Politica interna (REGNO UNITO)

Dopo l’esperienza di un esecutivo di coalizione tra i Conservatori di David Cameron e i Liberal-Democratici di Nick Clegg, scaturito dalle elezioni politiche tenute del 2010 – il primo dai tempi del Governo Churchill durante la seconda guerra mondiale – le consultazioni elettorali nazionali del 7 maggio 2015, hanno conferito al Partito Conservatore una maggioranza assoluta e all'allora Primo Ministro uscente, David Cameron, la possibilità di formare un nuovo Governo monocolore Tory. A dispetto degli scenari delineati alla vigilia dai sondaggi, il Partito Conservatore ha infatti ottenuto 331 seggi, cinque in più rispetto alla maggioranza assoluta di 326. La vittoria è avvenuta a spese soprattutto degli alleati della coalizione uscente, i liberaldemocratici, crollati da 56 a 8 seggi, ma anche sottraendo qualche seggio ai laburisti, che sono scesi da 258 a 232 - quasi 100 seggi meno dei Tories - subendo un vero tracollo in Scozia dove hanno perso i loro 40 seggi a favore degli indipendentisti. Lo status di terza forza politica del Regno Unito è in tal modo passato agli indipendentisti scozzesi dello Scottish National Party (SNP), che con poco meno di un 1,5 milioni di voti (4,7% del voto nazionale) hanno ottenuto 56 seggi, grazie alla concentrazione geografica del voto nelle circoscrizioni scozzesi. L'immagine riflessa del risultato dell'SNP in Scozia è la sconfitta del partito eurofobo, lo United Kingdom Independence Party (UKIP), in Inghilterra. L'UKIP è stato infatti il partito che ha sofferto maggiormente della distorsione del voto prodotta dal sistema elettorale ("first past the post"): nonostante quasi 4 milioni di voti (12,6%), il partito euroscettico ha ottenuto un solo deputato e lo stesso leader, Nigel Farage, non è riuscito ad entrare in parlamento. Due referendum hanno caratterizzato il mandato di David Cameron: quello sull'indipendenza della Scozia e quello sulla permanenza nell'UE. Il primo, tenutosi il 18 settembre 2014, ha visto gli scozzesi optare per il mantenimento dell’unione con l’Inghilterra risalente al 1707, sostenuto dal governo britannico, con un margine di dieci punti percentuali (53,3% contro 44,7%).  Il referendum ha visto un’altissima affluenza alle urne, intorno al 84,5% degli aventi diritto. Il secondo viceversa, tenutosi il 23 giugno 2016, ha visto il Regno Unito esprimersi a favore dell'uscita dalla UE con il 51,9% dei voti. All'indomani dell'esito referendario si è assistito a una serie di dimissioni comprese quelle del Primo Ministro Cameron e, sorprendentemente, dello stesso Farage dalla guida dell'UKIP. Dopo una breve competizione interna al partito consevatore è stata indicata come leader del partito, e di conseguenza Primo Ministro, Theresa May, gia' Ministro dell'Interno del governo conservatore uscente. Il nuovo governo nominato dalla May, la cui compagina presenta alcune principali novita' quali la mancata conferma del Cancelliere (Ministro del Tesoro) George Osborne sostituito dall'ex Ministro degli Esteri Philip Hammond, la nomina del "discusso" ex sindaco di Londra Boris Johnson, nonche' la creazione di un Ministro per la Brexit, che dovra' affrontare le varie problematiche nascenti dalla situazione di incertezza scaturita  dalla pronuncia popolare nonche' attivare il procediimento che definira' i termini dell'uscita del Regno Unito dalla UE. I timori derivanti dalla futura Brexit, inoltre, rischiano di rianimare le istanze indipendentistiche della Scozia, i cui elettori si sono in maggioranza pronunciati a favore del Remain. 

 

Ultimo aggiornamento: 02/09/2016^Top^

 

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