Relazioni internazionali (SUD AFRICA)

La politica estera sudafricana si ispira alla African Renaissance, enunciata da Nelson Mandela nel 1994 al vertice dell’Unione Africana di Tunisi e poi elaborata come vera e propria dottrina politica dal successivo Presidente del Sud Africa, Thabo Mbeki. Essa sottolinea l’importanza attribuita dal Sud Africa alla dimensione africana della propria azione politica, nella convinzione che il miglioramento delle condizioni di vita in tutto il continente sia fondamentale per la stessa crescita economica nazionale. Questo approccio si sviluppa in quattro pilastri sui quali si regge la politica estera del Paese: continente africano, cooperazione Sud-Sud, collaborazione con i Paesi occidentali, riforma del sistema multilaterale. L’ambizione del Sud Africa a svolgere un ruolo da protagonista in Africa e nel mondo è stata coronata dall’inclusione nei gruppi G20 e BRICS (Brasile Russia, India, Cina, Sud Africa).

Decisve per lo sviluppo socio-economico sudafricano sono le relazioni con l'Unione Europea ed i suoi Stati membri. La rilevanza delle relazioni bilaterali è dimostrata dal fatto che il Sud Africa è uno dei soli dieci Paesi al mondo con cui l’UE ha formalmente avviato un partenariato strategico che abbraccia dal 2007 una vastissima gamma di settori di cooperazione.

Nel novembre 2016, è entrato in vigore l’Accordo di partenariato economico (Economic Partnership Agreement, EPA), tra Sud Africa, Namibia, Lesotho, Botswana, Swaziland e Mozambico – e l’Unione Europea, che rappresenta il maggior partner economico dell’area. L’Accordo è compatibile con le regole WTO e strutturato in modo asimmetrico per tener conto del diverso grado di sviluppo dei partner africani. L’Accordo garantisce al Sud Africa un’ancora maggiore apertura del mercato UE (liberalizzazione del 94,9% in termini di dazi e del 93,2% in termini di volume) rispetto al trattamento già assicurato dal Trade Development and Cooperation Agreement (TDCA) del 1999, che fino alla firma dell’EPA ha costituito il quadro normativo per le relazioni commerciali con l’Unione europea. Per il Paese si attendono effetti positivi soprattutto in relazione al settore agricolo, in particolare per i seguenti prodotti che vedono l’UE quale principale mercato di destinazione: vino, frutta (in particolare agrumi), zucchero; alcool etilico, prodotti della pesca e i fiori recisi. L’accordo prevede inoltre più elasticità in relazione ai dazi, una maggiore flessibilità riguardo alle rules of origin, l’eliminazione in ambito agricolo dei sussidi UE alle esportazioni e la protezione di 105 GI (geographical indications), Al Sud Africa viene inoltre consentita l’adozione di misure di salvaguardia transitorie nel settore agricolo.

Dal punto di vista dell’Unione Europea, l’EPA prevede la liberalizzazione totale del 74,1% e parziale del 12,1% per i beni di provenienza UE diretti verso l’area SACU, con l’esclusione dunque del Mozambico che godrà di un regime diverso. Le esclusioni riguardano alcuni prodotti dei settori agricolo (manzo e altri prodotti a base di carne, alcuni latticini), minerario e della componentistica per auto. Viene invece disposta una riduzione solo parziale dei dazi per alcuni prodotti del tessile/calzaturiero e del settore automibilistico, e limitazioni in termini di volume per carne di maiale, frattaglie, formaggio e burro. L’EPA assicura inoltre la protezione di 251 GI.

A livello regionale il Sud Africa fa parte della Southern African Development Community (SADC), Organizzazione intergovernativa che comprende 15 Paesi dell’Africa meridionale. Nel quadro della SADC, nel 2000 venne firmato un Accordo per la creazione di un’area di libero scambio tra Sud Africa, Botswana, Lesotho, Namibia e Swaziland (già membri della SACU, vedi sotto), cui si sono aggiunti in seguito Mauritius, Zimbabwe e Madagascar. Nel 2008 hanno aderito anche Malawi, Mozambico, Tanzania e Zambia, portando il totale dei membri dell’Accordo a 12.

Il Sud Africa è inoltre membro della Southern Africa Customs Union (SACU), l’Accordo di unione doganale che comprende il Botswana, il Lesotho, la Namibia e lo Swaziland. I Paesi membri della SACU (ad eccezione del Bostwana) hanno inoltre firmato nel 1986 un Accordo per la costituzione di una Common Monetary Area (CMA) che prevede la liberalizzazione dei movimenti di capitali, un regime di cambi comune verso l’esterno e l’ancoraggio delle valute di Namibia e Lesotho al Rand sudafricano.

Ultimo aggiornamento: 09/03/2017^Top^

 

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