Quadro macroeconomico (TANZANIA)

Pur con i significativi cambiamenti nel corso di vent’anni, la Tanzania resta un paese agricolo, che rappresenta un terzo del PIL, tre quarti della forza lavoro e produce gran parte delle esportazioni. L’agricoltura tanzana è ancora poco produttiva e moderna, tranne in alcune limitate aree come la regione di Morogoro. Nel corso degli ultimi anni, i principali motori della crescita economica (7% in media) sono stati edilizia, trasporti, comunicazioni e servizi finanziari, legati alla crescita di Dar es Salaam e di altre grandi città, alla modernizzazione dell’economia e alla realizzazione di importanti progetti infrastrutturali.

Nel 2017, secondo i dati ufficiali dell'NBS, l'economia è cresciuta del 7,1%, in leggera accelerazione rispetto al 7% del 2016. Questi dati sono da considerarsi con qualche dubbio, dato che i principali osservatori internazionali stimano una crescita nettamente inferiore. Secondo i dati ufficiali, i settori economici più dinamici sono stati quello estrattivo (+17,5%, grazie a gas, diamanti e carbone), seguito da trasporti (+16,6%, grazie alla ripresa del porto di Dar es Salaam come punto di transito), comunicazioni (+14,7%) e costruzioni (14,1%). L'industria manifatturiera ha segnato un buon risultato con un +7,1%, mentre il settore primario (agricoltura, allevamento, pesca e foreste) è cresciuto solo del 3,6%.

Crescita modesta nel settore primario, che rappresenta tuttora il 30,1% del PIL. Le piogge più regolari del 2017 hanno permesso una ripresa della produzione agricola (+3,7% rispetto al +1,4% del 2016). Deboli l'allevamento (+2,8%) e la pesca (+2,7%). L'industria manufatturiera, sebbene registri una crescita del 7,1%, resta ancorata ad una quota limitata del PIL (5,5%). Peraltro i dati sulle esportazioni non sembrano suffragare una crescita molto alta di questo settore. I servizi arretrano come percentuale del PIL (dal 39,2% al 37,5%).

Non sono ancora disponibili i dati sulla crescita registrata nel 2018, ma a parere di tutti gli osservatori internazionali l'attività economica è in crescita modesta rispetto al 2017, a causa delle scelte di politica economica del governo, che penalizzano gli investimenti. I settori trainanti sono quelli legati ai grandi appalti statali (ferrovia, strade, porti, energia).

La situazione degli altri indicatori macroeconomici, in base ai dati diffusi dalla Banca centrale, e relativi a novembre 2018, presenta un quadro di luci ed ombre.

L’inflazione è sotto controllo al 3% (3,2% a novembre 2017), con miglioramenti sensibili per i beni alimentari e forte rialzo per i prodotti non alimentari. L’offerta di moneta (aggregato M3) è aumentata del 3,2% rispetto al 5,3%% del mese precedente. I crediti concessi al settore privato sono rimasti positivi, e raggiungono un +9.5%, rispetto al +6,4% del mese di ottobre 2018. Il tasso di interesse è in lieve diminuzione a novembre al 16,95% rispetto al mese precedente (17,14%). Lo scellino tanzano ha subito un lieve deprezzamento dell’1,98% su base annuale nei confronti del dollaro USA, con una media di 2.290,58 scellini per dollaro (novembre 2018).

Non molto positivi i dati della bilancia dei pagamenti. Le esportazioni di beni e servizi sono scese a 8,53 miliardi di dollari, rispetto agli 8,7 miliardi del novembre 2017, dovuto al drastico calo delle esportazioni di oro, anarcardi e manufatti industriali. In forte crescita le importazioni (10,3 miliardi, +8,2% rispetto al novembre del 2017), grazie ai progetti infrastrutturali in corso. Crescono le importazioni di petrolio e scendono quelle di prodotti alimentari grazie al buon raccolto agricolo durante la stagione del 2017/18.

Il debito estero ammonta a 20,69 miliardi di dollari a fine di novembre 2018, con un aumento di 8,6 milioni rispetto al mese precedente. Su base annuale, il debito esterno è aumentato di 1,56 miliardi rispetto al livello registrato a fine novembre 2017.

Ultimo aggiornamento: 14/01/2019^Top^

 

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