Quadro macroeconomico (TANZANIA)

Pur con i rilevanti cambiamenti nel corso di vent’anni, l’economia della Tanzania resta basata soprattutto sul settore primario, che rappresenta ⅓ del PIL, occupa ¾ della forza lavoro e produce gran parte delle esportazioni. L’agricoltura è ancora poco produttiva e moderna, tranne che in aree limitate come quella di Morogoro.

I principali motori della crescita economica (6,7% in media, anno di riferimento 2015) sono stati edilizia, trasporti, comunicazioni e servizi finanziari, legati alla crescita delle grandi città, alla modernizzazione dell’economia e alla realizzazione di progetti infrastrutturali. Secondo i dati ufficiali del 2018 il PIL è cresciuto del 7% (7,1% a Zanzibar), in accelerazione rispetto al +6,8% del 2017 e in linea con l’andamento degli ultimi dieci anni. Il settore primario (agricoltura, pesca e foreste) continua a rappresentare il 30,7% del PIL, poco superiore all’industria e alle miniere (29,1%), mentre i servizi costituiscono il 40,2%. La crescita nel 2018 è stata trainata da intrattenimento (+13,7%), edilizia (+12,9%), trasporti e logistica (+11,8%), informazione e comunicazioni (+9,1%). L'industria sarebbe cresciuta di un apprezzabile 8,3% e l'agricoltura del 5,3%. Nel primo trimestre 2019 la crescita è stata del +6,6% e nel secondo del +7,2%. Gli osservatori internazionali stimano un'espansione più limitata ma significativa, sotto il 6%.

La Tanzania ha consolidato il suo status di paese a medio reddito nel 2018, con un reddito pro-capite di 1.084 dollari USA (2017: $1.045).

Secondo dati riportati dalla Banca centrale per settembre 2019, l’inflazione annua è pari al 3,4% (3,6% nel mese precedente), in linea con gli obiettivi governativi. L’inflazione su energia e carburanti continua a diminuire: dal 18,9% del settembre 2018 al 4,6% di quest’anno.

L’offerta di moneta (aggregato M3) è cresciuta in modo altalenante negli ultimi 3 mesi passando dal 9% registrato a luglio, all’8,5% di agosto, per arrivare al 9,4% di settembre. A settembre dell’anno scorso il valore era stato pari al 7,5%. I crediti concessi al settore privato sono aumentati del 9,3%, maggiori sia rispetto al mese precedente (8,2%), che a settembre 2018 (4,9%).

A settembre 2019, il tasso di interesse sui prestiti era del 17%, più basso rispetto al 17,5% dell’anno precedente. Anche il tasso di interesse sui depositi è diminuito, dall’8,2% a settembre 2018 al 7% a settembre 2019.

Il valore dello scellino tanzano è rimasto stabile nei confronti del dollaro, con una media di 2.300,75 TZS per dollaro, rispetto ai 2.300,52 TZS per dollaro di agosto 2019; su base annua il deprezzamento è stato dello 0,6%.

A settembre, le esportazioni annue di beni e servizi sono cresciute del 5,2% con un valore di $9.205,2 milioni. Quelle di oro continuano a crescere in modo sostenuto (+26,1%), controbilanciate in negativo dal crollo delle esportazioni di beni tradizionali, il cui valore si è pressoché dimezzato arrivando a $563,5 milioni, rispetto ai $1.160,8 milioni dell’anno precedente. Il peggior risultato è quello del settore degli anacardi, a causa dell’intervento governativo che ha ritardato le esportazioni. L’accordo col Vietnam per la vendita di 213.000 ton di anacardi per un valore di $251,7 milioni dovrebbe riflettersi positivamente sulle esportazioni.

In crescita le importazioni, pari a $10.901,4 milioni (+7,3% su base annuale), trainate dai beni capitali. Quelle di petrolio sono aumentate del 15,8%, costituendo il 22,5% del valore totale delle importazioni; ciò è associato al maggiore utilizzo di petrolio per la realizzazione di progetti infrastrutturali.

Il debito estero ammonta a $22.171,9 milioni a settembre 2019, con una diminuzione di $93.2 milioni rispetto ad agosto 2019 ma un aumento di $1.616,4 milioni  rispetto a settembre 2018.

In complesso l’economia del paese cresce a buon ritmo, sebbene non con la velocità auspicata dal governo, in un quadro finanziario stabile, con bassa inflazione, tassi di interesse contenuti e un debito complessivo gestibile.

Ultimo aggiornamento: 07/11/2019^Top^

 

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