02/09/2026 - Vittoria del No al referendum sulla riapertura del negoziato per l'ingresso dell'Islanda nella UE

Il referendum del 29 agosto sulla ripresa dei negoziati per la possibile adesione dell'Islanda alla UE, interrotti da Reykjavik nel 2013, ha visto prevalere il fronte del No con una maggioranza del 52,8%. Secondo la commissione elettorale nazionale, la consultazione ha visto un'affluenza dell'82,6%: oltre quattro elettori su cinque hanno esercitato il diritto di voto. Nelle due circoscrizioni della capitale vi è stata una netta prevalenza del Sì (57,5% e 54,5%), mentre nel resto del Paese il No ha riportato percentuali oscillanti tra il 53% e il 62,9%, riflettendo così una netta polarizzazione del voto tra il maggiore agglomerato urbano del Paese da un lato e i piccoli centri, le aree rurali e le comunità costiere dall'altro.
Il Governo ha dichiarato che non riaprirà il processo di adesione fino al termine del proprio mandato e che continuerà a lavorare per rafforzare i rapporti del Paese con la UE nell'ambito dello Spazio Economico Europeo (SEE), destinato a rimanere pietra angolare della sua politica di vicinato. Il fronte del No è riuscito quindi a convincere la collettività sui benefici di cui il Paese già gode nelle sue relazioni con la UE nell'ambito del SEE, sostenendo con decisione il mantenimento di uno status quo reputato economicamente e strategicamente vantaggioso.
L'industria ittica islandese, fermamente contraria all'ingresso nella UE, ha fornito un deciso sostegno alla campagna per il No: questo per i percepiti rischi economici e di limitazione della sovranità che l'applicazione della Politica Comune della Pesca avrebbe comportato in ragione di una maggiore condivisione delle decisioni sulle quote e sulla gestione delle acque islandesi. Il settore islandese della pesca, il più strenuo oppositore all'adesione alla UE, è anche quello che intrattiene le più strette relazioni di affari con i mercati europei.
La buona situazione dell'economia e il benessere diffuso in un Paese ad alto reddito come l'Islanda hanno a loro volta rafforzato la convinzione, presso una parte consistente dell'opinione pubblica, che i possibili vantaggi derivanti dall'adesione non sarebbero stati sufficienti a compensare la percepita perdita di autonomia nazionale, a partire dalla gestione di risorse strategiche come la pesca, facendo viceversa del Paese un contributore netto nei confronti della UE.
Notizia segnalata daAmbasciata d'Italia - ISLANDA



