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Cosa vendere (COREA DEL SUD)


Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili

I dati statistici del 2020 confermano l’Italia al 1° posto tra i principali paesi fornitori di pelletteria della Corea, con un valore delle importazioni coreane pari a 1 miliardo 300 milioni di dollari. La Cina si mantiene al secondo posto, con quota sul totale importato del 31% contro il 37,2% dell’Italia. La Francia segue a distanza con quota del 15%. Le importazioni di borse dall’Italia sono continuate a crescere nonostante la pandemia e le restrizioni del 2020, con addirittura +21% rispetto al 2019. I grandi magazzini sono il canale di distribuzione piu` naturale per i brand stranieri, seguiti dall'online. In passato la borsa di qualita` doveva essere di pelle e soprattutto di una marca conosciuta, tanto che non era un’esagerazione affermare che il consumatore coreano al momento dell’acquisto considerava soprattutto un determinato marchio piu` che il prodotto in se`. Questa nozione vale ancora per i marchi di lusso di fascia piu` alta come Chanel, Hermes, ecc, dove la borsa diventa uno strumento attraverso il quale dimostrare il proprio status sociale. Oggi tuttavia il trend del consumatore medio coreano sta vertendo verso una maggiore attenzione al design esclusivo e al fattore novita`, a scapito dei marchi di pelletteria piu` conosciuti.

Prodotti alimentari

La tradizione agroalimentare italiana in Corea del Sud e’ ampiamente conosciuta ed apprezzata. I consumatori coreani sono molto ricettivi nei confronti di una gastronomia – quella italiana – sinonimo in Corea di alta qualita’ ed eleganza. Con oltre settecento ristoranti nella sola Seoul, autenticamente italiani o semplicemente ispirati alla tradizione culinaria del nostro Paese, quella italiana risulta essere la cucina straniera piu’ presente in Corea assieme a quella giapponese. Benche’ l’accessibilita’ e la diffusione di prodotti nei circuiti della grande distribuzione siano apprezzabili, in tale comparto esistono margini di miglioramento che vanno sfruttati con iniziative promozionali direttamente orientate ai consumatori finali, come fatto durante la Settimana della Cucina Italiana o gli eventi "The True Italian Taste". Questi, infatti, spesso dispongono di una conoscenza piuttosto limitata per l’impiego casalingo dei prodotti non nazionali. I principali paesi fornitori della Corea sono gli USA, la Cina, seguiti dall'Unione Europea, che sta da tempo applicando una strategia di "brandizzazione" per meglio promuovere i propri prodotti. L'Italia e' tra i primi 10 fornitori, con circa 500 milioni di dollari di export alimentare verso Seoul.

Macchinari e apparecchiature

Il settore meccanico costituisce storicamente la prima voce dell’export italiano in Corea. Nonostante ciò le importazioni coreane di macchinari dall’Italia sono limitate: l’Italia figura al sesto posto tra i Paesi fornitori, con una quota sul totale import inferiore al 7% nel 2020. I prodotti italiani sono competitivi sul prezzo ma fra i coreani è diffusa la percezione che siano qualitativamente inferiori alle macchine giapponesi o tedesche. Nel sistema distributivo coreano nel settore dei macchinari rimane centrale il ruolo degli agenti. Sono rari i casi in cui gli utilizzatori finali procedano all’acquisto direttamente presso le case produttrici senza l’intermediazione di un agente. Gli agenti, infatti, solitamente oltre alla fase di importazione del prodotto gestiscono anche la manutenzione post vendita offrendo un servizio completo. La garanzia di adeguati servizi di manutenzione e assistenza successive all’acquisto sono per i clienti locali una condizione essenziale e premiante. I fornitori dei principali paesi concorrenti sono sovente preferiti nella scelta anche per la presenza di estese reti di supporto after-sale.

