Politica interna (UNGHERIA)

Le elezioni parlamentari dell’8 aprile 2018  hanno visto l’affermazione per il terzo mandato consecutivo della coalizione governativa uscente guidata da Viktor Orbán e composta da Fidesz (“Federazione Giovani Democratici-Partito dell’Alleanza Civile”) e KDNP (“Partito Popolare Cristiano-democratico”),  la quale, con il 49,5%% dei consensi (contro il 44,8% del 2014), ha riottenuto la maggioranza dei due terzi in Parlamento, aggiudicandosi 133 seggi su 199.  Il successo schiacciante della Coalizione guidata da Orbàn è stato determinato da una campagna semplice e diretta, che ha fatto leva su quanto costruito negli ultimi quattro anni: crescita economica veramente percepita dalla gente, anche a seguito degli aumenti salariali resi possibili da una sostanziale riduzione delle tasse sulle imprese; aumento costante degli investimenti esteri diretti; sicurezza assicurata ai quattro angoli del paese; lotta alle migrazioni; narrativa contro Soros e le associazioni che sostengono l'immigrazione clandestina..

Seconda forza del Paese si è confermato il partito di estrema destra, per quanto rinnovato nella sua retorica e dialettica politica, Jobbik, con il 19,6% dei consensi. Nonostante il partito abbia aumentato la propria rappresentanza di tre deputati rispetto alla tornata parlamentare del 2014, il giovane presidente del partito, Gabor Vona, ha ritenuto un insuccesso l’esito delle elezioni dell’8 aprile 2018, in quanto Jobbik si proponeva come reale forza di governo per amministrare l’Ungheria per i successivi quattro anni. Alla luce di tale considerazione, Vona ha annunciato immediatamente all’indomani delle elezioni le sue dimissioni, di fatto poi concretizzatesi.

Molto deludente è risultata la performance dell’alleanza  di centro-sinistra formata dal Partito Socialista (MSZP) e da Dialogo per l’Ungheria, che è riuscita a correre unita presentando come candidato premier il giovane Gergely Karacsony. La coalizione ha ottenuto il 12,4% dei consensi, corrispondenti a 20 seggi complessivi, di cui 17 spettanti ai socialisti e 3 a Dialogo. Tale esito ha ovviamente generato un terremoto politico anche all’interno del Partito Socialista, il cui direttivo si è dimesso non prima di aver indetto un nuovo Congresso per il maggio successivo.

Sono entrati, infine, in Parlamento, anche i Verdi di LMP (9 seggi), in crescita di 4 membri rispetto alle precedenti elezioni politiche, Coalizione Democratica (DK), dell’ex premir Gyurcsany (con 8 membri, anch’esso in crescita di 4), un indipendente, un membro del partito Insieme e, per la prima volta, un rappresentante di una minoranza etnica (tedesca).

Ultimo aggiornamento: 09/07/2019^Top^

 

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