Rischi politici (TURCHIA)


Instabilità politica interna

Lo stato d'emergenza introdotto dopo il fallito golpe del 15 luglio (in vigore fino al 19/04/2018) e la lotta contro la rete ritenuta responsabile del golpe, hanno acuito la polarizzazione della società turca marginalizzando le voci più critiche del governo AKP. La riforma costituzionale promossa dal Pres. Erdogan- che prevede un forte accentramento di potere suscettibile di indebolire lo stato di diritto - è stata approvata il 16 aprile con un referendum popolare, il cui esito di misura è stato fortemente contestato per presunte irregolarità.


Limitazioni delle libertà fondamentali

Le minoranze etnico-linguistiche, religiose, LGBTI lamentano discriminazioni ed insufficienti tutele. Nell'ambito delle misure adottate con lo stato d'emergenza migliaia di dipendenti pubblici sono stati rimossi dall'incarico, numerosi giornalisti, accademici, attivisti, parlamentari e amministratori locali dei partiti filo-curdi sono stati arrestati, centinaia di associazioni e testate giornalistiche sono state chiuse per presunti legami con organizzazioni terroristiche, limitando fortemente l'esercizio della libertà di stampa, espressione e associazione.


Ripercussione delle crisi regionali all'interno del paese

Ankara considera la crisi siriana una questione di sicurezza nazionale per la presenza di DAESH e di gruppi assimilati al PKK (PYD/YPG). Il flusso di rifugiati siriani acuisce il rischio di infiltrazione di elementi radicali e di cellule terroristiche. L'approccio securitario ha spinto Ankara ad avviare un'operazione militare oltre confine (Scudo dell'Eufrate), che, pur conclusa, ha lasciato aperto il varco a pericolosi rischi di escalation anche a fronte di possibili ulteriori interventi militari diretti in Siria ed in Iraq.


Terrorismo ed operazioni di sicurezza all'interno del paese

Il fallimento, nel luglio 2015, del c.d. "processo di soluzione" ha determinato la ripresa degli scontri armati tra forze di sicurezza turche e PKK nel sudest del Paese. Diverse località nelle province a maggioranza curda sono state sottoposte a coprifuoco, mentre si contano centinaia di vittime tra militari, guerriglieri del PKK e civili e l'evacuazione di circa mezzo milione di persone. Da giugno 2015 numerosi attentati di matrice DAESH, curda (PKK/TAK) e marxista-leninista (DHKP-C) hanno causato nel complesso un migliaio di vittime.


Ultimo aggiornamento: 19/01/2018^Top^
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