Quadro macroeconomico (IRAQ)

L’attuale quadro economico iracheno è il risultato di una successione di eventi: la guerra con l’Iran, l’invasione del Kuwait del 1990, le sanzioni della Comunità internazionale, la guerra del 2003 e violenze settarie, che hanno portato ad un continuo e generale rallentamento dell’attività economica, riducendo la qualità di vita della popolazione ed impedendo di raggiungere gli obiettivi di crescita fissati dai governi succedutisi dal 2004 al 2014. Nel mese di giugno 2014, inoltre, l’avanzata jihadista dell’ISIS ha generato un nuovo quadro di accresciuta violenza in vaste aree del Paese, comportando anche l’interruzione di forniture alimentari e il blocco dell’attività petrolifera nel nord del Paese, ripresa nel 2016.

Nel 2014 la crescita economica irachena ha registrato una battuta d’arresto annullando le previsioni di crescita dei principali osservatori Internazionali. In base ai dati disponibili (Banca Mondiale e EIU), l’economia irachena, che nel triennio 2011-2013 era cresciuta rispettivamente del 10%, del 13% e dell’8%, ha chiuso il 2014 con il PIL a 220 Mld di US$, registrando un decremento annuo del 6%, a causa principalmente del crollo, a livello internazionale, del prezzo del petrolio - fondamento dell’economia irachena - e delle ingenti spese belliche sostenute dal Governo di Al-Abadi. Solo nel 2016 vi e' stata una ripresa significativa (stimata al 9%), poi stabilizzatasi nel 2017, grazie all'incremento delle entrate petrolifere, tra i 6 e i 7,5 miliardi di dollari al mese (dall'ultimo trimestre 2017).

I settori che hanno maggiormente risentito di tale andamento sono quello agricolo (-15%) e il manifatturiero (-5%). L’agricoltura incide sul PIL per il 4% e, risentendo degli eventi bellici, stenta a riprendere il suo antico ruolo sociale anche a causa dell'abbandono delle zone rurali e l'afflusso nelle città; la sua crescita, che è stata mediamente del 2,5% fino al 2013, ha registrato un nuovo crollo nel 2014, in concomitanza con l’acuirsi del contesto di sicurezza.

ll settore industriale rappresenta il 60% del PIL iracheno (dati Nazioni Unite del 2014) ed è fortemente legato, oltre che al prezzo del barile, alle oscillazioni del tasso di cambio del dollaro; la crescita registrata dal comparto, estremamente interessante nel biennio 2011-2012 (rispettivamente 10,3% e 17,7%), è stata piú contenuta nel biennio 2013-2014 (2,2%). Il terziario, infine, che rappresenta circa ⅓ del PIL, ha registrato, nel triennio 2011-2013, interessanti tassi di crescita (rispettivamente 5,7%, 4,8% e 7,4%), rimanendo sostanzialmente stabile nel 2014.

Permangono tuttavia rilevanti sacche di povertà che rendono critico il quadro sociale del Paese: sebbene sia diminuita la percentuale della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà (dal 22,4% nel 2007 al 19% nel 2012 – dati Banca Mondiale), resta molto alta (25%) quella al limite della soglia di povertà, alimentando una crescente insofferenza capace di degenerare in qualsiasi momento.

La disoccupazione, dato sul quale non esistono stime accertate, si mantiene però su livelli alti (16% nel 2016) e occorre considerare che su una popolazione di quasi 40 milioni, solo 10 milioni risultano essere attivi. La compagine governativa eletta nel 2014 ha riconosciuto come prioritari il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e dei servizi ai cittadini, la transizione dal settore pubblico a quello privato e, più in generale, la diversificazione dell’economia irachena. Circa i 2/3 della forza lavoro risulta infatti impiegata nel settore pubblico; circa il 65% del PIL proviene dal settore degli idrocarburi in mano ad imprese pubbliche, il 20% dal terziario pubblico, poco più del 10% dall’agricoltura e il rimanente dal campo industriale-manufatturiero.

Ultimo aggiornamento: 11/09/2018^Top^
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