Quadro macroeconomico (TERRITORI PALESTINESI)

Dopo il crollo del tasso di crescita del PIL reale nel 2014 a seguito della guerra a Gaza (-0,4% per la Palestina, -15% per la sola Gaza e +5% in West Bank) e il rimbalzo del 2015 (3,4%) e del 2016 4,1%, il 2017 ha riaperto una fase di rallentamento del ciclo economico, confermato negli anni successivi. Le previsioni per il 2019 riportano un tasso di crescita reale dell’1,3% (1,2 in Cisgiordania, 1,8 a Gaza).  Il PIL pro-capite nominale 2018 è di 2.951 $ in Palestina (circa 3.000 $ in Cisgiordania e 1.300 $ a Gaza). Tale differenza nella condizione economica si riscontra anche nei tassi di disoccupazione, pari al 26% nel secondo trimestre 2019 (15% in Cisgiordania e 47% a Gaza dove la disoccupazione giovanile e’ al 64%). Nella Striscia, la situazione socio-economica risente fortemente degli oltre 10 anni di blockade: da Gaza si esportavano  15.255 trucks di beni nel 2000 (escluso il traffico verso la West Bank), 9.319 nel 2005 e solo 837 nel 2016, l’80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari e il 37% dei giovani (tra i 15 e i 29 anni) desidera emigrare, contro il 15% del 2010. Importanti sono anche i divari in termini di produttivita’ del lavoro: 23.000$ a Gerusalemme Est, 15.000$ in Cisgiordania, 11.800$ a Gaza (86.000$ in Israele). La Banca Mondiale stima che la perdita economica generata dall’occupazione ammonti a 3,4 miliardi $, pari al 35% del PIL.

In relazione all’economia di Gerusalemme Est, sulla base di stime dell’EU Jerusalem Report 2016, questa risente fortemente dal muro di separazione che, appunto, la separa dalla Cisgiordania. Nonostante il carico fiscale sia lo stesso del resto della citta’, il budget comunale speso per la parte Est e’ solo il 10% con effetti evidenti in termini di servizi pubblici, dalle reti fognarie alla disponibilita’ di scuole. Il contributo di Gerusalemme Est al PIL palestinese e’ sceso dal 15% prima di Oslo al 7% dopo Oslo e la stima in termini di perdita di commercio ed occupazione e’ valutata in 200 milioni di dollari annui.

Preoccupanti anche i dati sui livelli di povertà: secondo gli ultimi dati disponibili della Banca Mondiale, aggiornati prima della guerra di Gaza, il 25,8% della popolazione palestinese vive al di sotto della soglia di povertà (il 38,8% della popolazione di Gaza e il 17,8% della popolazione della Cisgiordania). Il dato è ancora più ampio a Gerusalemme Est dove il 75% della popolazione araba vive al di sotto della soglia di povertà, ciò che genera terreno fertile per atteggiamenti estremisti.

L’Autorità Nazionale Palestinese registra una grave crisi finanziaria, aggravata dalle deduzioni unilaterali poste in essere da Israele dal primo trimestre 2019 e alle quali l’AP ha reagito con il pagamento del solo 60% degli stipendi pubblici superiori a 2000 NIS, il pagamento del solo 40% delle forniture pubbliche, l’accordo con le banche sulla dilazione dei pagamenti dei mutui e prestiti da parte dei dipendenti pubblici (che rappresentato un quarto degli occupati), l’aumento del proprio indebitamento con le banche (che ha raggiunto l’1,6 miliardi di dollari a giugno 2019 pari al 18% dei prestiti bancari; su tale settore, pesa anche il peggioramento della qualita’ del portafoglio prestiti e la pericolosita’ del venir meno delle banche corrispondenti in un’ottica di de-risking).

Alcuni dati utili:

- il deficit corrente 2018 è pari al 7% del PIL, ancora alto ma in netto miglioramento (era 25% nel 2007);

- l’indebitamento della PA con il sistema bancario ammonta a circa 1,6 miliardi $ al giugno 2019;

- l'esposizione del settore bancario nei confronti della PA (18% dei prestiti bancari) comincia a destare qualche preoccupazione;

- gli aiuti dei donatori sono in costante diminuzione (rappresentavano il 32% del PIL nel 2008, il 3,5% nel 2018)

- la capacità di raccolta delle entrate, sebbene in miglioramento, è valutata essere ancora inefficiente dal FMI;

- il financial gap 2019 e’ stimato a 1 miliardo $.

Ultimo aggiornamento: 06/12/2019^Top^
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