Quadro macroeconomico (ARABIA SAUDITA)

La recessione economica del Regno nell'ultimo biennio (PIL +1,7 nel 2016 e -0,9% nel 2017) ha accelerato il cammino di profonda riforma dell'apparato economico intrapreso dalle Autorità saudite. Il calo del prezzo del petrolio nel triennio 2015-2017 ha fatto diminuire gli introiti erariali (25 miliardi USD nel 2015 e 21 miliardi nel 2016, rispetto agli oltre 40 miliardi degli anni precedenti), tuttavia la spesa pubblica è rimasta pressoché inalterata (41 miliardi USD nel 2015 e 39 miliardi nel 2016), di cui la voce principale è costituita dai salari pubblici, che assorbono circa la metà del totale. La crescente discrasia tra entrate e uscite ha portato a un deficit fiscale crescente, acuitosi nel 2016 (-17,2%). L'inversione di tendenza si è verificata inizialmente nel 2014, con un primo disavanzo del -3,4%, per aggravarsi drasticamente nel biennio successivo.

Da qui la necessità della Casa saudita di reperire altrove fonti di liquidità, non solo per poter mantenere l'attuale capacità di spesa, a garanzia della stabilità del patto sociale, ma anche per finanziare la diversificazione dell'economia nazionale, slegandola almeno in parte dalla rendita petrolifera. Il Regno ha fatto più volte ricorso al mercato dei capitali, con l'emissione di obbligazioni, potendo contare su uno stock di debito pubblico inferiore al 10% fino al 2015 (seppur in sensibile aumento da allora). La collocazione di obbligazioni tradizionali e islamiche (sukuk), iniziata nel 2015, continua positivamente per le emissioni del 2018.

La promozione della Borsa Tadawul tra i mercati emergenti dell'indice FTSE Russell, avvenuta a fine marzo 2018, rappresenta il riconoscimento dello sforzo di allineamento del mercato borsistico di Riad agli standard internazionali. La successiva promozione a mercato emergente anche da parte dell'indice MSCI, avvenuta a fine giugno 2018, dovrebbe garantire un afflusso di 40 miliardi di dollari e una maggiore copertura da parte degli analisti internazionali.

Nel primo semestre del 2018 la situazione economica del Regno ha registrato segnali di ripresa che inducono a un moderato ottimismo. Il PIL è tornato a crescere e la ripresa, benchè attesa, si sta mostrando più forte delle previsioni, tanto che a luglio il FMI ha rivisto al rialzo le stime per il corrente anno (da 1,7% a 1,9%). Il settore non idrocarburi ha ripreso a crescere a ritmi più sostenuti (+1,6%), trainato dall'incremento della spesa pubblica, che nel 2018 dovrebbe raggiungere il livello più alto di sempre.

La produzione petrolifera è di nuovo aumentata, dopo che l'Arabia Saudita aveva attuato nel corso del 2017 tagli maggiori rispetto a quelli richiesti dagli accordi OPEC-Paesi non OPEC. Il settore petrolifero è cresciuto del +0,6% nel primo trimestre del 2018, in netta controtendenza con il calo del -4,3% dell'ultimo trimestre del 2017. L'Arabia Saudita, che ha un margine di capacità produttiva stimato in 2 milioni di barili al giorno, dovrebbe far registrare un aumento di produzione nei prossimi mesi di quasi 500mila barili al giorno (+5%), in seguito all'ultimo accordo OPEC-Paesi non OPEC raggiunto nel giugno scorso. 

Sul fronte dei conti pubblici, gli aggiustamenti sono senz'altro positivi, con il disavanzo pubblico in graduale e progressivo rientro. Secondo le stime del FMI esso passerà dal 9,3% sul PIL di fine 2017 al 4,6% a fine 2018, per poi scendere ulteriormente all'1,7% nel 2019. L'obiettivo è di raggiungere il pareggio nel 2023, risultato ritenuto credibile e coerente con il migliorato contesto macro-economico. Nei primi mesi del 2018 le riserve ufficiali hanno interrotto il trend negativo (-7% nel 2017) e sono tornate a crescere (+2%). La ricostituzione degli asset in valuta è legata al miglioramento dei conti pubblici e, soprattutto, al buon andamento delle partite correnti, il cui saldo positivo è salito al +6% del PIL nel primo trimestre del 2018 (dal 2,2% nel 2017).

Il settore privato rimane l'anello debole dell'economia saudita: nel primo trimestre del 2018 è cresciuto del +1,1% rispetto all'espansione del +2,7% del settore pubblico. Ne risentono i dati sull'occupazione (al 13%) e le prospettive future di creare sufficienti posti di lavoro per la larga fetta di giovani sauditi che si affacciano ogni anno sul mercato del lavoro. 

Ultimo aggiornamento: 26/08/2018^Top^
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