Relazioni internazionali (UCRAINA)

All’indomani della deposizione del Presidente Yanukovitch (febbraio 2014) ha preso avvio una fase di tensioni tra Russia ed Ucraina, legata anche alle tendenze europeiste ed atlantiste presenti in seno al nuovo Esecutivo di Kiev, nonché ad alcune misure adottate da quest’ultimo a detrimento della popolazione russofona del Paese. Tali tensioni sono culminate nell’annessione unilaterale, da parte russa, della Penisola di Crimea (ancora formalmente risconosciuta dalla Comunità internazionale come territorio ucraino) e nel sostegno – accertato secondo il Governo ucraino e secondo la NATO, ma smentito da parte russa – fornito da Mosca ai miliziani insorti contro le nuove Autorità di Kiev, impegnando queste ultime in violenti scontri armati che si sono protratti dall’aprile scorso.

UE e USA sono intervenuti a sostegno delle Autorità di Kiev imponendo sanzioni ai danni di soggetti – persone fisiche e giuridiche – russi ritenuti responsabili di aver minato l’integrità territoriale o la sicurezza nazionale dell’Ucraina. Le Autorità di Mosca hanno risposto con sanzioni speculari, di portata principalmente economica, con l’innescarsi di una spirale che ha già prodotto rilevanti ripercussioni negative sulle economie delle Parti in causa, in termini di contrazione dei flussi commerciali. In tale contesto di tensioni economiche si inserisce altresì l’interruzione delle forniture di gas disposto nel maggio scorso dai fornitori russi alla controparte ucraina per via dei debiti non saldati da quest’ultima.

Gli scontri armati si sono acuiti nel corso dell’estate e le tensioni tra Mosca e Kiev (e Occidente) si sono ulteriormente intensificate a causa anche dell'abbattimento del Boeing della Malaysian Airlines nei cieli ucraini, con scambi di accuse reciproci tra Autorità ucraine e russe, e per via di un convoglio umanitario composto da 300 camion inviato dalla Federazione russa a favore delle popolazioni ucraine colpite dai combattimenti ma ritenuto da Kiev uno strumento per far giungere aiuti militari alle milizie locali.

La violenza dello scontro interno ed internazionale ha indotto le Parti in causa ad avviare tentativi per una composizione pacifica del conflitto, in cui un ruolo centrale è svolto dall’OSCE e dal coordinamento, da parte di quest’ultimo, del Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) che riunisce anche Russia e Ucraina, coinvolgendo rappresentanti delle milizie antigovernative ucraine. Il 5 settembre 2014 il GCT si è riunito a Minsk, dove le Parti hanno firmato un Protocollo articolato in 12 punti - il primo dei quali prevede la cessazione immediata e bliaterale dell'uso delle armi - in seguito consolidato con la firma di un Memorandum, avvenuta sempre a Minsk il 19 settembre 2014. Oltre al cessate-il-fuoco, gli obiettivi principali del piano di pace includono l'introduzione di un decentramento di poteri nelle Regioni di Donetsk e Luhansk; indizione di elezioni locali anticipate; ritiro dei gruppi armati "illegali" dall'Ucraina e l'istituzione di una zona di sicurezza lungo il confine tra Ucraina e Russia; vigilanza dell'OSCE sul rispetto delle intese.

Al momento il cessate-il-fuoco sarebbe generalmente rispettato, con una forte attenuazione degli scontri armati, sebbene si registrino sporadiche violazioni che inducono a ritenere tuttora precaria la situazione sul terreno.

Parallelamente, restano altri fattori irritanti nei rapporti tra Kiev (e Paesi occidentali) e Mosca. In primo luogo, l’Accordo di Associazione tra Ucraina e UE, ratificato da Kiev il 12 settembre e la cui entrata in vigore è stata per ora sospesa su richiesta ucraina, anche per timori di ritorsioni da parte della Federazione russa. Altro fattore irritante restano i negoziati per la riattivazione delle forniture di gas, per quanto sul punto si registrino segnali incoraggianti dopo il raggiungimento, il 26 settembre u.s., di un accordo di massima tra le parti per la composizione del contenzioso.

Ultimo aggiornamento: 30/09/2014^Top^
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