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Quadro macroeconomico (AZERBAIJAN)

L’economia dell’Azerbaijan è trainata dal settore degli idrocarburi che rappresenta circa l'87% delle esportazioni del paese e il 30-50% del suo PIL a seconda dell'andamento dei prezzi del petrolio e del gas. I ricavi delle esportazioni dal petrolio, e in misura sempre maggiore del gas, hanno portato negli ultimi anni all’Azerbaigian una ricchezza significativa e aumentato il tenore di vita della popolazione. Le dinamiche del settore pertanto influenzano notevolmente la crescita economica, sia attraverso l’attività industriale sia attraverso la spesa dei consumatori legata all’occupazione e ai salari. L’agricoltura fornisce solo il 5,7% del PIL, ma rappresenta a tutt'ora il 35% di tutti i posti di lavoro.

Dopo il picco raggiunto nel 2021, quando il PIL fece registrare un +5,6% rispetto all'anno precedente grazie alla riapertura dell'economia seguita alla rimozione delle restrizioni anti Covid, il trend di crescita sembra stabilizzarsi su valori più contenuti. Ciononostante, lo scorso anno il PIL, trainato dal settore non petrolifero e dagli investimenti pubblici, ha fatto registrare una crescita reale del 4,1% (contro il +1,4% del 2023) a 126.3 miliardi di manat, col settore non-oil protagonista grazie ad una performance del +6,2%. L'attività economica è stata sostenuta dall'aumento dei redditi reali e dagli investimenti infrastrutturali, mentre il settore petrolifero e del gas è tornato a crescere leggermente (+0.3%) grazie all’aumento della produzione di gas destinato a soddisfare la domanda europea. Questa tendenza dovrebbe verosimilmente mantenersi anche nei prossimi anni, nonostante la previsione di un costante calo della produzione di petrolio dovuta alla maturità dei principali giacimenti, in ciò favorita da un lato dagli alti prezzi delle materie prime energetiche e dall’altro dalla graduale ma costante opera di diversificazione dell’economia avviata dal Governo azero nel tentativo di emanciparla dalla tradizionale dipendenza dagli idrocarburi.

Nel frattempo, l'inflazione è rimasta contenuta, oscillando tra lo 0% anno su anno ad aprile 2024 (il livello più basso in oltre nove anni) ed il 4,9% a fine anno (5,4% a gennaio 2025). La regolamentazione dei prezzi statali e i prezzi alimentari globali più bassi hanno contribuito a stabilizzare l'inflazione dei prezzi alimentari nazionali. Il PIL pro capite alla fine del 2024 è stato pari a 12.382,5 manat, ovvero a circa 6600 euro annuali (550 mensili). 

La Banca centrale dell'Azerbaijan ha mantenuto il tasso di sconto al 7,25% per la nona riunione consecutiva a febbraio 2025, mantenendo i costi di prestito al livello più basso dal dicembre 2021 dopo cinque tagli consecutivi. La decisione è stata presa in un contesto di inflazione stabile, rimasta entro l'intervallo-obiettivo della banca centrale del 4±2%.

Il rapporto debito/PIL, anche grazie al rincaro dei prodotti energetici degli ultimi anni, dal 2022 si attesta su livelli stabilmente inferiori al 20%. La bilancia commerciale, tradizionalmente positiva, a gennaio 2025 ha registrato un surplus di circa 1 miliardo di USD, superiore del 40,5% rispetto allo stesso periodo del 2024, anno chiuso con un avanzo di 5,5 miliardi di USD.  Alla fine dell’anno corrente il PIL è previsto attestarsi intorno al 3% (2,5% nel 2026), ma le prospettive rimangono altamente sensibili alle fluttuazioni dei prezzi del petrolio e del gas ed alle tensioni geopolitiche regionali e internazionali. 

Fra i fattori che potrebbero spingere al rialzo l’economia vanno annoverati la possibilità di un incremento nella produzione di gas naturale, favorita dal Memorandum of Understanding siglato con l’Unione Europea, e la possibile azione riformatrice del governo a sostegno del settore non-oil. Sul primo punto si ricorda che nel giugno 2022, l'Azerbaigian e la Commissione europea hanno firmato un memorandum d'intesa per raddoppiare le esportazioni di gas dall'Azerbaigian verso l'Europa entro il 2027. Entro lo stesso anno, l'Azerbaigian prevede di aumentare il volume del gas trasportato attraverso il gasdotto Trans Adriatico (TAP) dagli attuali cicra 12 miliardi di metri cubi l'anno a 20 miliardi.  

Fra i rischi al ribasso vanno invece annoverati il protrarsi della guerra in Ucraina, gli effetti depressivi sull'economia delle politiiche protezionistiche avviate dagli USA con possibile contrazione della domanda e degli investimenti globali, e il deprezzamento del dollaro cui la valuta azerbaigiana (manat) è agganciata in un rapporto di cambio fisso di 1,7.

 

Ultimo aggiornamento: 18/04/2025