Quadro macroeconomico (MESSICO)

La crescita dell’economia messicana è rallentata nel 2016 (2,1% a fronte del 2,4% nel 2015) e le prospettive per il 2017 si aggirano attorno al +1,2% del PIL. Tale rallentamento è da attribuire principalmente all’incertezza economica legata alla possibile revisione del NAFTA da parte del Governo Trump, ad un rallentamento della produzione industriale, alla volatilità della moneta messicana (che nel 2016 ha perso il 20% del suo valore nei confronti del dollaro), al persistente basso livello di produzione di petrolio ed a possibili politiche restrittive volte a contenere la crescita del debito pubblico (che ha raggiunto la soglia del 50% del PIL). Centrale la relazione con gli USA, dove sono dirette l’80% circa delle esportazioni messicane e da cui provengono il 35% degli IDE. Al tempo stesso, una maggiore inflazione - spinta dal deprezzamento del peso e dal recente aumento del prezzo del carburante - potrebbe frenare i consumi, che finora si erano mantenuti costanti sostenendo la crescita. 

D'altro canto, il Messico continua a distinguersi nel panorama latino-americano per la sua stabilità economica conseguita grazie alla diversificazione dell’economia, ad una politica macroeconomica oculata, alla marcata apertura commerciale (il Messico ha stipulato trattati di libero commercio con ben 45 Paesi) e alle importanti riforme economiche realizzate dal Governo che hanno aperto il mercato agli operatori privati. Grazie anche a queste riforme strutturali - che riguardano diversi settori come l'energia, l'educazione, le infrastrutture, il lavoro, la concorrenza, le telecomunicazioni ed il sistema fiscale - il Messico continua ad essere attraente per gli investitori internazionali per una serie di oggettivi vantaggi comparati, tra cui la posizione geografica privilegiata, il basso costo della manodopera qualificata e gli incentivi offerti dal Governo. 

Per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri (IDE), importante volano di crescita per l’economia messicana, secondo il World Investment Report del 2016 pubblicato da UNCTAD, il Messico è il quindicesimo paese destinatario di IDE. Dopo aver raggiunto i 33 miliardi di dollari nel 2015, i flussi di IDE verso il Messico sono scesi a 26 miliardi di dollari nel 2016. Gli IDE sono concentrati nelle zone al confine con gli Stati Uniti (dove si trovano molte fabbriche di assemblaggio) e nella capitale. La Penisola dello Yucatan riceve invece importanti IDE nel settore del turismo. I settori in cui vi sono investimenti esteri significativi sono la finanza, l'industria automobilistica e i settori dell'elettronica e dell'energia. 

Per quanto riguarda le finanze pubbliche, negli ultimi anni queste hanno risentito del basso prezzo del petrolio ed è aumentato il livello del debito pubblico, che a fine 2016 ha raggiunto il 50,2% del PIL e che potrà difficilmente essere contenuto a fronte di una crescita economica minore, una moneta debole e una perdurante volatilità dei mercati. Il Governo mantiene comunque prioritario l'obiettivo di consolidamento fiscale: il deficit fiscale si è ridotto al 2,6% del PIL nel 2016 e il deficit primario è stato quasi eliminato (0,1% del PIL). Il Paese può inoltre contare su un buon livello di riserve internazionali per oltre 174,869 miliardi di USD (dati Banca Centrale a maggio 2017), mentre il tasso di inflazione, seppure in crescita, si mantiene sotto controllo (circa 4,9%). L'inflazione resta la principale preoccupazione del Banco de Mexico che, per sostenere il peso, ha più volte alzato i tassi di interesse negli ultimi mesi (ora al 6,5%). 

Ultimo aggiornamento: 16/05/2017^Top^

 

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