Prodotti delle altre industrie manufatturiere

COSMETICA - L’importanza del settore cosmentico in Corea e’ significativa. Negli ultimi anni, l'industria della bellezza coreana è cresciuta rapidamente, segnando un +15 nel 2020 rispetto al 2019 (valore circa 7 miliardi di dollari).  Le principali destinazioni delle esportazioni coreane sono Cina, paesi ASEAN e Stati Uniti, ma anche l'Unione Europea e' in crescita. Particolarmente dinamici i segmenti per la cura  della pellle e la cosmetica dedicata al pubblico maschile, che nell’ultimo decennio ha fatto registrare un vero e proprio boom. La cura del del viso rappresenta oltre la metà (51%) della quota di mercato totale. Gran parte del successo della cura della pelle del viso e' dovuta al forte sviluppo di nuovi prodotti. Anche i prodotti per la pelle maschile hanno dimostrato una ottima vitalita’ con i consumatori coreani che vantano la maggiore spesa pro capite al mondo con riferimento a tali prodotti. I canali distributivi si caratterizzano in maniera abbastanza differente per i prodotti nazionali e per quelli di importazione. Infatti, se con riguardo ai primi vengono privilegiate la vendita porta a porta e le catene specializzate (c.d. “brand shop”) per i secondi prevalgono le vendite nei department store (oltre il 55%) nonche’ nelle c.d. multi-level. Negli ultimi anni si sta tuttavia affermando in misura sempre maggiore il canale distributivo costituito da negozi specializzati multimarca, anche in ragione dell’aumento di interesse nei confronti di prodotti provenienti dall’estero, soprattutto in nicchie di mercato relativamente nuove come, ad esempio, prodotti cosmetici naturali e/o certiifcati bio. L'export italiano di cosmetici e' sceso del 14% nel 2020 rispetto al 2021, con un valore di circa 80 milioni di dollari.

Articoli di abbigliamento (anche in pelle e in pelliccia)

Le vendite di abbigliamento da donna “contemporary” e “young casual” sono in aumento e i prodotti in cashmere per la clientela di eta` matura stanno diventando molto popolari. L’abbigliamento da uomo “Casual” come i “jeans” ha continuato a mostrare una forte crescita, mentre gli abiti formali mostrano un andamento in calo. Il fattore principale è stato l'aumento di posti di lavoro che hanno permesso il “No-TIE”, chiamato "cool-biz" durante l'estate, al fine di risparmiare sui costi energetici legati al consumo di aria condizionata. Per la fascia di eta` piu` giovane si rileva la tendenza “Street” emersa in Corea circa 10 anni fa. Nel 2018 il giro d’affari del mercato dello Sports Wear (Sports, Outdoor e Golf) in Corea e’ stato di 10,34 miliardi di euro e ha rappresentato il 33,9% del totale dell’industria della moda. Tra i sottosettori dello sport, il momento migliore soprattutto per l’Outdoor e` arrivato tra il 2010 e il 2013 con un tasso di crescita media annuale di poco al di sotto del 30%. Dal 2014 al 2016 si e’ manifestato un ridimensionamento, con tassi di crescita del 16% circa. Dal 2017 si registra un calo intorno all’1~4%, assestandosi a 3,69 miliardi di euro, ma e` comunque considerato un mercato molto grande rispetto alla popolazione. Dopo una crescita durata anni dell’abbigliamento “outdoor”, stimolata dall’aumento del tempo a disposizione dei coreani per lo svago e il riposo, ora tocca allo “sportism”, in seguito al trend generale del “body building”, inteso non come disciplina ma come un modo per mantenere la salute del corpo. Il “body building” una volta era praticato solo da celebrità e personaggi famosi ma, grazie alla sua popolarita`, sta stimolando l’acquisto di “sportswear” come “rash guard”, “running suit”, ecc. L’Athleisure è emerso come una “mega tendenza” nell’abbigliamento e nelle calzature. L'abbigliamento delle caratteristiche Athleisure è stato progettato per posizionarsi come vestiario ibrido tra abbigliamento sportivo e quello quotidiano, compresi i prodotti di biancheria intima.   

Ultimo aggiornamento: 14/06/2021