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Relazioni internazionali (SRI LANKA)

La posizione strategica del Paese lungo le rotte commerciali che uniscono gli stretti di Hormuz e Malacca rende il paese particolarmente interessante per i commerci internazionali in questa area del mondo e ne ha fatto oggetto di crescenti interessi cinesi. Nel corso degli anni la proiezione cinese sull’isola è aumentata esponenzialmente anche grazie agli ingenti investimenti di Pechino nell’isola, ai rafforzati legami commerciali ed un’ampia assistenza finanziaria per il programma di sviluppo infrastrutturale srilankese. D’altra parte, gli stretti rapporti con Pechino non hanno mai fatto venir meno il principio di Non Allineamento che ha caratterizzato la politica estera dello Sri Lanka dalla sua indipendenza.

Relativamente ai rapporti con l’Unione Europea, lo Sri Lanka beneficia dei vantaggi commerciali dello schema preferenziale rafforzato GSP+ che consente un accesso competitivo (principalmente in regime duty-free e quota-free) al mercato europeo. Attraverso il GSP+ l'Unione Europea è diventata per lo Sri Lanka il secondo mercato di esportazione in tutto il mondo, con una bilancia commerciale positiva di oltre 1 miliardo di Euro (circa 220 miliardi di LKR) nel 2018 e 2019.

Le difficoltà economiche derivanti dalla pandemia hanno costretto il Governo ad emanare nella primavera 2020 divieti temporanei alle importazioni di beni non di prima necessità. Tali divieti sono finalizzati in primo luogo a contenere l’emorragia di valuta estera destinata a ripagare le tranche di debito internazionale ma si prefiggono anche di rivitalizzare alcuni settori dell’economia nazionale. Le misure –assertivamente transitorie - colpiscono tutti i prodotti europei e stanno contraendo pesantemente le esportazioni UE, (e italiane) incrementando lo squilibrio già esistente nel commercio bilaterale.

I divieti alle importazioni colpiscono inoltre indirettamente anche molti piccoli e medi imprenditori srilankesi che dipendono dalle importazioni per le produzioni locali (ad es. macchinari, pezzi di ricambio). La questione ha costituito oggetto di proteste da parte di molti Paesi occidentali, compresa UE (e i Paesi membri) per la contrarietà di tali misure rispetto agli accordi OMC. Anche l’Italia risulta particolarmente colpita da questi divieti e molti imprenditori si sono rivolti a questa Ambasciata per lamentare le difficoltà che stanno attraversando nell’importazione di molti prodotti, fra cui, oltre ai citati macchinari e pezzi di ricambio, anche materiale edile, sanitario, piastrelle, alimentari.

Le opinioni di molti economisti sono abbastanza critiche verso questo nuovo approccio protezionista adottato dal Paese, che devia dalle politiche liberali perseguite in Sri Lanka dal 1977. Pur comprendendo le ragioni di contenimento degli esborsi di valuta estera, si considera che le misure (se prolungate nel tempo), invece di ottenere gli effetti desiderati sulla produzione domestica, favorirebbero principalmente quelle grandi aziende locali che più beneficiano dell’assenza di competizione di prodotti stranieri, con una distorsione monopolistica del mercato.

Tutto ciò premesso occorre rilevare che lo squilibrio commerciale con l’Italia sembra migliorare a nostro favore. Secondo i dati della Banca Centrale e delle Dogane Sri Lankesi, nel 2019 l’interscambio commerciale tra Italia e Sri Lanka è stato pari a 749.02 mln € - in lieve riduzione rispetto ai 759.28 milioni dell’anno precedente (-5.7%) - ma superiore ai 741.2 milioni del 2017. Malgrado la riduzione si è però registrato un aumento delle nostre esportazioni nel Paese. A fronte di una contrazione generale delle importazioni di oltre un miliardo e mezzo (da 18.710,95 a 17.399,45 mln €), i beni italiani hanno invece visto un aumento del 2% ed il disavanzo della bilancia commerciale (tradizionalmente a favore dello Sri Lanka) è sceso da 220.3 a 220.24 mln €.

Ultimo aggiornamento: 11/12/2020