Quadro macroeconomico (INDIA)

Dopo il rallentamento indotto nell’ultimo anno dal ritiro del contante deciso a fine 2016, e dall’importante riforma fiscale introdotta la scorsa estate, le autorità indiane prevedono che il prodotto torni a crescere, in termini reali, tra il 7 e il 7,5% nel 2018-19 (da 6,5% nel 2017-18). La ripresa evidenziata nella seconda metà del 2017-18 (+7,2% tra ottobre e dicembre scorsi) sarebbe stata favorita dal recupero dei consumi, dal buon andamento delle esportazioni e dell’attività industriale. In prospettiva, contribuirebbe positivamente anche il recente piano di ricapitalizzazione delle banche pubbliche, che dovrebbe favorire la ripresa del credito, cresciuto di appena il 5% nell’ultimo anno.

A fine ottobre 2017, l’esecutivo Modi ha annunciato un piano di ricapitalizzazione delle banche pubbliche per 32,4 miliardi di dollari, equivalenti a circa l’1,4% del PIL. Di questi, 20,8 miliardi verrebbero raccolti attraverso l’emissione di obbligazioni e 8,6 sul mercato, dalle banche stesse. Il piano rientra in un più ampio progetto, di cui sono parte nuovi investimenti infrastrutturali, che mira a rivitalizzare la crescita, scesa sotto il 6% tra aprile e giugno 2017.

In questo quadro, lo scorso 1° febbraio il Ministro delle finanze Arun Jaitley ha presentato in Parlamento la Legge di bilancio per l’anno fiscale 2018-19, che inizierà ad aprile. A fronte di una maggiore spesa per investimenti pubblici nel settore dei trasporti, nello sviluppo urbano e a sostegno dell’economia rurale, il deficit fiscale per il nuovo anno è stato previsto al 3,3% del PIL, 0,3 punti in più di quanto fissato in precedenza. Oltre ad una lieve diminuzione della tassazione sulle imprese e all’introduzione di un’aliquota del 10% sui capital gain, la manovra contiene significativi aumenti delle tariffe doganali sulle importazioni di prodotti elettronici, arredamento, illuminazione e tessili. Tale irrigidimento mira a favorire la produzione interna, nell’ambito dell’iniziativa “Make-in-India” lanciata oltre due anni fa, e a ridurre l’ampio deficit commerciale che l’India detiene con la Cina, pari a poco più di 50 miliardi di dollari nel 2016-17.

Per il nuovo anno, l’iniziativa dell’esecutivo dovrebbe limitarsi al “fine-tuning” delle riforme già varate, in particolare alla revisione della Goods & Services Tax (GST). Nel 2018-19, le autorità indiane sembrerebbero infatti orientare a permettere all’economia di stabilizzarsi dopo l’adattamento indotto dalle importanti riforme strutturali dell’ultimo biennio. Nelle settimane successive all’annuncio della manovra, il rendimento sulle obbligazioni pubbliche decennali ha continuato a salire, fino al 7,8% a fine febbraio, confermando una tendenza in atto dalla scorsa estate. Nello stesso periodo, a fronte di un ritorno dell’avversione al rischio sui mercati globali, le quotazioni azionarie indiane hanno registrato una repentina correzione, perdendo in parte i guadagni del 2017 (+28%, il secondo balzo più alto, dopo il 2009), e la rupia ha preso a deprezzarsi nei confronti del dollaro statunitense, dopo essersi mantenuta pressoché stabile per tutto lo scorso anno.   

(red: Addetto Finanziario e Ufficio Commerciale, Ambasciata d’Italia)

Ultimo aggiornamento: 20/03/2018^Top^

 

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