Quadro macroeconomico (ARABIA SAUDITA)

La recessione economica del Regno nell'ultimo biennio (PIL +1,7 nel 2016 e -0,74% nel 2017) ha accelerato il cammino di profonda riforma dell'apparato economico intrapreso dalle Autorità saudite. Il ritorno alla crescita è atteso già nel 2018: per il FMI, il PIL dovrebbe crescere del +1,7%, mentre per il Goverrno di Riad i pronostici sono ancora più positivi (l'assunzione alla base della legge di bilancio 2018 è +2,7%).

Il calo del prezzo del petrolio nel triennio 2015-2017 ha fatto diminuire gli introiti erariali (25 miliardi USD nel 2015 e 21 miliardi nel 2016, rispetto agli oltre 40 miliardi degli anni precedenti), tuttavia la spesa pubblica è rimasta pressoché inalterata (41 miliardi USD nel 2015 e 39 miliardi nel 2016), di cui la voce principale è costituita dai salari pubblici, che assorbono circa la metà del totale.

La crescente discrasia tra entrate e uscite ha portato a un deficit fiscale crescente, acuitosi nel 2016 (-17,2%), chiaro campanello di allarme per un Paese tradizionalmente abituato a poter contare su ricchi surplus fiscali derivanti dalle esportazioni di greggio. L'inversione di tendenza si è verificata inizialmente nel 2014, con un primo disavanzo del -3,4%, per aggravarsi drasticamente nel biennio successivo.

Da qui la necessità della Casa saudita di reperire altrove fonti di liquidità, non solo per poter mantenere l'attuale capacità di spesa, a garanzia della stabilità del patto sociale, ma anche per finanziare la diversificazione dell'economia nazionale, slegandola almeno in parte dalla rendita petrolifera (considerando oltretutto l'impegno in sede OPEC per i tagli alla produzione, estesi fino a fine 2018).

Il Regno ha fatto più volte ricorso al mercato dei capitali, con l'emissione di obbligazioni, potendo contare su uno stock di debito pubblico inferiore al 10% fino al 2015 (seppur in sensibile aumento da allora). La collocazione di obbligazioni tradizionali e islamiche (sukuk), iniziata nel 2015, è stata incoraggiante e continua ad esserlo per le emissioni del 2018.

Un ruolo fondamentale per traghettare l'economia saudita verso uno scenario post-oil sarà espletato dal Public Investment Fund-PIF, la cui performance è monitorata dal Consiglio per lo Sviluppo Economico, presieduto dallo stesso Principe ereditario, Mohammed bin Salman (anche Presidente del PIF).

Tra gli aspetti positivi, si segnala la riforma del mercato dei capitali, necessario per sostenere l`ingente sforzo finanziario del cambio di paradigma economico. La classificazione da parte di FTSE Russell della Borsa Tadawul tra i mercati emergenti rappresenta il riconoscimento dello sforzo di allineamento del mercato borsistico di Riad agli standard internazionali, in termini di trasparenza, efficienza e sicurezza. Si sono inoltre semplificate le procedure per la concessione delle licenze, riducendo notevolmente i documenti richiesti. Dall`annuncio dell'upgrade della Borsa saudita, gli scambi sono cresciuti del +23% in termini di valore e del +27% in termini di numero di transazioni. La recente quotazione dei titoli pubblici sulla Borsa di Riad sta permettendo di sviluppare un vero e proprio mercato obbligazionario che, ad oggi, è solo marginale. Secondo gli analisti, i principali fattori che guideranno la crescita del mercato dei capitali saranno: i) la quotazione di Saudi Aramco, che dovrebbe far salire il futuro peso della Borsa nell`indice FTSE dei mercati emergenti dal 2,7% al 4,6%; ii) la stabilità dei prezzi petroliferi; iii) la promozione della Borsa a mercato emergente anche da parte di MSCI, la cui decisione è attesa a giugno 2018. Si stima che una decisione favorevole da parte di MSCI garantirebbe un afflusso minimo di 40 miliardi di dollari e una maggiore copertura da parte degli analisti internazionali.

Nel maggio 2018 è stato avviato il programma "Quality of Life 2020", teso a migliorare la qualità di vita dei cittadini sauditi e paradigamtico del processo di riforme sociali avviato dalla Corona, con uno stanziamento di 35 miliardi di dollari allocati per la sua realizzazione.  Il piano punta alla diversificazione dell'offerta culturale, sportiva e di intrattenimento e allo sviluppo delle relative infrastrutture. L'obiettivo è altresì la creazione di posti di lavoro (346mila entro il 2020), diversificare l'economia e attrarre investimenti privati, in linea con la cornice della Vision 2030.

Ultimo aggiornamento: 17/05/2018^Top^
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