Quadro macroeconomico (VIETNAM)
Il Vietnam e la sua economia sono contraddistinti da elevati livelli di stabilità macroeconomica e integrazione internazionale. Dal suo accesso nella World Trade Organization (WTO) nel 2007 aderito più di 80 Convenzioni per evitare la doppia imposizione ed in un considerevole numero di Accordi di Libero Scambio (al momento se ne contano 18, tra attivi e in corso di negoziato).
Il 2025 si apre sulle promettenti basi costruite nel 2024, anno in cui si è registrato un aumento del PIL del +7,09%. Nel 2025, il Governo vietnamita punta ad una crescita del +8%, obbiettivo sfiorato nel primo semestre con un aumento del PIL reale del +7,52%.
Nonostante un clima internazionale segnato da tensioni e incertezze determinate dalle nuove politiche tariffarie dell’amministrazione Trump, il commercio estero ha continuato a rappresentare un motore fondamentale: nel primo semestre l’interscambio complessivo, pari a 432 mld USD, è aumentato del +16,1%, con esportazioni in crescita del +14,4% e importazioni del +17,9%, generando un avanzo commerciale di circa 7,63 mld USD.
La dinamica positiva è stata trainata dal mercato statunitense, verso il quale le esportazioni vietnamite sono cresciute del +28,2% anno su anno, in ragione dell’accumulazione di scorte da parte degli importatori statunitensi antecedentemente all’entrata in vigore dei nuovi regimi tariffari (c.d. frontloading). Il saldo positivo si è tuttavia ridotto rispetto allo stesso periodo del 2024 (12,1 mld USD).
Non mutano i principali comparti dell’export (elettronica e telefonia, macchinari, abbigliamento, calzature, prodotti del legno, caffè) e dell’import (componentistica elettronica e meccanica, tessuti, plastiche, metalli e prodotti siderurgici), così come resta stabile la geografia dei mercati di sbocco (USA, Cina, Corea del Sud, Giappone; nell’UE Paesi Bassi, Germania e Italia) e dei fornitori (Cina, Corea del Sud, Taiwan, Giappone; nell’UE Germania, Italia e Francia). Nel dettaglio, a giugno 2025 le esportazioni di computer e componentistica elettronica hanno raggiunto 47,7 mld USD (+40%), rappresentando il 21,7% del totale; quelle di macchinari 26,9 mld USD (+15,4%); tessile e abbigliamento 18,7 mld USD (+12,3%); calzature 11,9 mld USD (+10%). Il settore agricolo ha mostrato un’accelerazione importante nel caffè (+66%, 5,4 mld USD), mentre la telefonia mobile (-0,9%) e il riso (-15%) hanno subito un rallentamento.
Dal lato delle importazioni, i comparti più dinamici sono stati l’elettronica e i componenti (67,9 mld USD, +37%) e i macchinari (28 mld USD, +24%), mentre i tessuti si attestano a 7,5 mld USD (+3,5%). L’import di acciaio, invece, ha registrato un calo (-9,9% su base annua). In prospettiva, questo dimostra come il Vietnam resti fortemente dipendente da input produttivi esteri per sostenere la crescita delle proprie esportazioni.
Di rilievo, nel contesto dei negoziati commerciali tra Vietnam e Stati Uniti, l’incremento delle esportazioni americane verso il mercato vietnamita (+22,3%). Parallelamente, rispetto ai tentativi di Washington di contenere fenomeni di triangolazione di prodotti di origine cinese (c.d. trans-shipment), spiccano gli aumenti delle importazioni da Laos (+73,9%) e Cambogia (+28,7%).
Sul piano della politica commerciale, le relazioni con gli Stati Uniti hanno dominato la scena nel 2025 a causa del delicato negoziato con l’amministrazione Trump, che aveva minacciato l’adozione di dazi del 46% sulle merci vietnamite in risposta al forte surplus commerciale di Hanoi. Dopo un’intensa attività diplomatica tra il Segretario Generale To Lam e il Presidente Trump, si è raggiunto un compromesso nel luglio 2025: dazi al 20% sulla maggior parte delle esportazioni vietnamite, un’aliquota del 40% per i beni considerati di riesportazione (transshipped) e l’azzeramento dei dazi sulle merci statunitensi destinate al mercato vietnamita. Questo accordo, pur riducendo l’impatto atteso, evidenzia la vulnerabilità del Paese alla pressione politica e commerciale delle grandi potenze.
Cruciale inoltre il ruolo degli investimenti esteri diretti (IDE). Nel 2025, gli IDE hanno toccato livelli record, considerando esclusivamente la prima metà dell’anno, con 21,5 mld USD di capitali registrati (+32,6% annuo) e 11,7 mld effettivamente erogati (+8,1%), il dato più alto dell’ultimo quinquennio. Per quanto riguarda la provenienza geografica, Singapore si conferma il primo investitore con 4,36 mld USD, davanti alla Corea del Sud con 3,95 mld e alla Cina con 3,23 mld. Seguono Giappone e Hong Kong, entrambi con volumi consistenti nei comparti ad alta tecnologia e manifattura avanzata. In termini di stock cumulato, la Corea del Sud mantiene il primato con oltre 92 mld USD (18,3% del totale), seguita da Singapore con 83,1 mld (16,5%). Spicca, tra i principali progetti, l’investimento da 1,2 mld USD di Samsung Display, controllata di Samsung Electronics, destinato all’espansione delle attività nella provincia di Bac Ninh.
Nel primo semestre del 2025 le vendite al dettaglio hanno continuato a crescere (+9,3%), sostenute dai servizi, in particolare dal turismo, e dal comparto manifatturiero (+9,8%). Inoltre, l’inflazione si è mantenuta sotto controllo. Nel 2024 il tasso medio è stato del +3,63%, inferiore al target governativo del 4–4,5%. Nel primo semestre del 2025 l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del +3,27%, con un’inflazione di fondo pari al +3,16%.
Negli ultimi anni, gli afflussi di IDE in Vietnam hanno beneficiato della strategia di diversificazione adottata da molte multinazionali, che hanno ridotto la propria dipendenza dalla Cina spostando parte delle attività produttive verso altri Paesi. Questo processo è stato in parte accelerato dall’introduzione, nel 2018, di dazi statunitensi sulle importazioni cinesi. In tale quadro, il Vietnam si è affermato come il principale destinatario, nella regione, degli investimenti esteri riallocati dalla Cina.



