Quadro macroeconomico (SLOVENIA)

Dal 2014 la Slovenia ha ripreso a crescere, lasciandosi alle spalle la recessione iniziata nel 2009 e andata avanti a fasi alterne fino al 2013. Con una crescita del 3%, del 2,3%, del 3,1%, del 4,9% e del 4,5% negli anni dal 2014 al 2018 rispettivamente, il PIL sloveno ha raggiunto nel 2018 il valore di quasi 46 miliardi di euro (22.182 euro pro capite). Questo trend positivo, anche se con previsioni di crescita un po' più moderata, dovrebbe caratterizzarsi anche nei prossimi tre anni. Le più recenti previsioni economiche lanciate a fine marzo 2019 dall’IMAD prevedono una crescita del PIL del 3,4% nel 2019, del 3,1% nel 2020 e del 2,8% nel 2021. La Commissione europea prevede (febbraio 2019) una crescita economica del 3,1% nel 2019 con un lieve rallentamento al 2,8% nel 2020, dati comunque superiori alla media UE (+1,5% 2019 e 1,7% 2020) e della zona euro (+1,3% 2019 e +1,6% 2020). La composizione del valore aggiunto del PIL sloveno rimane anche nel 2018 piuttosto invariata: agricoltura 2,2%, industria 33,2% e servizi 64,6%.

I conti pubblici sono stati oggetto di forte preoccupazione non tanto per la loro entità quanto per il trend negativo in rapido peggioramento negli anni successivi alla crisi (nel 2008 il debito pubblico è stato pari al 21,8% del PIL). A seguito della ricapitalizzazione del sistema bancario, il bilancio pubblico aveva registrato nel 2013 un deficit del 14,7% del PIL (5,3 miliardi di euro), spingendo il debito pubblico al 70,4% del PIL. Nel 2014, con un deficit del 5,5% sul PIL il debito è ulteriormente cresciuto all'80,4%. Il Governo sloveno, che ha dovuto applicare politiche di austerity, ha adottato nel 2015 correzioni di bilancio che hanno permesso di ricondurre il deficit sotto la soglia target al 2,8% del PIL, con un debito pubblico assestato all’82,6% del PIL, che ha invertito la rotta dal 2016 in poi. Infatti, già nel 2016 il deficit è stato contenuto all’1,9% del PIL (781 milioni di euro) portando il debito pubblico al 78,7% del PIL (31,8 miliardi). Nel 2017 il Paese ha realizzato per la prima volta dopo 22 anni un surplus positivo pari a 5 milioni di euro (0,01% del PIL), riducendo il debito pubblico a 31,9 miliardi di euro (74,1% del PIL). Secondo le prime stime, un surplus positivo dello 0,7% del PIL - con conseguente ulteriore riduzione del debito al 70,1% del PIL stesso (32,2 miliardi di euro) - si è verificato anche nel 2018.

Le prime valutazioni segnalano che nel 2018 la domanda interna ha registrato una crescita del 4,6%, grazie all’aumento dei consumi finali (+2,3%), di cui privati (+2,2%) e pubblici (+2,6%), nonché degli investimenti fissi lordi (+10,6%). Tutti i settori in crescita, tra cui maggiormente l’agricoltura, silvicoltura e pesca (+22,4%), l’edilizia (+12,7%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (+6,1%), l’ICT (+5,1%) e le attività manifatturiere (+4,6%).

Secondo i primi dati nel 2018 le esportazioni (30,9 miliardi di euro, +9,2% rispetto al 2017) e le importazioni (30,7 miliardi di euro, +11,2%) hanno continuato a crescere portando l’interscambio a ben 61,6 miliardi (+10,2%), allo stesso tempo riducendo però il saldo a poco più di 160 milioni di euro (-75,1% rispetto al 2017), comunque positivo dal 2014, dopo anni di tradizionale deficit commerciale.

Lo stock degli investimenti diretti esteri in entrata (IDE) ha raggiunto a fine 2017 un valore complessivo di 13,7 miliardi di euro (+5,4% e +704 milioni di euro rispetto alla fine del 2016).

Nel 2018 i prezzi al dettaglio sono aumentati dell'1,7% rispetto alla media 2017. La disoccupazione non è ancora tornata ai livelli pre-crisi (6,7% nel 2008) ma si è ridotta costantemente negli ultimi anni, registrando nel 2017 un tasso ILO del 6,6%. Nel 2018 la disoccupazione è ulteriormente scesa, fino a registrare un 5,9% nel 1°, 5,2% nel 2°, 5% nel 3° e un 4,4% nel 4° trimestre.

Nel 2018 gli stipendi hanno continuato a crescere raggiungendo il valore medio di 1.092,74 euro netti e 1.681,55 euro lordi (aumento nominale +2,9% sul medio netto e +3,4% sul medio lordo; reale +1,2% sul medio netto e +1,7% sul medio lordo).

I tassi d'interesse per i prestiti commerciali sono ancora sopra la media europea, con crediti in espansione ma ancora limitato verso le aziende (8,6 miliardi di euro a fine gennaio 2019 contro i 20,3 miliardi del 2008).

Ultimo aggiornamento: 03/04/2019^Top^

 

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