Quadro macroeconomico (FINLANDIA)

L’economia finlandese, in contrazione dal 2007 al 2014, ha invertito, a partire dal 2015, la tendenza negativa, con segnali di crescita consolidatisi nel 2016 (+2,1%) e 2017 (2,8%), raggiungendo in quest’ultimo anno un PIL pari in valore a 223,9 miliardi di euro, con un incremento del reddito nazionale del 3,4% in termini reali.  Le proiezioni per il 2018 (pari ad una variazione reale del 2,7 %) lasciano prevedere che il PIL del Paese potrà raggiungere a fine anno il livello registrato prima del 2007.

Il ritorno a valori positivi appare legato alla ripresa dei consumi privati (+1,6% nel 2017) e degli investimenti (4,6% di crescita nel 2017), con il settore dell’edilizia, sia residenziale che commerciale a fare da traino. Segnali positivi si registrano altresì sul versante della produzione industriale, che ha visto un incremento dell’2,7% rispetto al 2016. Positiva anche la metallurgia (+3,0%), il manifatturiero (+2,6%), il forestale (+3,6%), ed il chimico (+2,2%), stabile l’industria alimentare (0,0%), mentre resta in sofferenza il settore dell’elettronica (-4,2%).

Le dinamiche di crescita hanno avuto ricadute positive anche nel mercato del lavoro, ove nell’ultimo biennio si è registrata una lenta ma costante diminuzione dei tassi di disoccupazione (9,4% nel 2015, 8,8% nel 2016 e 8,6% nel 2017, con ulteriore riduzione attesa nel 2018 a circa il 7,6%), che tuttavia restano più alti della media dei Paesi della regione. Tra le cause sottese viene sovente evocata la vischiosità di un mercato del lavoro eccessivamente appesantito da rigide forme di tutela e misure anti-cicliche generose. Al fine di semplificare ed alleggerire il complesso sistema di copertura sociale e di sussidi in vigore in Finlandia, il Governo finlandese ha lanciato all’inizio del 2017 un progetto pilota di salario di base -  di cui beneficiano per un biennio circa 2000 residenti – che, in prospettiva potrebbe sostituire gli strumenti e voci di spesa che regolano attualmente i trasferimenti e sussidi di natura sociale ed assicurativa. Congiuntamente, il Governo è impegnato nella riforma dei meccanismi di accesso ai sussidi di disoccupazione, per eliminare gli incentivi alla non occupazione, e favorire l’incremento occupazionale. Tra le misure approvate, l’introduzione di nuovi “sistemi di attivazione al lavoro” che limitino e riducano l’entità dei sussidi a fronte di indisponibilità a offerte di impiego hanno incontrato la forte resistenza delle organizzazione sindacali, con scioperi per tutto il 2018.

Il debito pubblico si è attestato al 61,3% del PIL nel 2017, con un leggero decremento rispetto all’anno precedente (63,1%) quindi al di là della soglia posta dai parametri dell’UE. Sviluppo, quest’ultimo, traumatico per un Paese che sul rigore fiscale ha costruito un porzione significativa della sua postura in seno all’UE. Le Autorità finlandesi si sono dunque impegnate a realizzare una serie di riforme strutturali (in particolare riforma del mercato del lavoro, del sistema sociale e sanitario e di quello previdenziale) atte a ridurre l’onere del debito a carico delle casse dello Stato e, nel Piano Fiscale Nazionale 2017-2020, hanno previsto altresì interventi di risanamento dell’economia pubblica per un totale di 4 miliardi di euro e tagli alla spesa pubblica per 400 milioni. L’obiettivo del Governo è l’eliminazione dell’indebitamento entro il 2020. Il disavanzo pubblico, pari allo 0,7% del PIL, si è contratto rispetto agli anni precedenti (-3,9 miliardi nel 2016), grazie ad un incremento delle entrate tributarie (+4% nel 2017) e alla crescita del PIL. Questi dati hanno permesso alla Commissione europea di prevedere il rientro del debito pubblico nei parametri europei nel 2019, quando dovrebbe scendere al 59,6%. Nonostante le notizie positive, il bilancio dello Stato continua ad essere deficitario, una circostanza imputata all’invecchiamento della popolazione ed alla crescita della spesa sanitaria. L’impegno a porre un freno alla crescita della spesa sanitaria (2,4% all’anno) è alla base dell’impegno dell’attuale Governo nel promuovere la riforma dei servizi socio-sanitari. Il parziale deterioramento della posizione debitoria del Paese ha condotto alla revisione in negativo del giudizio sulla Finlandia da parte delle 3 principali agenzie di rating:  Standard & Poor’s – dall’autunno 2014, valutazione recentemente confermata – e Fitch - all’inizio di marzo 2018 - hanno declassato il Paese da tripla A ad un giudizio di AA+, mentre Moody’s ha rivisto il rating da tripla A ad Aa

Ultimo aggiornamento: 13/02/2019^Top^

 

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