Quadro macroeconomico (ARGENTINA)

Il nuovo scenario causato dal coronavirus aggiunge nuove, gravissime ed impreviste difficoltà ad uno scenario economico già critico. Oltre ai problemi della contrazione della domanda e al blocco delle attività produttive, il sistema economico argentino va incontro a difficoltà aggiuntive e specifiche quali l’ulteriore svalutazione della moneta nazionale, causata dal crollo del prezzo delle materie prime esportate e dalla corsa degli argentini verso monete forti e beni di rifugio, e la caduta del valore del petrolio, che rende, per lo meno per il momento, non conveniente lo sfruttamento del giacimento di idrocarburi di Vaca Muerta, strategico per sostenere le esportazioni del Paese.

Lo scenario si inserisce in un contesto economico già difficilissimo caratterizzato da un’economia in recessione, ormai dal 2018 (secondo l’INDEC il PIL 2019 è sceso del 2,2% mentre per l’OCSE la caduta è del 3%; per il 2020 era attesa una contrazione del 1,7%, immediatamente riportata a -2% al principio dell’emergenza coronavirus, secondo diversi economisti locali per il 2020 è attesa una contrazione del PIL di almeno il 4%); fortissima svalutazione del peso argentino (da 0,027 a 0,017 USD per peso dal gennaio ’19 al gennaio ‘20); un tasso di inflazione 2019 al 53,8% (dati INDEC) e un deficit fiscale primario che ha raggiunto lo 0,44% del PIL. Da segnalare anche che l’aumento della volatilità sui mercati finanziari, soprattutto dopo le elezioni primarie dell’agosto 2019 e le difficoltà nel conseguire il rifinanziamento dei titoli, hanno spinto il Governo anteriore ad adottare dure misure di controllo valutario.

Il difficile quadro macroeconomico non ha mancato di avere gravi conseguenze sul sistema produttivo del Paese: l’INDEC valuta che nel 2019 l’attività industriale manifatturiera sia diminuita del 6,3%. La situazione non ha mancato di avere pesanti effetti negativi anche sulla popolazione: la povertà è salita al 40,8% della popolazione (stime Università Cattolica Argentina; secondo le ultime stime INDEC la povertà sarebbe arrivata invece al 35,5% nella seconda metà del 2019) mentre la disoccupazione è ormai attorno al 9% (INDEC).

Sul fronte del debito, nonostante l’aggiustamento dei conti pubblici condotto dal Governo Macri sotto il programma del FMI (stand by Agreement per 57 mld. USD), il prestito del Fondo ha finanziato gli squilibri fiscali senza impedire la crescita del debito pubblico argentino, esploso in ragione dell’elevata parte denominata in valuta estera (80% circa) e del deprezzamento del peso. Il debito pubblico (oltre 300 miliardi di dollari) ha raggiunto il 92% del PIL (questo è detenuto per il 35% dal settore pubblico e per il 25% da Istituzioni Finanziarie Internazionali, fra cui FMI e BM, che assumono un ruolo fondamentale in caso di “ristrutturazione”).

Sul fronte commerciale, anche a seguito del basso valore del peso, secondo dati preliminari dell’INDEC relativi a tutto il 2019, l’Argentina ha registrato un saldo commerciale positivo di 15.989,9 milioni di USD, dovuto ad un aumento del 5,4% delle esportazioni (65.114,9 milioni di USD) e ad un calo del 25% delle importazioni (49.125 milioni USD). Quanto alle merci esportate, una buona parte (24%) è costituita da prodotti di origine vegetale (+35,1%), seguiti da prodotti alimentari, bevande e tabacco che rappresentano il 19% del volume totale di vendite (+ 12,6% su base interannuale). Tra i principali destinatari dell’Export, rientrano Brasile, Cina ed Usa.

Ultimo aggiornamento: 07/04/2020^Top^

 

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