Quadro macroeconomico (ARABIA SAUDITA)

A causa della stagnazione economica che ha colpito il Regno nell'ultimo biennio (PIL +1,7 nel 2016, con stima di crescita pressoché nulla in corso d'anno, pari allo 0,1%, secondo la più recente revisione del FMI di luglio), le Autorità saudite hanno intrapreso un cammino di riforma radicale dell'apparato economico. Il primo trimestre del 2017 si è intanto chiuso con crescita negativa (-0,5%, dati preliminari dell'Autorità saudita per le statistiche), come non accadeva ormai dal 2009. In particolare, il settore oil, che contribuisce da solo alla formazione del 42% del PIL, si è contratto del -2,3%.


Mentre gli introiti erariali sono bruscamente diminuiti (25 miliardi USD nel 2015 e 21 miliardi nel 2016, rispetto agli oltre 40 miliardi degli anni precedenti), la spesa pubblica è rimasta pressoché inalterata (41 miliardi USD nel 2015 e 39 miliardi nel 2016), di cui la voce principale è costituita dai salari pubblici, che assorbono circa la metà del totale.


La crescente discrasia tra entrate e uscite ha portato a un deficit fiscale crescente, acuitosi nel 2016 (-17,2%), chiaro campanello di allarme per un Paese tradizionalmente abituato a poter contare su ricchi surplus fiscali derivanti dalle esportazioni di greggio. L'inversione di tendenza si è verificata inizialmente nel 2014, con un primo disavanzo del -3,4%, per aggravarsi drasticamente nel biennio successivo.


Da qui la necessità della Casa saudita di reperire altrove fonti di liquidità, non solo per poter mantenere l'attuale capacità di spesa, a garanzia del patto sociale finora in essere, ma anche per finanziare la diversificazione dell'economia nazionale, slegandola almeno in parte dalla rendita petrolifera (considerando oltretutto l'impegno in sede OPEC per i tagli alla produzione, esteso fino a marzo 2018).
Inizialmente, il Regno ha fatto ricorso al mercato dei capitali con l'emissione di obbligazioni, potendo contare su uno stock di debito pubblico inferiore al 10% fino al 2015 (seppur in sensibile aumento da allora). La collocazione di obbligazioni tradizionali e islamiche (sukuk), iniziata nel 2015, è stata incoraggiante. Con l'ultima operazione di aprile 2017 sono stati raccolti ca. 9 miliardi USD, ben oltre l'aspettativa governativa di 5 miliardi (e con una raccolta ordini arrivata a oltre 33 miliardi), a sottolineare la fiducia degli investitori verso i fondamentali sauditi.


Un ruolo fondamentale per traghettare l'economia saudita verso uno scenario post-oil sarà espletato dal Public Investment Fund-PIF, la cui performance è monitorata dal Consiglio per lo Sviluppo Economico, presieduto dallo stesso Principe ereditario, Mohammed bin Salman (anche Presidente del PIF). Nei prossimi mesi dovrebbe iniziare ad operare a pieno regime anche il neo-costituito Centro Nazionale per le Privatizzazioni e le Public Private Partnership, creato con Decreto Ministeriale del 3 aprile 2017. La principale operazione sarà il collocamento in borsa di una quota del 5% dell'ente petrolifero Saudi Aramco, che doveva aver luogo nella seconda metà del 2018, ma è ora stata rinviata al primo semestre del 2019.

Ultimo aggiornamento: 25/09/2017^Top^
Scheda di Sintesi   Scheda di Sintesi in PDF   Rapporto in PDF   Stampa PDF personalizzato   Rapporto sul turismo in PDF

 

Perché ARABIA SAUDITA Outlook politico Outlook economico Competitività e Business Environment Accesso al credito Rischi Rapporti con l'Italia Turismo Strumenti utili per le imprese Link utili

 

Tutti gli Highlights Tutti gli approfondimenti Tutte le attivita promozionali Tutte le opportunità d'affari

 

Ambasciata d'Italia