Quadro macroeconomico (SINGAPORE)

L’economia di Singapore, pur godendo di buona salute, sta attraversando una fase di relativo rallentamento. Le previsioni del governo, confermano tasso di crescita del PIL previsto all’1,9% contro il 2,2% del 2015 ed il 2,9% del 2014, ben lontano dal “vibrante” 6,2% del 2011.

Dal punto di vista congiunturale, influiscono il rallentamento della crescita cinese e le conseguenti volatilità sui mercati finanziari: Singapore ha infatti con Pechino fortissimi legami storici, culturali ed economici. Si tratta del primo partner commerciale (l’interscambio vale circa 80 miliardi di euro) e del primo originatore di investimenti esteri nel Paese.

Il calo dei prezzi delle materie prime e una accresciuta competitività di alcuni Paesi vicini, grazie ai bassi costi della manodopera, spiegano il lieve calo, del 2.7%, registrato nel primo trimestre dell’anno nella produzione manifatturiera, che rimane un settore rilevante (contribuisce al 20% del PIL) anche se meno significativo rispetto a quello dei servizi, tuttora in modesta crescita.

Uno sviluppo piùsostenuto, invece, si rileva nei settori delle costruzioni e alberghiero-ristorazione, che segnano rispettivamente, su base annua, un +2,6% ed un +1,6% contro l’1,2% e lo 0,8% del 2015.

L’indice dei prezzi ha, per parte sua, risentito del relativo stagnamento dell’attività economica e del crollo delle materie prime: il tasso di inflazione ha registrato a fine 2015 addirittura un calo (-0,6 %), trend in continuità nel 2016. Da qui la decisione della Autorità Monetaria di Singapore (MAS), a metà aprile, di fermare l’apprezzamento del dollaro e mantenerne stabile il valore nei confronti del paniere di valute di riferimento, scelta che ha sorpreso molti analisti.

Il governo ha deciso di investire risorse sempre più rilevanti, come testimoniato dal budget 2016 varato in aprile, per programmi di assistenza ai disoccupati, agli anziani, e in generale alle fasce deboli della popolazioni. Esso sta inoltre lavorando a una serie di riforme strutturali per riorientare l’economica verso i settori a più alto valore aggiunto. L’obiettivo è spingere le imprese a puntare su innovazione tecnologica e internazionalizzazione, essendo il mercato domestico per molti versi ormai saturo. Sono stati previsti, a questo scopo, incentivi e agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese e la creazione di distretti che fungano da polo di attrazione per lo sviluppo tecnologico.

Per coordinare e pianificare questi sforzi nel medio e lungo periodo, è stato infine costituito un comitato tecnico “per il futuro dell’economia”, presieduto dal Ministro delle Finanze, con il compito di individuare strumenti idonei a rilanciare lo sviluppo della Città-Stato e mantenerne lo status di “punta di diamante” per la ricerca e l’innovazione tecnologica ad alto valore aggiunto.

Ultimo aggiornamento: 24/08/2016^Top^
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