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Relazioni internazionali (IRAN)

Gli anni di blocco hanno comportato limiti nelle relazioni con i Paesi occidentali, fase che l’Esecutivo iraniano guidato da Rouhani, ha iniziato a superare dopo la conclusione del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPoA) firmato il 14 luglio 2015 con Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia, Cina e UE, ed entrato in vigore a gennaio 2016. Nell’ambito di un percorso a tappe, esso prevede la progressiva abolizione delle sanzioni in vigore contro l’Iran motivate dalle attività del Paese in ambito nucleare. Il 16 gennaio 2016 (implementation day), a seguito del positivo rapporto dell’AIEA, ONU, USA e UE hanno sospeso (con alcune significative distinzioni) l’applicazione delle sanzioni. Al netto del ritiro USA annunciato a maggio 2018 e che ha messo in gioco la tenuta dell'accordo, le prossime tappe sono previste entro il 2023 (transition day) quando è atteso un rapporto ONU a conferma delle finalità civili del nucleare iraniano e l’interruzione di gran parte delle sanzioni ancora presenti e poi entro il 2025 con la cessazione definitiva (termination day) di tutte le sanzioni a seguito di una valutazione finale delle Nazioni Unite sull’applicazione complessiva del JCPoA.

L’8 maggio 2018, il Presidente degli Stati Uniti Trump, ha annunciato la decisione di recedere dal JCPoA e il conseguente ripristino delle sanzioni secondarie americane. Le sanzioni sono state reintrodotte in due fasi, ovvero scadenzate da due periodi per il “wind-down” delle attività economico-commerciali con l’Iran, a 90 e 180 giorni dall’ 8 maggio. Gli Stati Uniti hanno quindi via via esteso la portata delle sanzioni, colpendo pressoché tutti i settori, tra cui quelli chiave dell'economia del Paese. La decisione statunitense ha avuto come conseguenza il progressivo distacco iraniano dalla lettera dell’accordo nucleare, che le autorità di Teheran hanno gradualmente realizzato a partire dal maggio 2019, con successivi “passi” a cadenza bimestrale, culminati nel cosiddetto “final step”, annunciato il 6 gennaio 2020, nel quale l’Iran ha fatto stato di non considerarsi più vincolato dalle restrizioni al proprio programma nucleare imposte dal JCPoA, pur restando formalmente parte di esso e garantendo la collaborazione con l’AIEA. A più riprese le autorità iraniane hanno sottolineato come i passi intrapresi siano considerati reversibili, a fronte di un eventuale, futuro ritorno delle altre parti dell’accordo alla totale compliance. 

Oltre che il dialogo bilaterale con i singoli Stati Membri, dopo la firma del JCPoA è ripartito anche quello con l'UE a seguito della visita a Teheran dell'Alto Rappresentante per la politica estera UE, Mogherini nell’aprile 2016. Sono costanti le visite all'estero del Ministro degli Esteri Zarif, frequentemente in Europa. Tuttavia, a seguito della decisione statunitense, anche le relazioni con l’UE e con i suoi Paesi Membri hanno risentito del clima di rinnovata tensione, culminata con l’uccisione in Iraq del Capo delle Quds Forces iraniane Gen. Soleimani, cui è seguita la ritorsione di Teheran ai danni delle basi statunitensi di Al-Asad e Erbil in Iraq.

Si cementano relazioni sempre più intense con i Paesi asiatici confinanti, con l’India, oltre alle tradizionali relazioni con Cina e Russia. Cresce il partenariato economico con la Turchia. La posizione di Teheran resta centrale nell’ambito di tutte le crisi regionali. La Repubblica Islamica e’ attore di primo piano nel quadro delle relazioni tra i Paesi del Caspio. In considerazione delle ingenti risorse energetiche, l’Iran è in prima fila anche in ambito OPEC. Malgrado le tensioni con l’Arabia Saudita, continua ad esercitare un’influenza importante nella regione anche nel quadro delle Organizzazioni internazionali tra i Paesi dell’area.

Ultimo aggiornamento: 14/07/2021