Rischi economici (IRAN)
MALCONTENTO SOCIALE PER LA DISOCCUPAZIONE E DISUGUAGLIANZE CRESCENTI
La creazione di posti di lavoro non è stata di pari passo con la crescita del PIL. Sebbene l'occupazione sia cresciuta, rimane al di sotto del livello pre-pandemia, con cali importanti nel settore agricolo e, in contesto urbano, per la chiusura di società internazionali a seguito delle sanzioni. Sebbene il tasso di disoccupazione sia sceso al minimo storico nel dicembre 2023, risulta più dal calo della partecipazione alla forza lavoro (scesa al 41,5%). La disoccupazione è rimasta più elevata tra le donne. Fenomeno in rapida crescita è la fuga di capitale umano all'estero, in particolare tra la forza lavoro altamente qualificata. Si stima per il 2024 una forte e accresciuta disuguaglianza (coeff. Gini al 37.2%). Tale dato si esplica maggiormente con salari molto bassi, sempre più erosi dall'inflazione galoppante (ufficialmente prossima al 32.5%, ufficiosamente prossima al doppio) e dalla rapida svalutazione della moneta locale.
INFLAZIONE
L'inflazione in Iran è rimasta tra le più alte a livello mondiale, attestandosi in media intorno al 31-33% nel 2024, prima di accelerare nuovamente nel 2025, superando il 40% secondo le stime del FMI. Le cause sono diverse: il persistente deprezzamento del rial, gli squilibri fiscali strutturali e le strozzature dal lato dell'offerta, in particolare nei settori dell'energia e dei servizi pubblici, che hanno portato a ricorrenti blackout e aumenti dei costi di produzione. Mentre i prezzi dei prodotti alimentari ? un terzo del paniere dei consumatori ? continuano a contribuire in modo significativo, pressioni inflazionistiche più ampie derivano anche dai costi di alloggio, trasporti e assistenza sanitaria. La graduale riduzione dei sussidi, unita alle tensioni commerciali legate alle sanzioni e all'aumento dei costi logistici e assicurativi, ha ulteriormente indebolito il potere d'acquisto, colpendo sia le famiglie che le imprese in diversi settori.



