Politica economica (ARABIA SAUDITA)

Nell'aprile del 2016 la politica economica saudita è stata radicalmente rivista con l'adozione della strategia di sviluppo Vision 2030 (ne è artefice il principe Mohammed bin Salman, erede al trono). Con l'adozione di Vision 2030, il Regno si propone di rientrare tra le prime economie al mondo per prodotto interno lordo, creare sufficienti opportunità di lavoro per la crescente fetta di giovani che entrano nel mercato del lavoro, sviluppare filiere industriali nazionali (settore della difesa, minerario, energie rinnovabili, turismo), promuovere il settore privato e le PMI.

La Vision 2030 ha codificato gli obiettivi strategici di lungo termine, mentre i programmi di dettaglio sono stati elaborati nel corso del 2017, nei documenti denominati National Transformation Plan e Vision Realization Programs. Essi si accompagnano all'adozione di una legge di bilancio e di una disciplina fiscale che per la prima volta vengono sottoposte a revisione trimestrale. Tra gli obiettivi fiscali, la tassazione dei consumi (con prime misure su bevande e tabacchi adottate a giugno 2017), la tassazione sui lavoratori stranieri (da luglio 2017) e l'introduzione dell'IVA il 1 gennaio 2018.

Aldilà dei programmi in cui si va progressivamente articolando, Vision 2030 costituisce un progetto socio-politico scaturito dalla presa di coscienza della necessità di riformare il modello economico che il Regno ha finora perseguito, basato sulla rendita derivante dalle esportazioni di petrolio (cd. "rentier economy") e sulla delega pressoché assoluta di tutti i lavori manuali a 10 milioni di lavoratori stranieri, mentre i sauditi restano prevalentemente impiegati nel settore pubblico. Le nuove generazioni di sauditi, che spesso hanno studiato all'estero, aspirano a un modello di maggiore inclusione sociale e lavorativa. Vi è inoltre la necessità di coinvolgere la componente femminile nel mondo del lavoro, in parte per la loro accresciuta consapevolezza sociale, ma spesso anche per necessità di sostentamento della famiglia.  

In tema di finanza pubblica, sono stati conseguiti notevoli risultati, rispetto al biennio 2015-2016, quando i bassi introiti petroliferi avevavo fatto salire il disavanzo pubblico al 15,8% e al 17,2% del PIL rispettivamente. Solo l'azione concordata in ambito OPEC+ (riconfermata a dicembre 2018, con un taglio complessivo di 1,2 milioni di barili al giorno fino almeno a giugno 2019) e una disciplina fiscale prima sconosciuta a Riad hanno permesso di ripristinare un equilibrio erariale. Da allora, il FMI ha rivisto più volte al rialzo le aspettative di crescita, portandole nell'ultima revisione del WEO al 2,2% nel 2018 e al 2,4% nel 2019. Il rapporto di Moody's di dicembre 2018 conferma il rating A1, con outlook stabile. Il disavanzo pubblico dovrebbe scendere al 3,5-6%, rispetto al 9,3% del 2017, mentre il debito pubblico dovrebbe mantenersi al di sotto del 25% anche nel medio periodo.

La credibilità acquisita sul fronte dei conti pubblici, grazie anche a un apprezzabile esercizio di trasparenza, facilita il ricorso del Regno al mercato dei capitali. Gli investitori internazionali hanno  finora mostrato un forte interesse per le emissioni obbligazionarie saudite.

Nel 2018 e nel 2019 Riad ha varato due leggi di bilancio che rappresentano il più grande stimolo fiscale di sempre del Regno. Esse si inseriscono in un quadro macroeconomico senz'altro stabile e dai fondamentali solidi:
- il Paese vanta un rating A1 di Moody's e A+ di Fitch Ratings, entrambi con outlook stabile;
- vi è un basso stock di debito pubblico, stimato al 20% del PIL nel 2018 e al 22% nel 2019;
- l'Arabia Saudita è il quarto paese al mondo per riserve valutarie, che superano i 500 miliardi di dollari;
- la Borsa di Riad (Tadawul) è stata promossa a mercato emergente dagli indici internazionali FTSE (marzo 2018) e MSCI (giugno 2018) e ha una capitalizzazione di mercato di 506 miliardi di dollari, con 190 società quotate (al 19 dicembre 2018), rappresentando già la più importante piazza finanziaria del Medio Oriente;
- il sistema bancario è solido e capitalizzato, oltre i requisiti richiesti da Basilea III;
- gli IDE sono più che raddoppiati nel 2018, raggiungendo i 3,5 miliardi di dollari (+110%, con 770 licenze emesse in corso d'anno).

Ultimo aggiornamento: 07/01/2019^Top^

 

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