Quadro macroeconomico (ARGENTINA)

A maggio 2018, il Presidente Macri ha deciso di ricorrere al Fondo Monetario Internazionale con il quale ha concordato un Accordo stand-by (SBA) di tre anni per 50 miliardi di dollari con l’obiettivo di “rassicurare” gli investitori sulla capacità del Governo di far fronte ai crescenti interessi sul debito e di trovare nel Fondo uno “scudo” contro la svalutazione prodotta da quello che il Governo argentino ha definito un fattore “esogeno”, cioè l’apprezzamento del dollaro statunitense. A distanza di pochi mesi, il Governo ha dovuto rivedere l’Accordo con il FMI. E’ stata concordata un’estensione della linea di credito fino a 57,1 miliardi di dollari entro il 2021.

Per il 2019, il Governo si è impegnato con il FMI ad un saldo primario pari a zero e per il 2020 ad un avanzo primario dell’1%. Tra le misure introdotte figurano la reintroduzione di tasse all’esportazione – misura che ha incontrato soprattutto l’opposizione di agricoltori e allevatori – e un aumento delle aliquote impositive.

Il Governo ha iniziato anche a snellire l’apparato burocratico con la riduzione diminuito del numero dei Ministeri passati da 22 a 10.

Dati macroeconomici

Per quanto riguarda il PIL, stime governative prevedono per il 2018 una diminuzione del 2,4% e dello 0,5% nel 2019. Secondo dati della Banca Mondiale, nel 2018 la diminuzione potrebbe essere del 2,5%  (-2,6% secondo il FMI) ed il prossimo anno dell’1,6%. Le stime EIU segnalano un  -2,2% nel 2018 e -0,4% nel 2019.

Il calo del PIL è dovuto alla caduta dell’attività economica (-26,7% su base annua agosto 2017-agosto 2018) nella quale pesa molto il dato industriale (-5,6%). Il settore finora meno colpito è quello delle costruzioni (-0,8%), mentre risentono della crisi il tessile (-16,6%), il petrolifero (-7,8%), il tabacco (-6,9%) e l'agroindustria (-1,0%).

Inflazione

La crisi economica, con una svalutazione del peso che nell’ultimo anno si aggira attorno al 50%, ha portato ad un sensibile aumento della disoccupazione e ad una impennata dell'inflazione che, nel solo mese di settembre 2018, ha registrato una crescita del 6,5% (nei primi 9 mesi dell’anno ha raggiunto il 32,4%), in ottobre del 5,4% e in novembre del 3,2%; secondo alcuni analisti, a fine anno, l'inflazione non dovrebbe essere inferiore al 47%-50%. Il sostenuto aumento dei prezzi sta erodendo il potere d’acquisto dei lavoratori, il cui salario non riesce a mantenere il passo con l’inflazione.

Per cercare di limitare la volatilità e frenare l’inflazione, la Banca Centrale argentina ha introdotto una “banda cambiaria” di non intervento tra i 34 e i 44 dollari (con un limite di 150 milioni di dollari per intervento); sotto ed oltre tali valori la BCRA interverrà sul mercato. Il Governatore della Banca Centrale Sandleris, ha anticipato che non diminuirà il tasso d’interesse, fino a quando la tendenza alla diminuzione dell’inflazione sarà consolidata.

Deficit fiscale

Per quanto riguarda il deficit fiscale, al terzo trimestre dell’anno si registra una caduta del deficit primario del 47% - il livello di spesa più basso dal 2012 – pari all’1,1% del PIL (1,3% se si considera anche il programma di investimenti).

Ultimo aggiornamento: 22/01/2019^Top^

 

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