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Governo Italiano
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Overview (LIBIA)

Anche dopo la rivoluzione del 2011, l’Italia si è confermata, nel complesso, il principale partner economico della Libia. Il mercato italiano è la meta principale dell’export libico, avendo assorbito nei primi mesi del 2012 oltre un quinto delle esportazioni dalla Libia. Nello stesso periodo, circa il 10% delle importazioni libiche sono giunte dall’Italia, facendo del nostro Paese il terzo Paese fornitore della Libia.

Il valore dell’intercambio è cresciuto del 140% nei primi sette mesi del 2012 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In tale periodo, la crescita più marcata ha interessato le esportazioni italiane verso la Libia, aumentate del 223% rispetto allo stesso periodo del 2011, mentre le importazioni italiane dalla Libia sono cresciute del 130% circa.

Sul fronte delle importazioni italiane dalla Libia, non si ravvisano significativi margini di crescita per prodotti diversi da quelli energetici (gas e greggio), stante l’assenza di un tessuto industriale in loco. Unica eccezione potrebbe essere costituita dai prodotti derivanti dalla lavorazione dell’acciaio e dei materiali ferrosi, ove venissero confermate le prospettive di sviluppo della  maggiore industria siderurgica del Paese, la LISCO-Libyan Iron and Steel Company, avente sede a Misurata, prevista raddoppiare la propria produzione nei prossimi anni.

Prima della rivoluzione del 2011 operavano in Libia oltre 100 aziende italiane, principalmente impegnate nei settori delle costruzioni, ingegneristica, impiantistica industriale e servizi collegati al settore petrolifero. Tra le principali aziende italiane ricordiamo ENI (joint venture con la National Oil Corporation), IVECO (opera in joint venture con il Ministero dell’Industria Libico per la produzione di autocarri e autobus), Agusta Westland-Finmeccanica (detiene il 50% del capitale della LIATEC, azienda che assembla elicotteri), Saipem, Salini, Impregilo, Con.I.Cos, Bonatti, Italcementi, Dietsmann, Ferretti International, Danieli, Sirti.

Dopo la liberazione del Paese, la percentuale delle aziende italiane rientrate in Libia è ad oggi stimabile al 70%. Di queste, tuttavia, solo la metà ha effettivamente ripreso le attività produttive. Per la restante parte, l’inattività delle imprese italiane (alla pari delle altre ditte straniere) è determinata dalla mancata ripresa dei contratti in essere con committenti pubblici in ragione della posizione attendista assunta dal precedente Esecutivo libico.

Ultimo aggiornamento: 07/03/2013