di circa 1.300 miliardi di dollari, raddoppiando rispetto al 2020.
Circa la metà del valore complessivo dell’ecosistema è riconducibile a società private, a conferma della presenza di un ampio segmento di imprese tecnologiche non quotate ad elevata crescita.

Unicorni e aziende ad elevata crescita

Il Regno Unito ha generato circa 200 unicorni, ossia aziende che hanno raggiunto una valutazione pari o superiore a 1 miliardo di dollari.
Il Paese si conferma leader in Europa per numero di unicorni ed exit superiori a 1 miliardo di dollari.
15 aziende tra unicorni ed exit superiori a 1 miliardo di dollari hanno raggiunto lo status di “decacorn”, superando una valutazione di 10 miliardi di dollari.
Arm è diventata la prima società tecnologica britannica a raggiungere lo status di “centicorn”, superando una valutazione di 100 miliardi di dollari.

Crescita degli investimenti in Venture Capital

Nel 2025, le startup britanniche hanno raccolto 23,7 miliardi di dollari di investimenti in Venture Capital.
Il 2025 rappresenta il terzo anno nella storia dell’ecosistema britannico in cui gli investimenti VC hanno superato la soglia dei 23 miliardi di dollari.

Un ulteriore elemento che contribuisce all’attrattività del Regno Unito per investitori e startup è rappresentato dal sistema di agevolazioni fiscali destinato agli investimenti nelle imprese innovative e ad elevata crescita. Tra i principali strumenti figurano il Seed Enterprise Investment Scheme (SEIS) e l’Enterprise Investment Scheme (EIS).

SEIS – Seed Enterprise Investment Scheme

Il SEIS è rivolto principalmente agli investimenti nelle imprese nelle prime fasi di sviluppo.

Gli investitori possono beneficiare di una riduzione dell’Income Tax pari al 50% dell’investimento, su un importo massimo annuale di £200.000.
Il regime prevede inoltre agevolazioni sulle plusvalenze, subordinatamente al rispetto dei requisiti previsti, tra cui generalmente il mantenimento delle azioni per almeno tre anni.

EIS – Enterprise Investment Scheme

L’EIS sostiene gli investimenti in imprese ad elevata crescita in una fase di sviluppo più avanzata.

Gli investitori possono beneficiare di una riduzione dell’Income Tax pari al 30%, su investimenti fino a £1 milione per anno fiscale, limite che può raggiungere £2 milioni qualora almeno £1 milione sia investito in knowledge-intensive companies.
Anche in questo caso sono previste ulteriori agevolazioni fiscali sulle plusvalenze, a condizione che siano rispettati i requisiti del programma e, generalmente, che le azioni siano detenute per almeno tre anni.

Il Regno Unito dispone inoltre dell’ Innovator Founder Visa, rivolto a imprenditori internazionali che intendono creare e sviluppare nel Paese un’attività innovativa, sostenibile e scalabile. La domanda deve essere accompagnata dall’approvazione di un organismo autorizzato (endorsing body). Il visto ha una durata iniziale di tre anni, può essere rinnovato e può consentire, al rico

Ultimo aggiornamento: 07/09/2026