Aspetti Normativi (ARABIA SAUDITA)

L’Arabia Saudita ha tradizionalmente rappresentato un mercato stabile e attraente per gli investimenti esteri, anche grazie alla disponibilità di ottime infrastrutture e di un sistema bancario solido e regolamentato. Ne hanno beneficiato particolarmente i grandi gruppi multinazionali, in grado di superare con più facilità le barriere all'ingresso esistenti.

Il 25 aprile 2016 Mohammed bin Salman, ora Principe ereditario, ha presentato la nuova strategia di sviluppo denominata Vision 2030. Si tratta di una riforma radicale dell'apparato economico volto a sganciarlo dagli introiti petroliferi (considerando oltretutto l'impegno in sede OPEC per i tagli alla produzione, esteso fino a marzo 2018) e dal settore pubblico, attraverso il sostegno alla creazione di filiere produttive nazionali (industria della difesa, energie rinnovabili, settore minerario). Tra le iniziative chiave  è previsto anche un mega-piano di privatizzazioni che coinvolgerà tutti i settori economici, del valore di 200-300 miliardi di dollari. La Vision 2030 codifica gli obiettivi strategici di lungo termine, mentre i programmi di dettaglio sono stati elaborati nel corso del 2017 e confluiti nel National Transformation Plan e nei Vision Realization Programs. Il NTP è in fase di revisione, dovrebbe essere ufficialmente presentata la versione più snella e focalizzata a fine ottobre 2017. A complemento degli stessi, si è aggiunto l’elaborazione di un bilancio fiscale 2017 improntato a una vera disciplina fiscale e soggetto per la prima volta a revisione trimestrale (pubblica).

A sostegno del nuovo piano di sviluppo, la competente Autorità saudita SAGIA (Saudi Arabian General Investments Authority, istituita nell'aprile del 2000 dal Consiglio dei Ministri) ha avviato delle iniziative per facilitare il clima degli investimenti. A giugno 2017 il Consiglio dei Ministri ha approvato la piena proprietà in capo agli stranieri delle attività di distribuzione al dettaglio e all'ingrosso, rimuovendo la quota minima del 25% riservata ai sauditi. A settembre 2017 è stato liberalizzato il settore dei servizi di ingegneria. In termini generali, gli investitori esteri possono investire in tutti i settori economici, fatto salvo quelli ricompresi nella cosidetta "negative list", che riguarda i settori considerati strategici, quali l'upstream petrolifero e gli investimenti immobiliari nelle città di Mecca e Medina. La lista dei settori esclusi viene periodicamente rivista da SAGIA e sottoposta ad approvazione governativa. Gli investitori esteri sono liberi di trasferire i profitti all'estero e di sponsorizzare dipendenti stranieri, purchè soddisfino le quote di impiegati sauditi previste dal programma di "saudizzazione" del mercato del lavoro. Vi sono requisiti di capitale minimo che variano a seconda del settore e del tipo di investimento. Si segnala che nel corso dell'ultimo biennio SAGIA ha introdotto misure che richiedono una percentuale minima di contenuto locale.

Per agevolare gli investimenti nel Regno, SAGIA ha altresì costituito il Centro per i Servizi d'Investimento (ISC), che concede o nega la licenza in ca. 5 giorni, a partire dalla presentazione della domanda e documentazione da parte dell'investitore. I tempi di ottenimento della licenza si stanno gradualmente riducendo. La tipologia di licenze rilasciate da SAGIA erano tradizionalmente sette (industria, trading, agricoltura, contracting, immobiliare, servizi, consulenza) ma nel 2015 sono state ridotte a tre: servizi; industria e contracting. A seconda del settore di attività, gli investitori esteri possono essere tenuti a richiedere l'approvazione della competente Autorità tecnica, ad esempio il Ministero della Salute o la Commissione saudita per il Turismo. Oltre alla licenza SAGIA, è necessaria la registrazione societaria presso il Ministero del Commercio e degli Investimenti (servizio online disponibile sul sito http://www.mci.gov.sa/en). Ulteriori requisiti sono l'ottenimento della cd. licenza a livello di municipalità (Baladia) e la registrazione presso il Ministero del Lavoro, la Camera di Commercio, l'Ufficio Passaporti, l'Agenzia dell'Entrate e l'ente assicurativo/pensionistico. Tutti questi passaggi richiedono in media circa 2-3 mesi, posizionando l'Arabia Saudita al 147imo posto (su 190 Paesi) in termini di facilità di avvio di un'attività economica, come monitorato dal rapporto Doing Business 2017 della Banca Mondiale.

Nonostante gli annunci ufficiali sauditi di voler favorire lo sviluppo di un tessuto di PMI, non vi sono in realtà meccanismi operanti in tal senso. Nel 2015 SAGIA ha emesso la nuova legge quadro commerciale che autorizza la singola persona a costituire una società (rispetto al precedente requisito di due), ha abbassato il requisito di capitale minimo e il numero di soci per formare una società a responsabilità limitata. Tuttavia queste misure sono riservate ai soli cittadini sauditi. Nel 2017 è stata creata la General Authority  for Small and Medium Enterprises (presieduta da un Governatore), che riporta al Ministero del Commercio, con mandato di accelerare lo sviluppo delle PMI e di organizzare fiere e forum a sostegno del settore privato.

Vi sono degli enti governativi con mandato di promozione industriale, come la Royal Commission for Jubail & Yanbu, la Al-Riyadh Development Authority e la Saudi Industrial Property Authority-MODON. MODON ha l'incarico di sviluppare città industriali e zone tecnologiche, con annessi infrastrutture e servizi (sono 31 in tutto il Paese), tipicamente offrendo terreni ed edifici pre-fabbricati a un prezzo altamente sussidiato. Collabora con Saudi Industrial Development Fund-SIDF (ente che riporta al Ministero del Commercio e degli Investimenti), deputato a fornire credito industriale a medio-lungo termine. Il 4 ottobre 2017 è stato istituito  con decreto regio il National Development Fund, ente che riporta al Primo Ministro, con compito di supervisore dell’operato di Saudi Fund for Development, Saudi Industrial Development Fund, Agricultural Development Fund, Social Development Bank e Human Resources Development Fund. E’ attesa ancora la nomina del Governatore (che avrà rango ministeriale) e del CdA.

Per adeguarsi alle migliori pratiche internazionali, nel 2012 è stata emanata la legge quadro sull'arbitrato (decreto n. 34 del 16 aprile 2012). A complemento della stessa, è stato emanato il decreto n. 53/2012 sull'applicazione della legge. Infine, il 2 ottobre 2016 è stato costituito l'organo indipendente denominato Saudi Center for Commercial Arbitration-SCCA per poter accedere all'arbitrato istituzionale, senza dover adire le Corti tradizionali. Le regole sull'arbitrato del SCCA si ispirano ai modelli di legge sull'arbitrato commerciale internazionale predisposti dall'UNCITRAL (United Nations Commission on International Trade Law). Allo stato attuale, i lodi arbitrali SCCA risultano essere recepiti senza ostacoli dalle Corti saudite (cd. Enforcement Court). Si ricorda che si applica la shariah (legge islamica) a tutti i contratti in vigore in Arabia Saudita. I lodi arbitrali, sia sauditi che esteri, non devono perciò essere in contrasto con la shariah per poter essere accettati dalle Corti saudite e resi in tal modo esecutivi.  

 

I riferimenti normativi sono disponibili sul sito di SAGIA (www.sagia.gov.sa/en).
Ultimo aggiornamento: 09/10/2017^Top^
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