Overview (ARABIA SAUDITA)

Lasciata alle spalle la diminuzione del commercio bilaterale che ha caratterizzato il quadriennio 2013-2016, l'Italia registra un andamento positivo a fine 2017, pari al +9,0%. I volumi dei flussi commerciali sono saliti dai 6,7 miliardi di Euro di fine 2016 ai 7,4 miliardi di fine 2017. Tuttavia il rallentamento economico del Regno ha pesato sul risultato delle esportazioni italiane, mentre, al contrario, il rialzo del prezzo dell'oro nero ha favorito l'Arabia Saudita, dato che esso rappresenta l'82% degli acquisti italiani dal Regno.

In realtà il precedente ridimensionamento era imputabile soprattutto alla flessione dei prezzi petroliferi, riflettendosi in un minor costo della bolletta energetica italiana. Sul fronte delle esportazioni, la frenata è arrivata solamente nel 2016 (-18,1%), a seguito del peggiorato quadro macroeconomico saudita (le minori rendite petrolifere avevano di fatto bloccato i progetti pubblici e i pagamenti alle ditte appaltatrici). Il combinato effetto del minor costo dell'oro nero e la tenuta delle esportazioni italiane, almeno fino al 2015, aveva consentito all'Italia di accrescere nel tempo il saldo commerciale a suo favore, giunto ai massimi nel biennio 2015-16 (pari a 1,8 e 1,6 miliardi di Euro rispettivamente). Nel 2017 il rialzo dei prezzi petroliferi ha gonfiato le importazioni italiane (+33,2%, salite da 2,6 miliardi di Euro nel 2016 a 3,4 miliardi nel 2017), mentre il non favorevole quadro macroeconomico saudita ha depresso le nostre esportazioni (-5,8%, scese da 4,2 miliardi di Euro nel 2016 a 3,9 miliardi nel 2017). I due andamenti divergenti hanno determinato un erosione del saldo italiano, comunque positivo (534 milioni di Euro).

La leggera flessione delle esportazioni italiane va in realtà inquadrata più come un segnale di assestamento, considerando la decrescita saudita nel 2017 (PIL -0,7%). Nel frattempo, Riad sta portando avanti con determinazione, seppur a ritmi altalenanti, il radicale e ambizioso piano di trasformazione nazionale della Vision 2030, immettendo liquidità nel sistema grazie ai mega-progetti in agenda (tra cui il conglomerato avveniristico NEOM e lo sviluppo turistico, in rapida espansione). Un rapporto dell'agenzia di rating Moodys (marzo 2018) stima che l'Arabia Saudita crescerà al +1,3% nel 2018, in sintonia con la previsione al rialzo del FMI annunciata in occasione di Davos (PIL +1,6%), nonché ovviamente dei pronostici ancor più positivi delle Autorità saudite (+2,7-3%).

Sul fronte della composizione merceologica, la struttura delle nostre principali esportazioni rimane invariata: 1. macchinari: 1,4 miliardi di Euro (37% del totale); 2. derivati del petrolio: 386 milioni di Euro (10% del totale); 3. materiale e apparati elettrici: 292 milioni di Euro (7% del totale); 4. lavori di ghisa, ferro e acciaio: 212 milioni di Euro (5% del totale) e 5. mobili: 187 milioni di Euro (5% del totale).
Sul fronte delle importazioni, la crescita a due cifre è pressoché interamente attribuibile alle maggiori importazioni di petrolio e suoi derivati, che assieme pesano per l'82% del totale acquisti italiani, rispetto al 75% del 2016. Mentre nel 2016 il mix esportato dai sauditi era 83% greggio e 17% derivati, nel 2017 cresce in maniera significativa il peso di questi ultimi, che salgono al 26% del totale, mentre il greggio scende al 74%.Lo sviluppo del petrolchimico nel Regno ha inciso anche sulle esportazioni italiane di tali prodotti, ridottesi in un anno di oltre un terzo (erano 597 milioni di Euro nel 2016 e 386 milioni nel 2017, -35%). Oltre agli idrocarburi, l'Arabia Saudita esporta in Italia 296 milioni di Euro di materie plastiche (9% del totale) e 177 milioni di Euro di prodotti chimici organici (5% del totale). Si tratta in sintesi di un paniere comunque collegato al settore energetico, dalle materie prime fino alle loro lavorazioni (petrolchimico).

I dati statistici di fonte locale (preliminari 2017) evidenziano che l'Italia si attesta complessivamente all'ottavo posto nella classifica dei Paesi fornitori del Regno (venendo dopo Cina, Stati Uniti, EAU, Germania, Corea del Sud, Giappone e India) e al secondo posto in ambito UE (dopo la Germania), davanti a Francia e Gran Bretagna (in nona e decima posizione rispettivamente).

Ultimo aggiornamento: 20/03/2018^Top^

 

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