Quadro macroeconomico (ISRAELE)

L’economia israeliana è solida e i dati lo dimostrano. Negli ultimi 5 anni è stata registrata una crescita media annua del 3%. Nel 2017, secondo i dati pubblicati dall’ dall’Ufficio Centrale di Statistica israeliano (CBS - Central Bureau of Statistics), il Pil ha registrato una crescita del 3,4%, in lieve flessione rispetto al 2016 (4%). Nel 2018 – secondo le ultime previsioni – dovrebbe attestarsi al 3,8%. Il tasso di disoccupazione al 4,2% (quasi piena occupazione) e’ in discesa rispetto al 2016 (4,8%), cosi’ come il debito pubblico che e’ al di sotto del 60% del Pil. Il tasso d’inflazione continua ad essere molto basso (0,4%) e la Banca Centrale, per scongiurare spinte deflazionistiche, mantiene a livelli minimi il tasso di interesse.

Altro dato caratterizzante l’economia della ’start-up nation’è la quota di investimenti in ricerca e sviluppo, pari al 4,3% del Pil. Questo dato permette a Israele di essere il primo Paese al mondo per numero di start-up per abitante e il secondo per investimenti di capitale di rischio pro-capite (293 dollari), mentre in termini assoluti, è il terzo paese per numero di aziende quotate al Nasdaq (83), dopo USA e Cina. Nonostante gli ottimi risultati macroeconomici, figurano, secondo l’ultimo rapporto OCSE pubblicato quest’anno e la recente relazione del Governatore della Banca di Israele, Karnit Flug, alla conferenza annuale dell’Israel Economic Association lo scorso giugno, alcune criticità: bassi livelli di competitività e produttività, in particolare nel settore agroalimentare, della vendita a dettaglio e dei servizi bancari, un’elevata burocratizzazione e un livello dell’infrastrutture insufficiente rispetto agli standard dei Paesi OCSE. A questo proposito il Governo e’ già impegnato a portare avanti da alcuni anni alcune riforme con l’obiettivo di liberalizzare il mercato per renderlo più competitivo, riducendo la burocrazia (ad esempio nel settore bancario) e promuovendo grandi investimenti nelle infrastrutture del Paese, in particolare nel settore trasporti, energia (elettricità e gas naturale).

Il Paese ha un’elevata apertura internazionale e il settore high tech sta trainando positivamente sia le esportazioni di beni che di servizi. Nel 2017 le esportazioni sono aumentate del 3,5% (41,2 miliardi di Euro), e le importazioni hanno avuto un aumento dell’ 8% (55,3 miliardi di Euro). I principali settori di esportazione sono stati i servizi finanziari e quelli legati alle tecnologie dell’informazione e comunicazione (ICT). Un fattore che continua a minare la competitiva’ dei prodotti israeliani e’ l’apprezzamento della valuta locale (Shekel), che ha un impatto negativo sulle esportazioni israeliane verso l’Unione Europea, primo mercato di sbocco per Israele.

L’UE rimane ancora il primo partner commerciale e Israele uno dei maggiori per l’Unione Europea nell’aerea del Mediterraneo con una quota del 39% del commercio estero israeliano, nonostante negli ultimi anni il trend degli scambi commerciali tra Unione Europea e Israele sia stato altalenante (nel 2017 le esportazioni israeliane verso l’Unione Europea hanno subito un calo per il secondo anno consecutivo).

La UE rimane comunque il primo mercato di destinazione delle esportazioni israeliane (34,2%), seguita da Stati Uniti (24,2%) e Asia (18,3%).

Il trend dell’interscambio italiano con Israele è positivo, registrando una crescita costante negli ultimi 10 anni (+3,9% medio annuo). A livello mondiale, l’Italia è l’8° partner di Israele con una quota del 4% sul totale delle importazioni israeliane (dopo USA, Cina, Svizzera, Ger, Bel, UK, Paesi Bassi, Turchia), mentre è il 12° partner con una quota del 1,5% sul totale delle esportazioni (dopo USA, UK, Hong Kong, Cina, Bel, Paesi Bassi, India, Fra, Ger, Svizzera,  Turchia).Nel 2017 le nostre esportazioni sono aumentate del 3,9% rispetto al 2016 raggiungendo i 2,6 miliardi di Euro. Dal lato delle importazioni, nel 2017 l’Italia ha acquistato merci israeliane per 819 milioni di Euro, in calo del 9,4%.

 

Ultimo aggiornamento: 05/10/2018^Top^
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