Accesso al credito - Osservazioni (BRASILE)
Il sistema bancario brasiliano è caratterizzato da un elevato grado di concentrazione e dalla forte presenza del settore pubblico.
La principale banca per attivo, Banco Itaù (ca. 16% del totale), è di proprietà privata mentre la seconda, il Banco do Brasil (ca. 15% degli attivi), è di natura mista con prevalenza di capitale pubblico. Altre banche pubbliche sono la la CAIXA Economica Federal e la Banca Nazionale per lo Sviluppo economico e Sociale (BNDES). Complessivamente le banche pubbliche detengono il 34% degli attivi finanziari e il 41% del credito.
Tra gli intermediari creditizi privati nazionali, che rappresentano circa il 49,7% degli attivi finanziari complessivi del sistema finanziario brasiliano, i principali operatori sono Itaú Unibanco e Bradesco; seguono, con dimensioni più contenute ma con un ruolo rilevante nei rispettivi segmenti di attività, gruppi come BTG Pactual, Banco Safra, XP e Banco Votorantim (BV).
Le banche estere detengono circa il 16% delle attività finanziarie (il solo Santander detiene un 7,8%, seguito da Citibank con ca. l’1,3%), una quota in calo come negli ultimi anni, dopo che nel 2015 HSBC ha venduto le operazioni brasiliane a Bradesco e nel 2016 Citibank ha ceduto la parte retail a Itaù.
La lista completa delle banche e delle altre istituzioni finanziarie autorizzate ad operare in Brasile è disponibile sul sito della Banca Centrale brasiliana: www3.bcb.gov.br/ifdata/.
Per quanto riguarda l'offerta di credito, continua a essere erogata, sia dalle banche pubbliche sia da quelle private, a condizioni agevolate (il c.d. "credito direcionado" in contrapposizione al c.d. "credito livre"). I tassi di interesse in questo segmento sono molto più bassi di quelli di mercato.
Per quanto concerne il credito livre si nota un peggioramento nelle condizioni di accesso al credito a partire dal 2022. Considerando tutte le modalità di credito, sia livre sia direcionado, il costo medio per le famiglie continua ad essere più elevato rispetto a quello alle imprese.
Le linee di credito più rischiose e non garantite hanno tassi di interesse estremamente elevati. È il caso, ad esempio, del credito alle famiglie sulle carte di credito (il cui tasso medio nel giugno 2022 era del 437% annuo rispetto al 370% del 2021) o sullo sconfinamento in conto corrente.
Negli ultimi anni sta assumendo crescente importanza il finanziamento diretto delle imprese sul mercato dei capitali.



