Quadro macroeconomico (GIORDANIA)

La crescita giordana nel 2018 è rimasta modesta nonostante le risorse e gli sforzi impiegati dal Governo e dagli investitori istituzionali internazionali. Quasi a consuntivo del 2018 il PIL è cresciuto del 2,0%. La crescita si è mantenuta stabile rispetto all’anno precedente, quando si era attestata su valori leggermente superiori (2,1%).

Permangono le difficoltà di settori tradizionalmente importanti per l’economia giordana. L’agricoltura risente della prolungata chiusura delle frontiere con i tradizionali mercati di riferimento per l’export locale, come Iraq e Siria. La recente riapertura dei valichi terrestri con l’Iraq e la Siria non ha ancora portato i benefici auspicati da parte giordana: oltre al pieno e costante controllo del territorio, a lungo insidiato dal Daesh, la tratta sconta il forzato fermo dei mezzi di autotrasporto che la percorrevano e che necessiterebbero di importanti investimenti per ripristinare uno stato ottimale del parco veicoli.

Per quanto riguarda il turismo, sono ancora ampi i margini di miglioramento e di messa in valore dell’immenso patrimonio storico, artistico e culturale del Paese. Il Paese vorrebbe ristabilire la fiducia nei potenziali turisti internazionali, facendo valere la sicurezza e il controllo del territorio e l’eccezionalità di siti come Petra, Gerasa, il Mar Morto. Piuttosto limitata resta anche la crescita nei settori manifatturiero e delle costruzioni.

Nel terzo trimestre del 2018 il tasso di disoccupazione ufficiale ha superato il 18,6%, colpendo in misura particolare i giovani e le donne. Tra i provvedimenti allo studio del Governo resta la possibilità di incentivare le assunzioni di personale locale, anche per far fronte alla pressione sui salari dovuta all’aumento del numero di lavoratori migranti.

Il tasso di inflazione annuo ha registrato, nei primi dieci mesi del 2018, una spinta al rialzo che ha portato l’indice al 4,5%, in prevalenza per l’aumento del prezzo del petrolio e di tutte le materie prime. Anche in conseguenza di ciò, nel settembre 2018 il livello delle riserve di valuta estera detenute dalla Banca Centrale è sceso a 11 miliardi di dollari, in flessione di 1,5 miliardi rispetto a gennaio.

Nel settembre 2018 il debito pubblico giordano ammontava al 96,2% del PIL, in aumento di oltre due punti rispetto ad un anno prima. Nel periodo gennaio-ottobre 2018 la bilancia commerciale giordana ha registrato un leggero miglioramento dell'1,5%, in conseguenza all’aumento delle esportazioni che ammontavano, nei primi dieci mesi dell'anno, a 10,65 miliardi di euro rispetto ai 4 miliardi di euro di esportazioni. Tra queste ultime prevalgono i fertilizzanti, il potassio e prodotti tessili (in trend positivo), i prodotti agricoli, farmaceutici e i fosfati (in trend negativo).

La Giordania si posiziona al 64° posto del Global Competitiveness Report (GCR), con un indice di competitività di 4.23 (scala da 1 a 7). Il limitato incremento dei programmi di investimenti dall’estero è connesso all’instabilità regionale, all’incertezza legislativa e alle misure di austerità adottate dal Governo, che hanno ridotto la competitività di alcuni beni e servizi prodotti nel mercato interno. Il flusso di investimenti esteri diretti in Giordania ha raggiunto nei primi dieci mesi del 2018 circa 380 milioni, registrando un calo del 56,4% rispetto all’anno precedente. 

Il 4 dicembre 2018 l'UE ha accordato alla Giordania un ulteriore rilassamento del quadro previsto dall’accordo per la semplificazione delle regole d’origine per le esportazioni giordane verso l’Unione Europea. Tale programma prevede l’attenuazione delle regole d’origine in favore della gran parte dei beni prodotti in tutto il Paese (non limitandosi, quindi, più alle 18 zone economiche speciali prima previste) nell’arco dei prossimi 10 anni, con un impiego di manodopera siriana da parte di ciascuna impresa. L’estensione di tale regime alle imprese operanti al di fuori delle zone speciali avverrebbe in seguito all’ingresso nel mercato del lavoro di 200.000 siriani. Il trattamento preferenziale punta ad attrarre capitali in Giordania, per crescere nella capacità produttiva, creando nuova occupazione, tanto per la manodopera locale quanto per quella siriana.

Ultimo aggiornamento: 22/01/2019^Top^
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