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Quadro macroeconomico (SUD AFRICA)

Lo stato delle finanze pubbliche è piuttosto solido, grazie a un debito pubblico al 69,5% del PIL e il deficit al 4,3% del PIL (2021). Inoltre, i titoli del debito pubblico sudafricano godono dello “investment grade”, garantito però al momento dalla sola agenzia di rating Moody’s. L’economia sudafricana attraversa infatti una fase di debolezza imputabile sia a ragioni strutturali interne sia al contesto economico internazionale: la Banca Centrale prevede una crescita del 1.7% per il 2022 e dell’1.8% per il 2023. A causa del conflitto in Ucraina ancora in corso e la conseguente crisi alimentare ed energetica (quest’utlima causata da fattori esterni ed interni, in particolare il monopolista dell’energia elettrica Eskom), sono possibili ulteriori pressioni sul quadro macroeconomico nel prossimo futuro.

Gli investitori internazionali hanno però ricominciato a dare segnali di interesse verso il Sud Africa, probabilmente volendo dare fiducia all’agenda riformista del Presidente Ramaphosa: nel 2017 gli IDE erano stati soltanto 1,7 miliardi di dollari, mentre nel 2018 avrebbero raggiunto (secondo dati UNCTAD) i 7,1 miliardi, segnando un incremento del 446%. Ramaphosa ha lanciato sul finire del 2018 una campagna internazionale volta ad attirare 100 miliardi di dollari di Investimenti Diretti Esteri (IDE) nell'arco dei prossimi 5 anni.  Alla Quarta Conferenza sugli Investimenti in Sud Africa del marzo 2022 ha annunciato che è stato già raggiunto il 95% di questo obiettivo, con un anno di anticipo. Per il 2022 il governo ha annunciato 83 annunci di investimenti privati per 332 miliardi di rand. Dei 152 progetti annunciati nel 2018, 45 sarebbero già stati completati, e 57 in via di realizzazione.

Occorre sottolineare, inoltre, che nel Paese operano filiere produttive di rilevanza mondiale nei settori agroalimentare, finanziario, dell’ingegneria estrattiva e della trasformazione chimica, che continuano a fare del Sud Africa l’economia più diversificata e avanzata del continente, hub industriale, commerciale e logistico indispensabile della regione. Nel comparto dell’automotive, ad esempio, il Paese dispone della più importante piattaforma produttiva e di assemblaggio di veicoli del continente africano e molte delle principali case automobilistiche straniere (Ford, Bmw, Mercedes-Benz, Nissan, Renault, Toyota e Volkswagen) sono presenti con impianti di produzione o assemblaggio che servono l’intero mercato mondiale.

Il settore bancario è caratterizzato da una notevole concentrazione di potere tra le cinque maggiori banche (First National Bank, Standard Bank, Absa Bank, NedBank e Capitec) che dominano il mercato locale e la cui presenza si estende in tutta l'Africa australe. La Costituzione sudafricana, inoltre, garantisce alla Banca Centrale, la South African Reserve Bank (SARB), una notevole autonomia.

Il Sud Africa rimane contraddistinto da un marcato dualismo economico: alla parte del Paese ricca, moderna e industrializzata si contrappongono vaste aree caratterizzate da forte sottosviluppo (oltre il 30% dei sudafricani vive sotto la soglia di povertà). La strategia di "discriminazione positiva" con cui il governo ha promosso l'inserimento della popolazione di colore nella vita produttiva del Paese, incarnata dalla legislazione denominata "Broad-Based Black Economic Empowerment", non ha finora generato l'atteso progresso sociale generalizzato. Benché stia effettivamente emergendo una nuova classe di imprenditori di colore, la maggioranza della popolazione nera seguita a vivere in uno stato di spesso estrema povertà, mentre la minoranza bianca continua a mantenere il controllo delle maggiori industrie del Paese e di gran parte dei terreni coltivabili. La disoccupazione ha raggiunto il 34% nel primo trimestre del 2022 (+22,2% rispetto al 2021)è considerata una vera emergenza nazionale.

Dopo la fine dell’apartheid, l’economia sudafricana ha subito un processo di profonda trasformazione, passando da una struttura fondata sul settore primario ad un modello di sviluppo in cui terziario e manifatturiero hanno progressivamente accresciuto la loro importanza: secondo i dati del 2017, tali settori contribuiscono rispettivamente per il 29,7% e il 67,5% alla formazione del PIL del Paese, mentre l'agricoltura concorre per il restante 2,8%. La pandemia del 2020 ha visto l’attività economia contrarsi del 6,4%, per poi aumentare del 4,9% nel 2021. L’industria mineraria, l’agricoltura e l’industria manifatturiera hanno registrato i tassi più alti di crescita nel 2021.

Ultimo aggiornamento: 19/07/2022
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