21/07/2013 - PROSPETTIVE DEL MERCATO DELLO SHALE GAS

PROSPETTIVE DEL MERCATO DELLO SHALE GAS

Avviata circa un decennio fa, a seguito del crollo dei prezzi del greggio, la ricerca di gas nel territorio saudita ha prodotto risultati deludenti.  Solo due compagnie, l'anglo-olandese Royal Dutch Shell e la russa Lukoil, sono in procinto di portare a termine i test esplorativi nel deserto dell'Empty Quarter. Secondo quanto riportato da Bloomber, Lukoil, in joint-venture con la Saudi Arabian Oil avrebbe identificato una riserva di 'tight gas' nel campo di Tukhman per un equivalente di 620 milioni di barili e riserve di gas condensato nel deposito di Mushayib. Shell, in joint-venture con Aramco, avrebbe individuato del gas estraibile nel Kidan ed intenderebbe investire nel progetto circa due miliardi di dollari. Conditio sine qua non per la realizzazione degli investimenti da parte delle compagnie straniere e' indubbiamente un incremento dei prezzi al consumo del gas, tenuti artificialmente bassi dal governo a 75 centesimi di dollari per milione di BTU, contro i 3,70 USD pagati negli Stati Uniti. L'incremento dei prezzi di acquisto del gas dovra' essere incluso negli accordi di produzione che gli investitori stranieri concluderanno con il governo saudita e in assenza di un tale provvedimento il Regno rischierebbe di perdere l'opportunita' di sfruttare le proprie riserve di gas.  Per Riad, il gas sarebbe un'importante risorsa per far fronte alla crescente domanda interna di energia, lasciando cosi inalterata la disponibilita' di petrolio da destinare all'esportazione.Secondo stime non ufficiali, le riserve di gas non convenzionale nel Regno Saudita ammonterebbero a 600 mila miliardi di m3, una quantita' sufficiente a posizionare il Paese al quinto posto tra i 32 principali detentori di 'shale gas', dopo Cina, Stati Uniti, Argentina e Messico (dato della US Energy Information Administration). Effettivamente, la prospettiva dello 'shale gas' ha destato l'interesse della compagnia petrolifera statale, Aramco, che vede in questa nuova risorsa un potenziale strumento per fare fronte, nel lungo termine, alla crescente domanda interna di energia, che si prevedere raddoppiare da qui al 2030.
In realta', la rivoluzione dello 'shale' in Arabia Saudita resta meno concreta di quanto le stime sulle riserve detenute lascerebbero presupporre e la stessa Aramco sembra intenzionata a focalizzare la propria strategia di breve termine su un incremento della produzione di gas convenzionale. Nonostante nel 2013 siano in programma sette test esplorativi, lo sfruttamento delle riserve saudite di 'shale gas' resta una prospettiva di lungo termine che appare difficilmente concretizzabile prima dei prossimi dieci quindici anni.
Almeno due dei fattori che hanno determinato il boom dello shale gas negli USA non sono infatti riscontrabili in Arabia Saudita: l'abbondanza delle risorse idriche e la dinamica di mercato in cui e' l'incontro tra domanda e offerta a determinare il prezzo del gas. La cronica scarsita' di risorse idriche nel Paese disincentiva indubbiamente verso una tecnologia in cui l'acqua e' fondamentale per la frammentazione delle rocce (la 'US Environmental Protection Energy' stima un consumo idrico compreso tra i 265 e i 530 miliardi di litri annui). Inoltre, come gia' sottolineato, i bassi prezzi del gas costituiscono un disincentivo verso investimenti nella nuova tecnologia estrattiva dello 'shale gas'.
3) Altro quesito e' se la rivoluzione dello 'shale' declinata per la componente 'oil' potra' avere effetti ed eventualmente porre fine all'OPEC-centrismo e al ruolo centrale dell'Arabia Saudita nel mercato petrolifero. Secondo dati recentemente pubblicati dall'OPEC, la domanda di petrolio verso i 12 Paesi membri dell'Organizzazione diminuira' nel 2014 di circa 250 mila barili al giorno rispetto al 2013, a fronte della crescente produzione statunitense. La rivoluzione americana dello 'shale' ha gia' portato ad una riduzione dell'expo di petrolio nigeriano ed algerino e tale trend proseguira' per i Paesi OPEC nel prossimo anno, nonostante sia atteso un aumento nella domanda di idrocarburi. L'OPEC stima, infatti, che la produzione americana aumenti di circa 560 mila barili al giorno.
Sul fronte saudita, e' noto che la produzione petrolifera attuale del Paese sia inferiore alla capacita' produttiva. Il Regno avrebbe margini di manovra per aumentare le proprie esportazioni, anche se al momento, nonostante taluni annunci di portare la produzione a 15 milioni di barili (contro i 12,5 attuali), pare non intenda farlo.


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