Politica economica (REGNO UNITO)

Nell’ottobre 2018 l’esecutivo May ha presentato la legge di bilancio (c.d. budget law) per il 2019. Il quadro delle misure, prudente ma espansivo, si inserisce in un contesto complessivamente incoraggiante: il deficit inglese è sceso dal 9.9% del 2010 al 1.9% e dal 2016-17 e il debito pubblico è in discesa. Anche il tasso di disoccupazione si attesta ai minimi storici. Il Governo sfrutta dunque l’occasione per incrementare la spesa pubblica, la quale crescerà ogni anno, fino al 2023-2024, in misura maggiore dell’1.2% rispetto all’inflazione stimata. Il capitolo maggiore degli incrementi della spesa è rappresentato dal sistema sanitario nazionale (NHS), per il quale si prevede un aumento totale di 83,6 miliardi di sterline nel quinquennio 2018-2023. Il salario minimo aumenta durante questo esercizio da 7.38£ all’ora fino a 8.21£ e la fascia di reddito esente da imposizione diretta sale a 12500£, con un risparmio medio stimato in 1205£ per contribuente. Viene altresì innalzata la soglia di applicazione dell’aliquota più elevata (fissata al 40%), la quale verrà applicata ai redditi superiori 50000£ (46350£ soglia precedente). Altre misure espansive prevedono: aumento dei fondi destinati allo Universal Credit (strumento di sostegno per i lavoratori con redditi più bassi), congelamento degli aumenti tariffari previsti su gasolio, alcolici e i voli a corto raggio. Sono inoltre previsti fondi per l’edilizia e la manutenzione scolastica, aumenti nella spesa sanitaria e nel comparto difesa. Maggiori entrate sono previste grazie a una nuova tassazione del 2% dei profitti realizzati grazie a utenti nazionali britannici dei servizi alle grandi imprese digitali come Facebook e Google.

Il 13 marzo 2019 il Tesoro britannico, nel corso dello spring statement, consueto aggiornamento che il Ministro competente fornisce al Parlamento a metà dell’esercizio fiscale, ha fornito ulteriori elementi alla luce delle evoluzioni in corso. Le stime sulla crescita dell’economia inglese sono state riviste al ribasso, in linea con gli indicatori di crescita a livello globale e con le preoccupazioni causate dalla Brexit. Il PIL 2019 è stato rivisto a +1,2%, riducendo la precedente stima dell’1,6%. Il deficit di bilancio necessario (1,1% del PIL) si è rivelato invece inferiore al previsto, grazie alle consistenti entrate generate dai redditi da lavoro in uno scenario di quasi piena occupazione. Il Governo si è impegnato a condurre una spending review nel 2019, a meno di una Brexit senza accordo, scenario nel quale saranno necessarie ingenti risorse per fronteggiare le prevedibili necessità. Il Governo ha inoltre annunciato l’intenzione, per il 2019, di realizzare investimenti infrastrutturali nella zona di confine con la Scozia e attuare misure di rilancio della competitività con investimenti nella green growth e nell’economia digitale.

Le politiche proposte sono inquadrate in uno scenario di base che prevede un’uscita ordinata del Regno Unito dall’Unione Europea; il governo ha anche anticipato che in caso di hard Brexit sarebbe necessario rivedere l’ordine delle priorità. È stato infine previsto un fondo di emergenza in caso di uscita disordinata, che il Governo non esclude di utilizzare comunque in futuro anche in caso di accordo per finanziare politiche espansive che dovessero rivelarsi opportune. Nella fase attuale appare evidente che una più compiuta direzione nelle scelte di politica economica potra' essere definita esclusivamente in funzione delle concrete modalita' di uscita dall'UE e dalle relative ripercussioni.

 

Ultimo aggiornamento: 09/10/2019^Top^
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