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Overview (PAESI BASSI)

Secondo i dati Eurostat, nel quadro Europeo, i Paesi Bassi si collocano al secondo posto tra i maggiori esportatori con il 70% delle esportazioni di natura intra-Europea, preceduti dalla Germania, mentre l’Italia si colloca al quinto posto preceduta dalla Francia. Nel periodo che va da gennaio a settembre 2025, l’Italia si riconferma tra i primi dieci partner commerciali dei Paesi Bassi: il nostro Paese costituisce il sesto mercato di destinazione dell’export olandese, con una quota del 4,3% e l’ottavo fornitore dei Paesi Bassi, dopo la Francia e prima della Spagna, con una quota del 2,4%. Nello stesso anno, i Paesi Bassi sono stati il nono mercato di destinazione delle esportazioni italiane, con una quota al 3%, e il quarto Paese fornitore dell’Italia, con una quota del 6,5%.

Nel periodo di riferimento del 2025, l’interscambio commerciale tra i due Paesi ha registrato un aumento, con le esportazioni italiane verso i Paesi Bassi che si sono attestate a 14,48 miliardi di euro, in aumento dell’1,1% rispetto ai 14,32 miliardi del 2024, mentre le importazioni italiane dai Paesi Bassi sono aumentate del 9,5% raggiungendo un valore di 28,87 miliardi di euro (a fronte dei 26,35 miliardi registrati nel 2024), per un interscambio totale di 43,35 miliardi, in aumento del 6,6% rispetto ai 40,68 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. L’equilibrio complessivo rimane tuttavia negativo per l’Italia, confermando un saldo commerciale pari a -14,4 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2024, anno in cui raggiunse il valore di -12,03 miliardi di euro.

Secondo l’elaborazione dei dati ISTAT, i principali prodotti italiani esportati nei Paesi Bassi sono legati ai settori di medio – alto contenuto tecnologico. Gli articoli farmaceutici si confermano come prima voce delle nostre esportazioni, registrando nel 2025 un valore di 3,57 miliardi pari al 24,7% dell’export totale. Al secondo posto si collocano macchinari e apparecchi, con un valore di 1,65 miliardi e una quota dell’11,4%. A seguire prodotti alimentari, bevande e tabacco registrano un valore di 1,63 miliardi e una quota dell’11,3%. Sostanze e prodotti chimici si collocano al quinto posto, con un valore di 1,13 miliardi, pari al 7,8%. Seguono prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori con un valore di 1,06 miliardi e una quota del 7,3% e infine, metalli di base per un valore di 1,03 miliardi e una quota del 7,1%. Altre merci non classificate costituiscono il 30,4% dell’export totale, per un valore di 4,40 miliardi di euro.

Le importazioni dai Paesi Bassi in Italia riguardano soprattutto beni ad alto contenuto tecnologico: computer, apparecchi elettronici e ottici costituiscono il 16,4% delle importazioni totali per un valore di 4,75 miliardi. A seguire sostanze e prodotti chimici per un valore di 3,9 miliardi e una quota del 13,5%. Al terzo posto si trovano articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici con un valore di 3,83 miliardi e una quota del 13,3%. Seguono con una quota del 12,7% e un valore di 3,66 miliardi prodotti alimentari, bevande e tabacco. Prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori rappresentano una quota del 6,5% con un valore di 1,87 miliardi e, infine, prodotti delle altre attività manifatturiere con una quota pari al 6,4% e un valore di 1,83 miliardi. Altre merci non classificate costituiscono il 31,2% dell’import totale, per un valore pari a 9,0 miliardi di euro.

 

Relativamente agli investimenti diretti esteri (IDE), gli ultimi dati ufficiali della Banca d’Italia pubblicati a novembre 2025(2024) segnalano un flusso in crescita dall’Italia verso i Paesi Bassi, pari a circa 3,922 miliardi di euro, registrando un aumento del 127,44% rispetto all’anno precedente (1,724 miliardi), in netta inversione rispetto all’andamento negativo degli anni anteriori e, in particolare, al forte deflusso registrato nel 2022, pari a -8,236 miliardi.

 Si tratta di una variazione di segno insolita per i flussi legati all’economia reale. La spiegazione di questa volatilità risiede nella composizione dei flussi stessi, quasi interamente determinata dalla componente degli strumenti di debito infragruppo (transazione finanziaria e/o commerciale tra entità appartenenti allo stesso gruppo aziendale), che nel 2022 avevano registrato un valore fortemente negativo (-17,360 miliardi di euro).

Nella direzione opposta, gli IDE olandesi in Italia hanno registrato nel 2024 un flusso negativo pari a –4,491 miliardi di euro, segnando un’inversione di tendenza rispetto al 2023 e agli anni precedenti. Tale andamento si discosta dalla dinamica positiva osservata nel corso del decennio e riflette un marcato ridimensionamento rispetto ai valori registrati negli anni recenti. Il risultato del 2024 è riconducibile principalmente alla riduzione dei reinvestimenti degli utili e al riequilibrio delle posizioni finanziarie infragruppo, con un aumento dei flussi di rientro verso le case madri.

È importante sottolineare che, pur essendo formalmente registrati come “olandesi”, i citati flussi non hanno necessariamente origine nei Paesi Bassi. Numerose multinazionali, infatti, utilizzano il Paese come hub per le proprie holding europee, per motivi prevalentemente di carattere fiscale e giuridico. Di conseguenza, un investimento proveniente dai Paesi Bassi potrebbe in realtà avere origine da Paesi terzi.

Fonti: ISTAT – Agenzia ICE – Banca d’Italia – Eurostat – CBS (Ufficio Centrale Statistica Olandese)

Ultimo aggiornamento: 03/02/2026