Quadro macroeconomico (TANZANIA)

Pur con i rilevanti cambiamenti nel corso di vent’anni, l’economia della Tanzania resta basata soprattutto sul settore primario, che rappresenta un terzo del PIL, occupa tre quarti della forza lavoro e produce gran parte delle esportazioni. L’agricoltura è ancora poco produttiva e moderna, tranne che in aree limitate come quella di Morogoro. Il settore primario (agricoltura, pesca e foreste) continua a rappresentare il 28,2% del PIL, poco superiore all’industria e alle miniere (26,9%), mentre i servizi costituiscono il 37%.

I principali motori della crescita economica (6,7% in media, anno di riferimento 2015) sono edilizia, trasporti, comunicazioni e servizi finanziari, legati alla crescita delle grandi città, alla modernizzazione dell’economia e alla realizzazione di progetti infrastrutturali. Secondo i dati ufficiali del 2018 il PIL è cresciuto del 7% (7,1% a Zanzibar), in accelerazione rispetto al +6,8% del 2017 e in linea con l’andamento degli ultimi dieci anni. Nel secondo trimestre 2019 la crescita è ammontata al 7,2%, anche se le principali istituzioni finanziarie internazionali ritengono che il valore effettivo sia inferiore al 6%.

La Tanzania ha consolidato il suo status di paese a medio reddito nel 2018, con un reddito pro-capite di 1.087 dollari USA (2017: $1.044).

Secondo dati ufficiali relativi ad novembre 2019, l’inflazione annua è pari al 3,8% (3% nel novembre 2018), sotto comunque la soglia del 5% fissata dal governo.

L’offerta di moneta (aggregato M3) a novembre 2019 è scesa al 10,5% (3,2% del novembre  2018) rispetto all'11% in ottobre 2019. Sempre a novembre il tasso di interesse sui prestiti è sceso al 16,94% (17,13% l’anno precedente).

Il valore dello scellino tanzano nel novembre 2019 è rimasto stabile nei confronti del dollaro, con una media di 2.300,58 TZS per dollaro rispetto ai 2.300,70 del mese di ottobre 2019. Su base annua, lo scellino si è deprezzato dello 0,4% dal valore di TZS 2.290,58 per dollaro USA del novembre 2018.

Nell'anno che termina ad novembre le esportazioni annue di beni e servizi sono cresciute del 11,9% con un valore di $9.534 milioni. Quelle di oro continuano a crescere in modo sostenuto (+51,4%), controbilanciate in negativo dal crollo delle esportazioni di beni tradizionali, il cui valore si è arrivato  a $740 milioni, rispetto ai $942 milioni dell’anno precedente. I grandi progetti infrastrutturali in corso rimangono il principale motore delle importazioni di beni e servizi, cresciute nell’anno che termina a novembre 2019 del 9% con $11.004 ​​milioni. Anche il valore delle importazioni di petrolio, che rappresenta il 23,1% del totale, è aumentato del 30,2% con $2.079 milioni di dollari.

Il debito estero ammonta a $22.281 milioni ad novembre 2019, con una diminuzione di $69 milioni rispetto al novembre 2018.

In complesso l’economia del paese cresce a buon ritmo, sebbene non con la velocità auspicata dal governo, in un quadro finanziario stabile, con bassa inflazione, tassi di interesse contenuti e un debito complessivo gestibile.

Ultimo aggiornamento: 13/01/2020^Top^

 

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