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Politica interna (ETIOPIA)

L’Etiopia è una Repubblica Parlamentare a carattere Federale composta da undici stati regionali (Kililoch) e due municipalità indipendenti (la capitale Addis Abeba e la città di Dire Dawa). L’attuale forma di governo parlamentare nasce dopo la caduta del regime di Menghistu ed una fase transitoria che ha segnato la separazione dell’Eritrea dall’Etiopia dopo una guerra civile svoltasi tra il 1991 e il 1993. 

Il Parlamento è composto da un sistema bicamerale imperfetto formato da una Camera dei Rappresentanti del Popolo, composta da 547 seggi a suffragio diretto, ed una Camera della Federazione, composta da 108 rappresentanti scelti dalle assemblee regionali. Le elezioni hanno cadenza quinquennale, le ultime sono state ultimate nel 2021.

A capo dell’Esecutivo vi è il Primo Ministro eletto da tutte e due le Camere, su proposta del Presidente della Repubblica tra uno dei membri della Camera dei Rappresentanti del Popolo. L’approvazione da parte di entrambe legittima il Primo Ministro sia a livello federato che a livello federale.

Il Presidente della Repubblica è investito di poteri principalmente volti ad assicurare la coesione nazionale e, al di fuori della nomina del Primo Ministro, ricopre un ruolo puramente cerimoniale e di rappresentanza. L’attuale Presidente della Repubblica è Sahle-Uork Zeudé, prima donna capo di Stato dell’Etiopia.

Le elezioni del 2021 hanno visto trionfare il Prosperity Party, formazione di nuova istituzione dopo che per trent’anni aveva governato la coalizione del Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiopico (EPRDF). Tra i principali partiti di opposizione si e’ assistito ad una proliferazione di formazioni in tutte le Regioni etiopiche a seguito di provvedimenti di liberalizzazione della societa’ civile varati dal Primo Ministro e ratificati dal Parlamento. Il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali, primo leader di etnia oromo dal 1991, eletto il 2 aprile 2018, ha avviato un processo di pacificazione con l’Eritrea che ha visto, nel giro di pochi mesi dal suo insediamento, la demilitarizzazione del confine, la ripresa dei rapporti diplomatici ed, in ultimo, la firma di un trattato di pace tra i due Paesi il 16 settembre 2018, segnando una svolta storica sotto il profilo politico ed economico. L’agenda di riforme di privatizzazioni, liberalizzazioni e modernizzazione prospettata da Abiy fin dal suo insediamento ha subito i contraccolpi dello scoppio, nel novembre 2020 di un conflitto bellico che ha contrapposto il Governo Federale alla compagine del TPLF (che aveva guidato il Paese negli ultimi 30 anni). Il conflitto nel nord dell’Etiopia, accompagnato da scontri diffusi anche ad altre aree del Paese, ha provocato serie conseguenze umanitarie ma anche un sensibile peggioramento della situazione economica dell’Etiopia. Ad esso si sono aggiunte le conseguenze del conflitto russo-ucraino, quelle della pandemia COVID-19 e la drammatica siccita’ in corso nel Corno d’Africa, che colpisce pesantemente anche alcune Regioni etiopiche. L’Accordo di Pretoria del 2 novembre ha stabilito la cessazione delle ostilita’ tra Governo Federale e TPLF oltre ad un percorso di ristabilimento dell’Autorita’ federale nella Regione, di accesso umanitario, di ricostruzione post-bellica e di dialogo politico aprendo a speranze per il futuro nell’auspicio che l’Etiopia possa recuperare la stabilita’ e tornare a promuovere un’agenda di riforme moderna in campo sociale ed economico. Negli ultimi anni, Abiy ha promosso riforme volte ad incrementare il tessuto produttivo locale anche mediante il tentativo di attrarre investimenti esteri, al fine di raggiungere l’autonomia in alcuni settori chiave come quello agro-industriale ed energetico. Allo stesso modo sono stati adottati i primi provvedimenti di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni ed e’ stato annunciato che saranno riprese a pieno ritmo le iniziative di apertura del mercato etiopico al commercio ed agli investimenti internazionali per sbloccare l’enorme potenziale ancora inespresso del Paese.

Ultimo aggiornamento: 24/11/2022